Coma. Onde ad alta frequenza nell’EEG potenziale indice di ipossia cerebrale

Coma. Onde ad alta frequenza nell’EEG potenziale indice di ipossia cerebrale

Coma. Onde ad alta frequenza nell’EEG potenziale indice di ipossia cerebrale
Nei pazienti in coma spontaneo dovuto a emorragia subaracnoidea spontanea di grado elevato, la presenza nell’EEG di scariche periodiche di onde ad alta frequenza possono essere associate a ipossia del tessuto cerebrale, con conseguente danno. Questa evidenza – che emerge da uno studio condotto a New York – potrebbe aprire la strada nuovi criteri di classificazione per l’EEG.

(Reuters Health) – Uno studio condotto dalla Columbia University di New York ha evidenziato che nei pazienti in coma con emorragia subaracnoidea spontanea di grado elevato (SAH) sono visibili delle scariche di onde periodiche ad alta frequenza nel corso dell’elettroencefalogramma (EEG) che sono associate ad ipossia tissutale cerebrale, specie nei pazienti con danno cerebrale acuto. Queste scariche di onde periodiche vengono rilevate in una discreta percentuale di pazienti in coma (dal 17% fino al 40%), ma il significato di tale associazione in relazione alle condizioni di ossigenazione del tessuto cerebrale e ancora poco chiaro.
 
Lo studio
Per approfondire questo aspetto il team di ricerca ha analizzato in modo prospettico le registrazioni EEG e EEG intracorticali di superficie con i dati ottenuti da monitoraggio multimodale invasivo (MMM) in 90 pazienti con SAH di origine non traumatica. Si è così evidenziato che le scariche periodiche erano presenti negli EEG di 53 pazienti (59%), e 28 pazienti (31%) hanno avuto crisi epilettiche. Inoltre le pressioni parziali mediane di ossigeno nel tessuto cerebrale interstiziale (PbtO2) erano significativamente inferiori alla frequenza delle scariche periodiche di 2,5 Hz e 3,0 Hz ( rispettivamente 14,4 e 14,7 mm Hg), rispetto alle pressioni parziali a 0 Hz (23.4 mm Hg). E ancora si è visto che i valori del flusso ematico cerebrale regionale si alzavano in corrispondenza dell’aumento della frequenza delle scariche periferiche, ma queste differenze sono divenute nel tempo di scarsa significatività statistica. Inoltre, la PbtO2 ha iniziato a diminuire circa cinque minuti prima dell’inizio delle scariche periodiche ad alta frequenza. Si sono rivelate inoltre differenze negli intervalli liberi tra le scariche periodiche ad alta frequenza, permettendo di riclassificare i modelli EEG rilevati in passato e di studiare interventi terapeutici di differente aggressività mirati ad interrompere la periodicità che si crea tra il danno ipossico e le scariche al alta frequenza che possono essere indicative di un danno secondario aggiuntivo.

Fonte: JAMA Neurol 2017

Will Boggs MD

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs MD

12 Gennaio 2017

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