Il “paradosso del fumatore”. Rischio di morte inferiore dopo infarto e ricovero

Il “paradosso del fumatore”. Rischio di morte inferiore dopo infarto e ricovero

Il “paradosso del fumatore”. Rischio di morte inferiore dopo infarto e ricovero
Nuovi studi alimentano il “paradosso del fumatore” indicando che il fenomeno si registra anche nei pazienti sottoposti ad intervento coronarico percutaneo primario (PCI) per STEMI. Il paradosso consiste nel fatto che in alcuni studi, datati e non, è stata rilevata un’associazione tra fumo e una migliore prognosi a breve termine degli eventi cardiovascolari. 

(Reuters Health) – “Il “paradosso del fumatore” è dovuto molto probabilmente a fattori confondenti” ha spiegato Tanush Gupta in un’intervista. “Non è infatti possibile aggiustare i dati tenendo conto di tutti i fattori biologici che differiscono in pazienti con età diverse e questo – ha osservato – è sicuramente il fattore che maggiormente contribuisce a spiegare il paradosso.Tuttavia, ha aggiunto, è possibile che vi siano altri meccanismi biologici che entrano in gioco: per esempio, i farmaci anticoagulanti somministrati ai pazienti prima del PCI potrebbero essere più efficaci nei fumatori”.
 
Risultati simili sono stati registrati più di 25 anni fa per l’infarto del miocardio acuto. “I tassi di mortalità più bassi sono stati in gran parte attribuiti al fatto che il gruppo dei fumatori con infarto del miocardio è in genere giovane, ha un minor numero di comorbidità ed è sottoposto ad un trattamento più aggressivo”, spiega Tanush Gupta del New York Medical College di Valhalla, autore principale dello studio. Anche fattori biochimici sono stati proposti per spiegare il “paradosso del fumatore”.

Lo studio
Nel nuovo studio, il più grande sul tema, Gupta e il suo team hanno esaminato i dati di oltre 958 mila pazienti con STEMI sottoposti a PCI dal 2003-2012. Di questi quasi 439 mila erano fumatori o ex fumatori.

Nel complesso, il 2% dei fumatori o ex è deceduto in ospedale, contro il 5,9% dei non fumatori (odds ratio: 0,32; p <0,001). Anche aggiustando i dati per età, comorbidità, posizione dello STEMI, la differenza tra i gruppi è rimasta statisticamente significativa (OR aggiustato: 0,60; p <0,001).
Per quanto riguarda la degenza, in media i fumatori hanno trascorso un giorno in meno in ospedale (3,5 vs 4,5) e hanno avuto un rischio di emorragia post intervento minore rispetto ai non fumatori (OR aggiustato: 0,81), così come anche un minor rischio di arresto cardiaco in ospedale (OR aggiustato: 0,78).
La differenza di mortalità tra fumatori e non fumatori diminuisce con l’età.

Gupta e il suo team hanno anche rilevato dati che alimentano il “paradosso del fumatore” analizzando i tassi di frattura ossea e di sepsi grave. L’OR aggiustato per i tassi di mortalità ospedaliera tra i fumatori con fratture dell’anca è stato 0,70 e per quelli con sepsi 0,82.

Fonte: J Am Heart Assoc 2016

Anne Harding

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Anne Harding

31 Maggio 2016

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