Anthony Fauci è tornato davanti al Congresso americano, ma questa volta ha scelto di non rispondere. Convocato ieri dalla Commissione Affari governativi e Sicurezza interna del Senato, presieduta dal senatore repubblicano Rand Paul, il volto più noto della risposta sanitaria statunitense alla pandemia di Covid ha invocato ripetutamente il Quinto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, rifiutandosi di rispondere alle domande della Commissione. Lo ha fatto oltre cento volte, sempre con la stessa formula: “Su consiglio dei miei avvocati, invoco il diritto garantito dal Quinto Emendamento”.
L’audizione rappresentava l’ultimo capitolo di uno scontro politico che dura da anni. Da quando è diventato presidente della Commissione, Rand Paul ha rilanciato le accuse nei confronti dell’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, sostenendo che abbia nascosto informazioni sui finanziamenti alla ricerca condotta presso l’Istituto di virologia di Wuhan e sulle origini della pandemia. Fauci ha sempre respinto queste accuse definendole infondate. Dopo settimane di tensioni e il rifiuto dell’ex immunologo di presentarsi volontariamente, Paul ha deciso di ricorrere a un mandato di comparizione. Nei giorni precedenti all’audizione, inoltre, il senatore aveva diffuso oltre mille pagine dei diari personali che Fauci aveva scritto durante gli anni della pandemia, sostenendo che contenessero elementi utili per mettere in discussione la sua versione dei fatti.
Era dunque prevedibile un confronto durissimo. Meno prevedibile, almeno per chi osserva la politica americana dall’Europa, era la scelta di Fauci di non rispondere praticamente a nessuna domanda.
Nella sua dichiarazione introduttiva l’ex consigliere sanitario della Casa Bianca ha spiegato di aver preso quella decisione esclusivamente su indicazione dei propri legali. Ha accusato Rand Paul di avere sviluppato una “ossessione” nei suoi confronti e di utilizzare l’audizione non per finalità di controllo parlamentare, ma per cercare dichiarazioni che possano essere utilizzate contro di lui in futuro. “L’unica conclusione a cui posso arrivare – ha affermato – è che il solo motivo per cui sono stato convocato sia farmi dire qualcosa che possa giustificare le ripetute richieste di vedermi finire in prigione”.
Per un osservatore europeo una simile scelta può apparire quasi come un’ammissione implicita di responsabilità. Negli Stati Uniti, però, il significato giuridico è molto diverso.
Il Quinto Emendamento garantisce infatti a ogni persona il diritto di non essere obbligata a rendere dichiarazioni che potrebbero essere utilizzate contro di lei in un procedimento penale. È una delle garanzie fondamentali del diritto costituzionale americano e la sua invocazione, da sola, non costituisce prova né di colpevolezza né di innocenza. Anzi, la giurisprudenza statunitense considera questo diritto uno strumento essenziale di tutela proprio perché impedisce che il silenzio venga automaticamente interpretato come una confessione.
È questa anche la lettura prevalente fornita dagli esperti di diritto Usa che hanno interpretano la scelta di Fauci soprattutto come una strategia difensiva in un contesto giudicato altamente conflittuale.
Un elemento che ha reso la scelta di Fauci ancora più controversa è stato il perdono preventivo concesso da Joe Biden prima di lasciare la Casa Bianca, che copriva eventuali reati federali commessi da Fauci fino al 2025. Alcuni giuristi hanno sostenuto che il perdono avrebbe potuto rendere superfluo l’uso del Quinto Emendamento, altri hanno osservato che il perdono non copre eventuali nuove dichiarazioni rese durante l’audizione. Proprio questo rischio – di dire oggi qualcosa che potrebbe essere considerato falso e quindi configurare un reato di spergiuro – è stato indicato da numerosi giuristi come una delle principali ragioni che possono consigliare il ricorso alla garanzia costituzionale. La questione, secondo diverse fonti, potrebbe finire davanti ai tribunali per un chiarimento.
Se sul piano giuridico la scelta appare dunque comprensibile, più complessa è la valutazione sul piano della comunicazione e della narrazione pubblica.
L’invocazione del Quinto Emendamento ha infatti rappresentato da subito un formidabile moltiplicatore per le teorie del complotto e la cultura del sospetto che da anni circondano la figura di Fauci e la gestione della pandemia. Per la galassia complottista, il silenzio dell’ex consigliere sanitario non è stato letto come una strategia processuale, ma come la prova definitiva di una colpa nascosta: “Se non parla, vuol dire che ha qualcosa da nascondere”. Una semplificazione logica che travisa il senso stesso del Quinto Emendamento, trasformando una garanzia costituzionale in un implicito riconoscimento di colpevolezza.
Nell’immaginario collettivo, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, è facile associare il rifiuto di rispondere all’idea che si voglia nascondere qualcosa. Ma proprio questo automatismo è ciò che il diritto americano cerca di evitare. Se l’invocazione del Quinto Emendamento fosse considerata un’ammissione implicita di colpa, quella garanzia costituzionale perderebbe gran parte della sua funzione.
Ciò che la narrazione complottista finge di ignorare è che il diritto a non rispondere esiste proprio per proteggere l’innocente dall’arbitrio di un’accusa che potrebbe essere infondata. In un sistema giuridico che si fonda sulla presunzione di innocenza, il silenzio non è una prova. È una tutela.
Ciò non significa che le decisioni assunte durante la pandemia o il dibattito sulle origini del Sars-CoV-2 non possano continuare a essere oggetto di indagini parlamentari, analisi scientifiche e confronto pubblico. Significa, più semplicemente, distinguere il merito delle questioni dalla scelta processuale di chi, consigliato dai propri avvocati, preferisce non correre il rischio che ogni singola risposta possa diventare il punto di partenza di nuovi procedimenti.
È una distinzione fondamentale. Perché il silenzio di Fauci può essere discusso, criticato o ritenuto comunicativamente inopportuno. Ma, alla luce del diritto costituzionale americano e delle analisi prevalenti degli esperti, non può essere considerato di per sé una prova che le accuse mossegli siano fondate. La cultura del sospetto, in questo caso, non sostituisce la cultura del diritto.