L’origine della febbre. La scoperta apre la strada a nuove terapie

L’origine della febbre. La scoperta apre la strada a nuove terapie

L’origine della febbre. La scoperta apre la strada a nuove terapie
Una ricerca dell’università svedese di Linköping getta nuova luce sulla zona di produzione delle prostaglandine responsabili della febbre. Una scoperta che apre la strada a nuove terapie

Che la febbre sia una risposta dell’organismo ad un processo infiammatorio è cosa nota. Meno chiaro e per anni oggetto di dibattito è stata invece l’origine del ‘segnale’ della febbre. Le teorie in pista, fino ad oggi erano sostanzialmente tre: la febbre sarebbe originata dalla prostaglandine circolanti, oppure deriverebbe da cellule del sistema immunitario presenti nel sistema nervoso o infine deriverebbe da prostaglandine prodotte a livello della barriera emato-encefalica.
 
Quest’ultima, la cosiddetta teoria di Engblom è stata appunto dimostrata nel lavoro pubblicato oggi su Journal of Neuroscience. Lo studioso svedese, una decina di anni fa, aveva scoperto il meccanismo responsabile della formazione delle prostaglandine E2 durante la febbre; David Engblom aveva anche dimostrato che queste molecole non erano in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, un meccanismo di protezione per il cervello, ma che le PGE2 potevano essere sintetizzate da due enzimi presenti sul versante interno della barriera stessa e da qui raggiungere l’ipotalamo che è la sede del ‘termostato’ dell’organismo.
 
Nel lavoro appena pubblicato, Engblom è riuscito a dimostrare la sua teoria, utilizzando topini di laboratorio privi degli enzimi (COX-2 e mPGES-1) necessari per la produzione delle prostaglandine a livello dei vasi cerebrali.
Quando esposti all’azione di tossine batteriche, gli animali non sviluppavano febbre, mentre continuavano ad essere presenti tutti gli altri segni dell’infiammazione. Questo dimostra che le prostaglandine responsabili della comparsa della febbre sono solo quelle prodotte a livello della barriera emato-encefalica.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

28 Agosto 2014

© Riproduzione riservata

Negli Stati Uniti il morbillo uccide di nuovo. E l’Italia è il primo Paese d’Europa per contagi
Negli Stati Uniti il morbillo uccide di nuovo. E l’Italia è il primo Paese d’Europa per contagi

Un bambino è morto a New York, il primo decesso per morbillo nello Stato dopo trent'anni. Basterebbe questo per capire quanto poco serva perché una malattia considerata sotto controllo torni...

Morbillo. Pediatri Fimp e Sip: “Coperture vaccinali insufficienti. Una malattia prevenibile non può tornare a mettere in pericolo i bambini”
Morbillo. Pediatri Fimp e Sip: “Coperture vaccinali insufficienti. Una malattia prevenibile non può tornare a mettere in pericolo i bambini”

“La morte di un bambino per morbillo nello Stato di New York, il primo decesso registrato dopo trent’anni, è una notizia drammatica che ci ricorda quanto sia pericoloso considerare alcune...

Pharma, l’innovazione digitale alla prova dei risultati: aperte le candidature agli European AI & Digital Pharma Awards
Pharma, l’innovazione digitale alla prova dei risultati: aperte le candidature agli European AI & Digital Pharma Awards

Una campagna digitale che migliora la relazione con i medici. Un programma che accompagna i pazienti durante il trattamento. Una piattaforma per il confronto scientifico o un progetto di comunicazione...

Johnson & Johnson, 50 anni in Italia: investire in salute conviene, lo studio Cerm ne misura il valore
Johnson & Johnson, 50 anni in Italia: investire in salute conviene, lo studio Cerm ne misura il valore

La farmaceutica italiana genera valore economico, occupazione e competitività, ma deve poter contare su regole stabili e condizioni che favoriscano gli investimenti. È quanto emerge dallo studio realizzato dal CERM,...