Zika. Solo marketing della paura?

Zika. Solo marketing della paura?

Zika. Solo marketing della paura?
Come se la zanzara non fosse già abbastanza antipatica, ora spande pure il perfido Zika. Per l’OMS è emergenza, all’inizio l’aveva definita “esplosiva”, termine inquietante da usare di questi tempi bombaroli, poi ne ha alleggerito in parte la gravità della definizione. Ma come stanno le cose?

Data la stagione, per ora è affare sudamericano, ma presto arriverà anche nel nostro Paese, tropicalizzato dall’inarrestabile ascesa della “linea della palma”, come la chiamava Sciascia riferendosi al sud che sale (non solo per il clima).
 
Quanto è grave Zika? Decorso subclinico nella maggioranza dei casi quando si manifesta dura qualche ora, spesso senza stato febbrile, il temuto legame con la microcefalia fetale, vero vulnus, non dimostrato. Insomma c’è di peggio. Il rischio è che, visti i precedenti, possa essere l’ennesimo “al lupo al lupo”, che batta di nuovo la grancassa del “marketing della paura”, come lo battezzò Bocca negli anni di piombo.
 
Ovvero lo strumento principe oggi per vendere cose, servizi, carriere, reputazioni, visibilità, consenso elettorale. O per distogliere l’attenzione da altre vicende molto più scomode per il potere, le proverbiali “armi di distrazione di massa”, vedi l’attuale situazione politica ed economica in Brasile, Argentina o Venezuela.
 
O più in generale per condizionare i comportamenti collettivi delle masse. Come, in questo caso, magari, per far ridurre le nascite, in centro-sudamerica eccessive in misura socialmente problematica. “Follow the money and the polls”, ammoniva Frost: per capire davvero certi fenomeni guarda a chi convengono economicamente ed elettoralmente.
 
La credibilità dell’OMS traballò, ricorderete, soprattutto con la “suina”, quando lanciò l’allarme al livello massimo, il 6, come per i marziani di Independence Day. Mobilitazioni, termometri IR, mascherine, disinfettante a damigiane. Il compunto Ministro di turno, medico e accademico con profilo da film americano, serio in Tv (con Topo Gigio), un mulinare di ministeriali task force, breafing, alert, crisis planning (non a Whitehall sul Tamigi ma a Trastevere), rutilanti “vite in diretta” e articolesse da tuttologo con la penna intinta nella paura.
 
Neanche la Chiesa sfuggì. Se a Napoli si continuava a far baciare la Reliquia, “San Gennaro è chiù forte d’o virus”, rassicurava Sua Eminenza, a Milano si svuotavano per prudenza le acquasantiere del Duomo (“è di seconda classe e laggiù si fidano, di me che sono di prima voi qui invece no…” avrebbe sibilato a suoi S. Ambrogio, del resto pur sempre un romano a Milano, anche se interista). Erano i tempi gloriosi del federalismo, in questo caso ecclesial-sanitario.
 
Per l’OMS doveva essere la grande mietitrice, invece si rivelò la più blanda influenza di tutti i tempi, un cinquantesimo dei morti degli altri anni. Pare che nella task force di Ginevra, ci fosse qualche consulente di farmaceutiche dei vaccini. Riunione di volpi, strage di galline? Chissà.
 
Era stato più o meno così anche con l’aviaria. “Anatra rumena esanime e pappagallo morituro a Londra” apriva (testuale) esagitato il mezzobusto il Tg delle 20:00. Il Ministro di turno, liceo scientifico e profilo da film di Pasolini, che traspirava in camicie bianco tra scienziati e pollivendoli, a suo agio soprattutto con i secondi. Pollerie svuotate, con mucca pazza toccò alle macellerie, il batterio killer poi svuoterà l’ortofrutta. Sempre affollati, invece, quotidiani e Tg (appunto).
 
Ieri è stata Ebola, quella sì mortale. Ma quanto allarme mediatico per un caso su 300 milioni. Al tempo ho scritto qui su QS, buttandola in caciara epidemiologica, che a guardare le statistiche la probabilità di morire per suicidio di qualche milione di volte più alta, è quindi statisticamente molto più temibile il noto tipo che ci guarda quando la mattina ci specchiamo.
 
Poi il vaccino antiinfluenzale l’anno scorso, con un lotto sospetto di contaminazione. Non era vero niente. Diceria dell’untore, citando il capolavoro di Bufalino. Vaccinazioni abbattute, tuttora, e crescita vertiginosa delle complicanze. Forse tra le cause dello sbalorditivo aumento dei morti in Italia nel 2015, +12%, 66.000 in più, prima solo nelle due guerre mondiali (così fosse davvero, gira a piede libero qualche mediatico genocida).
 
E con Zika che sarà? Boom di zanzariere e zampironi? Fornelletti hi-tech vs. pantofola vintage del nonno dagli indelebili trofei d’antan sul damascato della carta da parati? O come a Pechino, dove da anni una legge proibisce che nelle toilette volino contemporaneamente più di due insetti: “no fly zone”, non sulla Siria ma sulla tazza del water.
 
O per paura si ridurranno ancora di più gravidanze e nascite, proprio da noi che siamo già tra gli ultimi al mondo? Finora le nostre Istituzioni e i media stanno maneggiando Zika con oculatezza, la Ministra (liceo classico e profilo da film di Billy Wilder), a differenza di diversi suoi colleghi del passato, saggiamente misurata, come del resto le è consueto.
 
Certo è che le emergenze sanitarie “mediatiche” regolarmente si scaricano operativamente su medici e ospedali, specialmente i MMG e i pronto soccorso, già abbondantemente saturi, spesso oltre i limiti. Del resto, nella nostra società anziana e declinante, fragilità e debolezze individuali e collettive amplificano inesorabilmente le paure. E la paura sulla salute fa agire come nient’altro (seconda solo all’”aldilà”).
 
Ecco perché “l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura” come ammoniva Roosevelt. Era credibile, quindi rassicurante, anche perché lo diceva, all’America prostrata dal ’29, non comodamente dal predelllino di una lussuosa limousine o dalla tolda di uno yacht da milionari, ma dalla sua semplice sedia a rotelle in legno e ferro.
 
Il marketing della paura rende a pochi ma a discapito di tanti. Spesso a urlare “al lupo” è il lupo stesso, o qualche furba volpe sua comare. Ma anche quando non così, il senso di responsabilità di chi lo urla deve essere sempre grande, perché se l’allarme si sgonfia puntualmente, la volta che il pericolo sarà reale non ci crederemo più. E per il lupo, slurp, sarà una gran pacchia.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

02 Febbraio 2016

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