Mal di testa. Congresso a Filadelfia. “Neurostimolatore è efficace nel 56% dei casi”: ecco lo studio italiano

Mal di testa. Congresso a Filadelfia. “Neurostimolatore è efficace nel 56% dei casi”: ecco lo studio italiano

Mal di testa. Congresso a Filadelfia. “Neurostimolatore è efficace nel 56% dei casi”: ecco lo studio italiano
I microimpulsi elettrici dello stimolatore bloccherebbero in 6 secondi il glutammato, responsabile dell’eccitazione neuronale, spiega Michael L. Oshinsky. In quasi 6 casi su 10 riesce a "stroncare il dolore sul nascere": è quanto afferma uno studio scientifico, presentato durante il 66° congresso annuale dell’American Academy of Neurology dai neurologi del Besta di Milano e dell’Università di Torino

Un neurostimolatore contro il mal di testa, da appoggiare sul collo ai primi accenni di un attacco emicranico, è in grado, nella maggioranza dei casi presi in considerazione, di stroncare il dolore sul nascere. Il tutto mediante un meccanismo che blocca il glutammato, un neurotrasmettitore responsabile dell’eccitazione elettrica dei neutroni. Ad affermarlo, sono i neurologi dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano (Licia Grazzi) e dell’Università degli Studi di Torino (Innocenzo Rainero), che hanno appena presentato i risultati del loro studio, durante il 66° Congresso annuale dell’American Academy of Neurology, a Filadelfia. Questo congresso, appena concluso, ha visto la partecipazione di oltre 10 mila neurologi provenienti da tutto il mondo.

La ricerca italiana è stata condotta su ricerca su un gruppo di pazienti emicranici di età compresa far 18 e 65 anni, ai quali è stato applicato uno stimolatore vagale esterno. Da poco inserito anche nel Registro RDM del nostro Ministero della Salute, questo stimolatore (gammacore), deve essere poggiato sul collo alle prime avvisaglie di un attacco ed invia stimoli di 90 secondi che agiscono sul nervo vago che qui decorre, spiegano gli esperti, che sottolineano che nello studio messo in atto “nel giro di mezz’ora il dolore è completamente scomparso in oltre la metà dei 96 attacchi trattati (56%) e solo nell’11,5% si è verificata una riduzione moderata”.
 
A spiegare il meccanismo di azione del neurostimolatore, studiato dai ricercatori italiani (e americani, inglesi ed altri prima di loro), è Michael L. Oshinsky del Thomas Jefferson University, in uno studio appena uscito su Pain (titolo Noninvasive vagus nerve stimulation as treatment for trigeminal allodynia): "i microimpulsi elettrici del Gammacore bloccherebbero in 6 secondi il glutammato, il più noto dei cosiddetti amminoacidi eccitatori, cioè i neurotrasmettitori che danno il via alla cosiddetta spreading depression, che è la prima fase dell’attacco emicranico durante la quale si verifica una progressiva e circoscritta riduzione dell’attività elettrica dei neuroni e della circolazione sanguigna cerebrale".

“Finora ciò era ottenibile con un vecchio farmaco usato nell’epilessia, altra malattia in cui si verifica un aumento del glutammato anche se in misura ben maggiore: si tratta del valproato, usato a dosaggi adeguati all’emicrania per la prima volta nell’88 e nella cefalea a grappolo nell’89”, affermano gli esperti. “Ora lo stesso risultato senza gli effetti collaterali che un farmaco inevitabilmente si porta dietro aggiunge valore a quanto ottenuto dai ricercatori italiani i cui risultati sono sovrapponibili a quelli ottenuti dal  pioniere mondiale di questo trattamento, il Professor Peter Goadsby dell’Università della California di San Francisco e dell'University College di Londra, un’autorità indiscussa nel campo delle cefalee”.

06 Maggio 2014

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