Le bevande ‘dietetiche’ a base di aspartame non fanno dimagrire. E forse fanno aumentare di peso

Le bevande ‘dietetiche’ a base di aspartame non fanno dimagrire. E forse fanno aumentare di peso

Le bevande ‘dietetiche’ a base di aspartame non fanno dimagrire. E forse fanno aumentare di peso
L’acqua è la migliore e più salutare bevanda del mondo, affermano i dietologi, sia per chi è a dieta, che per chi non lo è. E adesso i risultati di uno studio condotto da ricercatori del ‘Mass Gen’ portano nuove prove a sostegno di questa affermazione. Sul banco degli imputati l’aspartame che, oltre a non contribuire in nessun modo alla perdita di peso, potrebbe addirittura facilitare la comparsa di una sindrome metabolica andando a inibire, attraverso un suo catabolita (la fenilalanina), la fosfatasi alcalina intestinale che rappresenta uno scudo protettivo contro la sindrome metabolica

E’ una delle prime cose che si fanno quando ci si mette a dieta, sostituire i soft drink zuccherati con le rispettive versioni light e mettere il dolcificante nel caffè.
 
In realtà l’uso dei dolcificanti artificiali è stato più volte messo in discussione dagli esperti non solo perché non aiuterebbe a perdere peso, ma perché secondo alcune evidenze potrebbe avere addirittura favorire la comparsa di alterazioni metaboliche e l’aumento di peso. E un nuovo studio appena pubblicato su Applied Physiology, Nutrition and Metabolism sembra adesso sostanziare questa ipotesi.
 
L’aspartame, uno dei dolcificanti più comunemente utilizzato come sostituto dello zucchero, viene catabolizzato in vari prodotti, tra i quali la fenilalanina, noto inibitore della fosfatasi alcalina intestinale (IAP). Studi condotti in passato hanno dimostrato che la IAP protegge i topi dalla sindrome metabolica; la sua inibizione dunque, almeno in teoria, potrebbe non sortire effetti benefici.
 
Partendo da questa osservazione, i ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston autori di questo nuovo studio hanno così ipotizzato che il consumo di aspartame possa in qualche modo contribuire allo sviluppo della sindrome metabolica.
 
Per testare questa ipotesi,Richard Hodin, professore di chirurgia preso la Harvard Medical School e colleghi del Massachusetts General Hospital hanno condotto due esperimenti, in acuto e in cronico. In acuto, ad alcuni topi da esperimento è stata creata un’ansa intestinale chiusa, all’interno della quale è stata instillata acqua o aspartame in soluzione; è stata quindi misurata l’attività della fosfatasi alcalina intestinale (IAP). L’attività della IAP è risultata ridotta del 50% nel gruppo trattato con aspartame rispetto ai controlli.
 
Nel modello in ‘cronico’, ai topi veniva somministrato mangime ordinario o una dieta ad elevato contenuto di grassi; venivano quindi abbeverati con acqua semplice o addizionata di aspartame  per 18 settimane. Al termine di questo periodo i topi a dieta grassa e abbeverati con acqua e aspartame avevano guadagnato più peso rispetto a quelli nutriti con dieta ricca di grassi ma ai quali era stata data da bere acqua semplice. Sono state inoltre riscontrate differenze significative nel grado di intolleranza glucidica tra i due gruppi di topi (a sfavore di quelli che avevano assunto aspartame nell’acqua). Anche i livelli di glicemia a digiuno e della proteina infiammatoria  TNF-alfa erano significativamente più elevati negli animali tenuti a dieta grassa e aspartame.
 
“La gente – afferma Hodin – non ha ben chiaro perché i dolcificanti artificiali nella dieta non funzionino. E in effetti ci sono prove che possano contribuire ad aumentare l’appetito e dunque l’assunzione di calorie. La scoperta che l’aspartame, attraverso i suoi cataboliti, va ad inibire la IAP potrebbe fornire una spiegazione del perché l’assunzione di aspartame possa risultare addirittura contro-produttiva nelle diete”.
 
Lo studio dimostra infatti che gli effetti protettivi della fosfatasi alcalina intestinale rispetto alla sindrome metabolica possono essere cancellati dalla fenilalanina, un metabolita dell’aspartame e che questo effetto specifico potrebbe forse spiegare perché l’assunzione di bevande ‘dietetiche’ non si associa né a perdita di peso, né a miglioramento dei parametri metabolici.
 
“I sostituti dello zucchero come l’aspartame – commenta Hodin – sono utilizzati con l’intento di promuovere la perdita di peso e ridurre l’incidenza di sindrome metabolica, ma diversi studi clinici ed epidemiologici hanno suggerito che questi prodotti non funzionino molto bene a questo riguardo e al contrario potrebbero contribuire a peggiorare le cose. Il nostro studio ha dimostrato che l’aspartame blocca la fosfatasi alcalina intestinale che, in esperimenti precedenti, avevano dimostrato essere in grado di prevenire l’obesità, il diabete e la sindrome metabolica. Riteniamo dunque che la causa del fallimento dell’aspartame sia da ricercarsi appunto nella sua azione di blocco degli effetti benefici della fosfatasi alcalina intestinale”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

28 Novembre 2016

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