Leucemie. A Bergamo esperti internazionali si sono confrontati sulle nuove terapie

Leucemie. A Bergamo esperti internazionali si sono confrontati sulle nuove terapie

Leucemie. A Bergamo esperti internazionali si sono confrontati sulle nuove terapie
Per confrontare e allineare le nuove scoperte con la pratica clinica, i maggiori esperti italiani e internazionali si sono riuniti a Bergamo in occasione del corso internazionale dal titolo “Advances in Hematology and Clinical Practice”. Ecco le novità di cui si è discusso.

Farmaci sempre più efficaci affiancano la chemioterapia e i trapianti nella lotta alle leucemie. Negli ultimi anni l'introduzione degli inibitori della tirosin-chinasi ha rivoluzionato l'approccio ai tumori del sangue, e nuovi studi aggiungono continuamente contributi positivi. Per confrontare e allineare le nuove scoperte con la pratica clinica, i maggiori esperti italiani e internazionali si sono riuniti a Bergamo in occasione del corso internazionale dal titolo “Advances in Hematology and Clinical Practice” organizzato da Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo (F.R.O.M.), e dall’Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nonché promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

“Il Corso, giunto alla decima edizione, ha analizzato i progressi  raggiunti non soltanto nella malattie ematologiche, ma anche cardiologiche e nefrologiche, e si è discusso di problemi inerenti la metodologia della ricerca – spiega Tiziano Barbui, della Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo. “Il tema di quest’anno è stato quello di affrontare le criticità che la fase attuale dello sviluppo dell’ematologi oncologica sta vivendo in termini di separazione tra i risultati che si ottengono negli studi clinici, dove stiamo vivendo una stagione in cui tantissimi nuovi farmaci sono in farse di studio per le malattie tumorali del sangue, e quella che è la pratica clinica” aggiunge Alessandro Rambaldi, della Azienda Socio-sanitaria Territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.
 
Leucemia mieloide cronica – Obiettivo remissione. La leucemia mieloide cronica rappresenta circa il 15% dei casi di leucemia e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 1.150 persone, i maschi più spesso delle femmine. L’età media alla diagnosi è circa 65 anni. Oggi se la risposta al trattamento è ottimale, come succede nella maggior parte dei casi, i pazienti hanno un'aspettativa di vita simile a quella della popolazione normale. “Se la sopravvivenza è un risultato raggiunto, grazie all’introduzione di farmaci efficaci come gli inibitori delle tirosin-chinasi, l’obiettivo finale è quello di raggiungere la remissione della malattia» commenta Rambaldi. «Il primo passo è la terapia discontinua, cioè poter interrompere il trattamento per riprenderlo se la malattia di manifesta di nuovo”.

Probabilmente la seconda generazione di inibitori delle tirosin-chinasi potrebbe aumentare il numero di pazienti ai quali la terapia discontinua può essere proposta. “La liberazione dalla terapia è attrattiva, soprattutto per i pazienti più giovani, ed è attualmente un obiettivo raggiungibile sperimentalmente» spiega Michele Baccarani, Docente di Ematologia dell'Università degli Studi di Bologna. «La discontinuità del trattamento seguito da uno stretto monitoraggio ha un forte impatto, riducendo la paura di una possibile tossicità dovuta alle terapie a lungo termine. Diversi studi dimostrano che una sostanziale proporzione di pazienti con risposta molecolare profonda non ha ricadute di malattia dopo la terapia discontinua con inibitori della tirosin-chinasi».
 
Leucemia mieloide acuta – Trattamenti alternativi alla chemioterapia
La leucemia mieloide acuta è la seconda leucemia più diffusa (rappresenta circa il 26% del totale) e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 2.100 persone. Colpisce soprattutto le persone sopra i 60 anni, ma può svilupparsi anche nei bambini. un trattamento intensivo. Oggi la terapia generalmente utilizzata è la chemioterapia, ma la genetica potrebbe diventare uno dei fattori più importanti per la scelta del trattamento. «Studi molecolari hanno recentemente portato all'identificazione di lesioni genetiche che non soltanto definiscono la leucemia mieloide acuta e valutano le risposte alla terapia convenzionale, ma individuano anche il target ideale per trattamenti mirati» afferma Francesco Lo Coco, Docente di Ematologia all'Università Tor Vergata di Roma. «Oggi disponiamo di terapie che colpiscono le alterazioni molecolari ricorrenti nella leucemia mieloide acuta. Alcuni trattamenti, come nuovi inibitori della tirosin-chinasi, hanno raggiunto uno sviluppo avanzato e possono diventare un nuovo standard di cura nel prossimo futuro».
 
Leucemia linfoblastica acuta – Terapie anche per i casi più difficili. La leucemia linfoblastica acuta rappresenta il 9,5% delle leucemie e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 750 persone. Questo tipo di tumore è il più diffuso tra i bambini, costituendo circa il 25% di tutti i tumori registrati nella fascia di età 0-14 anni. Più dell’80% dei bambini e circa il 30-40% degli adulti sotto i 60 anni affetti da leucemia linfoblastica acuta guariscono. In alcuni casi alterazioni genetiche influenzano il decorso della malattia e la scelta della terapia. Tra queste la traslocazione tra i cromosomi 9 e 22 porta alla formazione di un cromosoma anormale (cromosoma Philadelphia), che stimola le cellule leucemiche a sopravvivere, e a moltiplicarsi in maniera anormale. In questi casi il decorso della malattia è spesso sfavorevole, ma con l’avvento degli inibitori della tirosin-chinasi ha cambiato lo scenario anche per questa forma di leucemia.

«La leucemia linfoblastica acuta Philadelphia positiva, cioè causata da un'anomalia genetica che riguarda il cromosoma Philadelphia, è un chiaro esempio di come la conoscenza di una specifica anormalità genetica ha portato nel tempo a utilizzare le terapie mirate» racconta Robin Foà, Direttore del Centro di Ematologia dell'Umberto I, Policlinico di Roma. «I risultati ottenuti con gli inibitori della tirosin-chinasi hanno cambiato l'approccio a questa condizione nei pazienti di ogni età. L'utilizzo di inibitori della tirosin-chinasi ha determinato un marcato miglioramento nel numero e nel grado di risposte in questo gruppo di malati. La gestione della leucemia linfoblastica acuta Philadelphia positiva  in pazienti di tutte le età è decisamente cambiata: dall’essere la condizione più letale è stata portata a una prognosi marcatamente migliorata grazie alla disponibilità di questi farmaci».
 

14 Novembre 2016

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