Artroscopia. “Con nuove tecniche il 90% degli atleti torna al top”

Artroscopia. “Con nuove tecniche il 90% degli atleti torna al top”

Artroscopia. “Con nuove tecniche il 90% degli atleti torna al top”
I numeri forniti nel corso del XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Artroscopia. Quasi 300 mila interventi ogni anno rendono l’artroscopia diffusissima per tutte le articolazioni, in crescita costante del 3% all’anno. “Oggi il recupero della funzionalità è vicino al cento per cento per nove persone su dieci, che si appresta a migliorare ancora grazie allo sviluppo della medicina rigenerativa, da applicare a cartilagini e legamenti”.

Nel 2014 in Italia sono state eseguite 280.000 artroscopie: 190.000 di ginocchio (40.000 delle quali erano ricostruzioni legamentose), 52.000 di spalla e 40.000 nelle altre articolazioni come caviglia, anca, polso e gomito. Questi i numeri emersi al XXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Artroscopia a Massa Carrara, presieduto da Giancarlo Coari e Alessandro Tripodo, che danno la misura dell'importanza di questa tecnica chirurgica nata nei primi anni Ottanta e che continua a crescere al ritmo del 3% all'anno. Il motivo di questo successo si spiega con un semplice dato: un atleta che si infortunava, per esempio, a un ginocchio un tempo rischiava la fine della carriera. Oggi, se trattato con le nuove tecniche chirurgiche artroscopiche, nel 90% dei casi recupera la funzionalità in modo vicino alla normalità a e dopo un periodo di convalescenza e riabilitazione può ritornare come prima. Al Congresso però, si è parlato anche di quella che sarà la prossima rivoluzione in tema di terapie osteoarticolari: la medicina rigenerativa. Sono novità – benché ancora in parte sperimentali – che in un prossimo futuro promettono di diventare un modo per conservare articolazioni ben funzionali anche col passare degli anni evitando la loro consunzione e permettendo una eccellente efficienza fisica anche in età matura. Un vero e proprio ‘lifting’ che consentirà di ringiovanire i nostri legamenti e le nostre cartilagini.
 
“Parliamo di atleti perché sono il caso estremo, il più difficile viste le prestazioni che ci si aspetta da loro – spiega Gian Carlo Coari, past-president della Società Italiana di Artroscopia, direttore del dipartimento di Ortopedia alla clinica San Camillo di Forte dei Marmi – ma lo stesso discorso può valere per chiunque. Oggi, in seguito a incidenti o traumi (dalla caduta sugli sci all'infortunio stradale o giocando a calcetto o di qualunque tipo) che abbiano danneggiato le articolazioni di braccia e gambe, di norma l'artroscopia permette anche alle persone ‘normali’ di ritornare in pieno possesso delle proprie capacità fisiche. A patto che naturalmente all'intervento segua una riabilitazione ben fatta”. 
Nel Congresso grande attenzione è stata data alla ricostruzione delle cartilagini. “Ci sono diverse vie per riparare o rigenerare questi tessuti – continua il dr. Coari – e le più interessanti sono almeno due:  l'utilizzo delle cellule mesenchimali prelevate dal midollo osseo, in particolare dalla ala iliaca, che posseggono la capacità di crescere e differenziarsi in tessuto osseo e cartilagineo e quindi utilizzate per le rigenerazione di difetti contenuti della cartilagine articolare; e l’utilizzo del PRP (un concentrato del sangue autologo ricco di piastrine, contenenti fattori di crescita). Poi vi sono altri derivati del sangue (sempre del paziente stesso) contenenti soprattutto cellule mononucleate, quali i monociti e derivati del grasso che contengono elevate quantità di cellule mesenchimali e monociti. Queste tecniche, su cui molti ricercatori e clinici stanno lavorando – come testimoniano diversi relatori del Congresso – avranno diverse applicazioni, ma quella di larghissimo interesse, perché la platea dei pazienti è estremamente ampia, sarà appunto la cosiddetta osteoartrosi precoce. Cioè quelle lesioni degenerative intermedie della cartilagine articolare che si verificano fra i 40 e i 60 anni e provocano problemi a chi vuole continuare a svolgere una attività sportiva, anche leggera, o semplicemente restare in forma. Sono studi estremamente interessanti – conclude Coari – per ora in fase preclinica o clinica iniziale che cambieranno il panorama terapeutico”.

21 Ottobre 2015

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