Un’estate caratterizzata da temperature record e ondate di calore sempre più intense e prolungate, ma con un impatto sulla mortalità complessivamente contenuto. A pagare il prezzo più alto sono stati però i grandi anziani: tra gli over 85 la mortalità è aumentata del 10% rispetto ai valori attesi, mentre nella popolazione tra 65 e 84 anni i decessi sono rimasti al di sotto delle attese.
È questo il quadro che emerge dal Rapporto sull’estate 2026, relativo al periodo 25 maggio-15 settembre, presentato oggi al ministero della Salute alla presenza del ministro Orazio Schillaci. Il documento, elaborato nell’ambito del Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti delle ondate di calore, analizza i dati dei sistemi di allarme, della sorveglianza della mortalità giornaliera e degli accessi ai pronto soccorso.
Il bilancio complessivo è di un aumento della mortalità del 2% nelle 54 città monitorate, con forti differenze territoriali: al Nord i decessi sono risultati sostanzialmente in linea con quelli attesi, mentre al Centro-Sud l’incremento è stato del 4%.
“I dati ci confermano che il sistema ha retto le ondate di calore dell’estate appena passata, con temperature record. È stata un’estate difficile, la più calda mai registrata in Europa anche nelle ore notturne. Ma l’impatto è stato contenuto”, ha sottolineato Schillaci.
Temperature fino a 3,7 gradi sopra la media e cinque ondate di calore
I numeri del Rapporto confermano l’eccezionalità delle condizioni meteorologiche registrate durante l’estate.
Nelle 27 città monitorate dai sistemi di allarme HHWWS le temperature sono risultate superiori ai valori climatici di riferimento per tutti gli indicatori considerati. In particolare, la temperatura apparente massima, che tiene conto anche delle condizioni di umidità, ha registrato un’anomalia media di +3,7°C, mentre le temperature massime e minime hanno segnato aumenti medi di circa 3 gradi.
Sono stati identificati cinque episodi di ondate di calore: il primo tra il 25 e il 30 maggio, il secondo dalla seconda metà di giugno ai primi di luglio, il terzo a metà luglio, il quarto, particolarmente intenso e prolungato, tra la fine di luglio e la metà di agosto, e l’ultimo concentrato al Centro-Sud tra la fine di agosto e i primi di settembre.
A colpire è soprattutto il numero di giornate di allerta di livello 2 e 3, risultato nettamente superiore agli anni precedenti: 45 giorni in media nelle città del Centro Italia e 35 giorni sia al Nord sia al Sud.
Mortalità: il nodo degli over 85 e le differenze tra città
Il dato più significativo riguarda la distribuzione della mortalità per età.
Se nella fascia 65-74 anni e in quella 75-84 anni il numero di decessi è stato inferiore alle attese, tra gli over 85 si è registrato un incremento del 10% a livello complessivo, con un +10% al Nord e un +11% al Centro-Sud.
Un risultato che evidenzia la particolare vulnerabilità dei grandi anziani alle temperature estreme e la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e assistenza.
Le differenze territoriali sono rilevanti anche considerando l’intera popolazione over 65. Il Rapporto individua otto città nelle quali si è verificato un aumento statisticamente significativo della mortalità durante il periodo estivo.
Gli incrementi più elevati si registrano a Latina (+29%), Cagliari (+24%), Bari (+15%), Catania (+11%) e Palermo (+10%). Seguono Torino (+9%), Padova (+8%) e Roma (+5%).
In termini assoluti, nella Capitale sono stati osservati 6.944 decessi tra gli over 65, contro i 6.618 attesi, con una differenza di 326 morti. A Palermo i decessi osservati sono stati 1.759 rispetto ai 1.602 attesi, mentre a Bari 850 contro 742.
Non mancano città con una mortalità in linea o inferiore alle attese, a conferma di un impatto molto eterogeneo sul territorio nazionale.
Guardando all’andamento mensile, l’eccesso di mortalità è stato rilevato tra fine maggio e giugno sia al Nord (+2%) sia al Centro-Sud (+5%). A luglio i valori sono risultati complessivamente in linea con le attese, mentre ad agosto l’aumento ha interessato soprattutto il Centro-Sud (+6%), dove le temperature si sono mantenute elevate per gran parte del mese. Un eccesso del 4% è stato registrato nella stessa area anche nella prima metà di settembre.
Pronto soccorso, accessi sostanzialmente stabili
Un altro elemento interessante riguarda gli accessi nei pronto soccorso.
Il monitoraggio delle strutture ospedaliere sentinella non ha evidenziato variazioni particolarmente rilevanti in coincidenza con le ondate di calore, salvo alcuni lievi incrementi registrati a Venezia, Roma e Perugia nel mese di luglio e a Bologna, Genova e Reggio Calabria ad agosto.
Il dato conferma che l’impatto del caldo sui servizi di emergenza non ha seguito necessariamente lo stesso andamento della mortalità.
Secondo gli autori del Rapporto, il contenimento degli effetti sulla salute potrebbe essere legato a diversi fattori: una maggiore consapevolezza dei cittadini, la diffusione dei sistemi di climatizzazione, comportamenti individuali più prudenti e soprattutto il progressivo rafforzamento degli interventi di prevenzione messi in campo a livello nazionale e territoriale.
Si tratta, tuttavia, di possibili spiegazioni che dovranno essere approfondite attraverso ulteriori studi epidemiologici. Gli stessi autori avvertono che i picchi di mortalità osservati durante o subito dopo le ondate di calore non devono essere sottovalutati, soprattutto alla luce dell’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici.
Schillaci: “Otto milioni per il prossimo biennio, il Piano caldo diventa strutturale”
Di fronte a questo scenario, il ministro Schillaci ha annunciato la volontà di rafforzare ulteriormente il sistema nazionale di prevenzione.
“Per il futuro l’obiettivo è rendere più forte la capacità di risposta alle emergenze delle ondate di calore. Lo scorso anno c’è stato un incremento degli stanziamenti con 8 milioni di euro per il prossimo biennio per rafforzare il Piano contro gli effetti del caldo sulla salute, che diventa strutturale”, ha dichiarato.
Un’attenzione specifica sarà riservata proprio agli ultraottantacinquenni, la fascia di popolazione che ha mostrato i maggiori segnali di vulnerabilità.
“Sugli over 85 sicuramente va fatto un lavoro più specifico insieme ai territori, alle Regioni e alle Asl per la presa in carico”, ha spiegato Schillaci, sottolineando anche il ruolo che dovranno svolgere le nuove strutture dell’assistenza territoriale.
“In inverno come in estate un ruolo dovranno avere le Case di comunità, con i cold spot che dovranno diventare più diffusi. Quindi sugli over 85 faremo interventi e investimenti mirati”.
Il ministro ha inoltre ricordato l’importanza dei bollettini sulle ondate di calore, che hanno contribuito ad accrescere la consapevolezza della popolazione, e del numero di pubblica utilità 1500, potenziato in collaborazione con Inail, per fornire informazioni ai cittadini e indicazioni sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti alle alte temperature.
Verso il 2027, prevenzione e assistenza territoriale al centro
Tra gli strumenti messi in campo dal ministero figura anche il Tavolo interistituzionale per la gestione dell’emergenza caldo, una cabina di regia che coinvolge i diversi attori istituzionali e che durante l’estate ha contribuito alla predisposizione delle indicazioni per rafforzare la rete di risposta sanitaria.
“È evidente che proprio la capacità di pianificare e programmare si è rivelata una leva strategica per proteggere la popolazione italiana, in particolare le persone più fragili e i lavoratori maggiormente esposti ai rischi delle alte temperature”, ha evidenziato Schillaci.
L’obiettivo ora è arrivare alla prossima estate con un sistema più efficace e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Con la chiusura ufficiale del Piano caldo 2026, il ministero guarda infatti al 2027 puntando a consolidare gli interventi di prevenzione e a rafforzare il coinvolgimento delle Regioni, delle Asl e della sanità territoriale.
La sfida principale sarà soprattutto quella di proteggere i grandi anziani, per i quali il Rapporto mostra come, anche in un’estate caratterizzata da un impatto complessivamente contenuto sulla mortalità, le temperature estreme continuino a rappresentare un rischio sanitario particolarmente elevato.