Sette anni. È la distanza media tra l’età desiderata e quella effettiva alla nascita del primo figlio per le donne italiane diventate madri più tardi di quanto avrebbero voluto. Il dato emerge dall’IVI Institute Fertility Barometer – condotto da GfK, società del gruppo NielsenIQ e presentato ieri a Milano – che indaga il desiderio di maternità, i tempi e gli ostacoli che possono allontanare il progetto familiare dalla sua realizzazione. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 24.074 donne tra i 19 e i 49 anni in nove Paesi, di cui 4.000 in Italia. Tra le intervistate, il 46% riferisce una maternità più tardiva rispetto al tempo desiderato.
Fertilità e maternità. Cosa dicono le nostre connazionali
L’indagine registra un forte desiderio di maternità. Il 74% delle italiane intervistate è già madre o desidera avere figli, rispetto all’82% nella media dei nove Paesi. Per il 65% diventare madre è una priorità, contro il 73% del campione internazionale.
I tempi della maternità
La maternità spesso non coincide con i tempi desiderati e i figli sono meno di quelli che si vorrebbero. Le madri intervistate desiderano in media 2,4 figli, rispetto agli 1,7 avuti. Quelle diventate madri più tardi del desiderato avrebbero voluto avere il primo figlio a 26 anni, con uno scarto medio di sette anni rispetto all’età effettiva.
Le condizioni personali e relazionali hanno un peso rilevante. Tra le donne interpellate sulle ragioni per cui non hanno ancora avuto figli, il 30,1% indica la sensazione di essere ancora troppo giovane e il 29,7% la mancanza di un partner adeguato. Seguono l’insicurezza economica (21%) e quella lavorativa (19,6%). Chi è già madre o è in gravidanza indica invece, tra i fattori che hanno influito sulla scelta del momento, la maturità personale (43%), il partner giusto (41%) e la disponibilità di tempo ed energia (32%).
“Le madri intervistate desiderano in media 2,4 figli, ma ne hanno avuti 1,7: il progetto familiare è più ampio di quello finora realizzato”, commenta Moira Tesser di GfK, “Per comprendere questa distanza occorre guardare anche alle condizioni personali e relazionali. Tra le donne che non hanno ancora avuto figli, sentirsi troppo giovani e non avere il partner giusto sono ragioni più citate dell’insicurezza economica. Il desiderio di maternità e le condizioni per realizzarlo possono maturare in momenti diversi”.
L’infertilità
L’infertilità riguarda una donna su sei. Circa il 16% delle italiane tra i 19 e i 49 anni ha sperimentato infertilità nel corso della propria vita e il 4,5% la vive attualmente. Le proiezioni corrispondono a circa 1,7 milioni di donne nel primo caso e a 460.000 nel secondo, secondo i criteri del Barometro. Il supporto psicologico, a fronte di un forte impatto emotivo, non è sempre offerto.
Tra le donne che hanno sperimentato infertilità, il 69% assegna alle conseguenze negative sulla propria vita un punteggio pari o superiore a 7 su 10. Tra quelle che si sono rivolte a uno specialista e hanno ricevuto un trattamento, il 53% dichiara che la clinica abbia offerto supporto psicologico.
La fecondazione in vitro
Tra le donne con infertilità pregressa, oltre il 77% ha consultato un medico e il 14% ha intrapreso un percorso di fecondazione in vitro. Tra chi ha scelto questa opzione, il 73% dichiara di aver avuto un bambino dopo uno o più trattamenti.
Le barriere
Il costo è la barriera all’accesso più citata, seguito da stress emotivo e incertezza sui risultati. Tra le donne che hanno sperimentato infertilità, il 43% indica il costo, il 37% lo stress emotivo e il 31% l’assenza di garanzie sul risultato. Seguono le liste d’attesa (30%), la mancanza di copertura assicurativa (26%) e la difficoltà di trovare informazioni chiare (21%).
“Una cassaforte per gli ovociti, una fabbrica per gli spermatozoi: due immagini per capire perché il tempo incide diversamente sulla fertilità femminile e maschile”, spiega Laura Rienzi, embriologa clinica, Professoressa Associata presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino e direttrice scientifica di IVI Institute in Italia, “Le ovaie custodiscono una dote di ovociti presente dalla nascita: questa riserva non si rinnova e, con l’età, diminuiscono sia il numero sia la competenza degli ovociti. I testicoli, invece, dalla pubertà producono continuamente nuovi spermatozoi, mantenendo la capacità riproduttiva dell’uomo praticamente per tutta la vita”.
Anche questa “fabbrica” risente dell’invecchiamento, che può compromettere la qualità delle cellule prodotte. Secondo i dati ISS, nel 2023 le donne sottoposte a cicli a fresco di PMA con gameti della coppia avevano in media 36,7 anni.
“La conoscenza scientifica è patrimonio dell’umanità. Renderla accessibile alle nuove generazioni è una nostra responsabilità: la fiducia nella medicina e la libertà di scegliere cominciano da informazioni affidabili”, sottolinea Laura Rienzi.
IVI Institute: tre nuove cliniche e sei centri satelliti. PMA nel welfare dei dipendenti
Tre nuove grandi cliniche e sei centri satelliti nei prossimi anni: è il piano di espansione di IVI Institute in Italia. Negli ultimi due anni, il Gruppo ha già investito in tre nuove cliniche, a Roma, Napoli e Cagliari, e nell’attivazione di quattro centri satelliti. Alla crescita della rete si affiancano nuove iniziative di welfare e collaborazioni con le imprese.
“Attraverso il welfare aziendale vogliamo ampliare l’accesso ai percorsi di genitorialità”, dichiara Blasco de Felice, Amministratore Delegato di IVI Institute in Italia, “Abbiamo esteso il welfare dei nostri dipendenti ai trattamenti di PMA e lavoriamo a nuove convenzioni con le imprese e all’inclusione della fecondazione assistita nelle coperture assicurative”.
In questa direzione si inseriscono l’accordo siglato con Edenred e il progetto con OTB – Only The Brave, dedicato alla preservazione della fertilità.
IVI RMA Global diventa IVI Institute: una rete internazionale che unisce ricerca e cura
La presentazione del Barometro accompagna il passaggio da IVI RMA Global a IVI Institute, una nuova identità che riunisce competenze cliniche, ricerca e innovazione. Con oltre 200 sedi in 15 Paesi e più di 30 anni di esperienza, il Gruppo mette in rete medici, embriologi, ricercatori e laboratori per trasferire i progressi della medicina della riproduzione nella cura dei pazienti.
“IVI Institute rappresenta l’evoluzione di ciò che abbiamo costruito in oltre trent’anni”, dichiara Antonio Pellicer, Executive Chairman, fondatore di IVI e ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia. “Mettiamo in comune le nostre migliori competenze per accelerare l’innovazione, favorire la condivisione delle conoscenze e offrire ai pazienti maggiore continuità, precisione e supporto”.
In Italia, IVI assume il nome IVI Fertility, mentre Genera mantiene la propria identità: entrambi fanno parte di IVI Institute e condividono il patrimonio di conoscenze e innovazione della rete internazionale.
“Questa organizzazione ci permette di rispondere a una domanda crescente, ampliando l’accesso e rafforzando il coordinamento delle cure personalizzate”, conclude Javier Sánchez-Prieto, Global CEO di IVI Institute.