Un po’ di chiarezza sul Fascicolo sanitario elettronico

Un po’ di chiarezza sul Fascicolo sanitario elettronico

Un po’ di chiarezza sul Fascicolo sanitario elettronico

Gentile Direttore,
leggo su QS Emilia-Romagna, un articolo di presentazione/propaganda sul Fascicolo Sanitario Elettronico, e vorrei esporre alcune delle motivazioni per cui non tutti i mmg condividono l’entusiasmo delle amministrazioni riguardo al FSE.

Si tratta in parte di motivazioni di scarsa rilevanza, forse imputabili ad eccessiva sensibilità, che hanno a che vedere non tanto con lo strumento in sé, ma con la cornice propagandistica che lo presenta in modo non oggettivo; starei per dire, non sincero.

A cominciare dalla confusione tra “attivazione delle credenziali”, e “attivazione del Fascicolo”. L’impressione che ha l’utente, che non capta la sottile differenza è che, fino a che non si presenta al CUP, il fascicolo non esiste, e viene creato al momento dell’attivazione. Sappiamo che non è così: i FSE già esistono, i dati sono già sfruttabili dalla Regione, che (anonimizzandoli) può gestirli e forse anche rivenderli. Il momento della cosiddetta attivazione, è in realtà solamente la concessione all’utente della password per accedere ai dati sanitari che lo riguardano.

Ancora, nella documentazione che presenta il sistema, non è facile capire chi ha davvero accesso ai dati registrati; certamente viene fatto credere agli utenti che “il medico di medicina generale può vederli”. Cosa del tutto inesatta: è vero che molti dei dati depositati nel FSE sono anche trasmessi dal sistema informatico regionale agli applicativi dei singoli mmg, ma l’accesso al FSE può avvenire, per il medico, solo con la password che il paziente comunica; cosa che è ovviamente possibile non solo nei confronti del medico, ma di chicchessia.

Relativamente a quello che si trova, e si troverà nel tempo, nel Fascicolo, mi sembra fuori luogo l’implicito messaggio che presenta questo strumento come un archivio a prova di errori e decisamente incontrovertibilmente utile. Sulla utilità, nulla quaestio; ma andrebbe spiegato che non tutti i dati utili saranno archiviati. A parte un fisiologico tasso di errori o anomalie (ad oggi il sistema Sole restituisce in modo corretto forse l’85-90% dei referti), deve essere chiarito che tutto ciò che non passa dai data-base amministrativi della Regione, sfugge, e sfuggirà al sistema. Non si tratta solo delle prestazione effettuate in strutture private, ma anche delle ricette di farmaci in fascia C, e di una grande serie di notizie.

Certo, viene detto anche nel materiale illustrativo, ogni utente può inserire, e togliere, dati, documenti, foto, e praticamente ogni tipo di materiale. Questa, giustissima, possibilità rende il FSE niente altro che la versione moderna della classica scatola piena di fogli che ciascuno conserva in fondo a qualche cassetto, e che i mmg, avvezzi alle visite domiciliari ai loro “vecchietti”, ben conoscono. Vi si trova di tutto: referti utili e ricette illeggibili, cartelle cliniche vecchie di decenni, tesserini vaccinali che fanno quasi tenerezza. Ma bisogna essere onesti: e a fronte di documenti preziosi, a reperti quasi commoventi (chi ricorda le prove epatiche di McLagan?), abbiamo tutti esperienza di quanto sia pericoloso fare affidamento sulla “completezza” del materiale raccolto. Quante volte capita che a mancare sia proprio il referto che più sarebbe utile!

Certamente, all’inizio, i FSE avranno un buon grado di accuratezza; ma limitatamente agli anni successivi al 2008, e limitatamente a chi da allora è rimasto residente. Col tempo, è prevedibile un progressivo “inquinamento” dei dati, per le inevitabili mancanze, per le possibili cancellazioni di dati, per non prevedibili anomalie o malfunzionamenti. Come, oggi, nessun medico sa di potersi fidare ciecamente dello scatolone pieno di fogli che il paziente gli presenta, così sarà per il FSE. Non è una accusa; non è una profezia pessimistica e avventata; è una serena constatazione. Ed è pericoloso che ciò sia sottaciuto da chi sponsorizza il FSE, presentandolo quasi come una panacea.

Qualcuno potrebbe considerare quanto detto finora come frutto di posizioni preconcette, o di scarsa volontà di collaborazione; ma l’esperienza maturata in un decennio di lavoro con il sistema Sole, ci ha ampiamente dimostrato che per gli amministratori della nostra regione, il concetto di informatizzazione sanitaria ha ben poco a che vedere con gli aspetti clinici, e che in ogni ambito ha sempre prevalso l’utilizzo dei dati a meri fini rendicontativi. Un esempio tra tanti: in caso di chirurgia oncologica, vengono trasmesse le notifiche di accesso e di dimissione, vengono rendicontate tutte le medicazioni post-dimissione, ma quasi mai viene trasmesso il referto anatomo-patologico.

Ma c’è dell’altro: nell’enfasi propagandistica, una delle potenzialità che più viene valorizzata e presentata in positivo è la possibilità di ottenere prescrizioni di esami e di farmaci in via informatica, senza accedere allo studio del medico di medicina generale. Senz’altro ciò è possibile, anche se non per tutti i tipi di richiesta (farmaci con P.T., distribuzione per conto, fascia C,…); ma siamo sicuri che sia una cosa buona e giusta? Che debba divenire il nuovo standard? Certo, può sembrare una bella comodità, sia per l’utente che per il medico, non dover fare la ricetta per l’antipertensivo, o per la Cardioaspirin, ogni due o tre mesi. Ma se l’andazzo prende piede, è accettabile che questi pazienti non vadano mai a farsi controllare la pressione, o a fare due chiacchiere col mmg?

Quella che è una opzione da riservare a circostanze particolari e infrequenti, non deve essere presentata come simpatica semplificazione. Anche perché, aperto uno spiraglio, il pericolo è che diventi una voragine. E che gli assistiti, capito il trucco, abusino del sistema; arrivando a richieste discutibili, o decisamente improprie. Mi riferisco ad un fenomeno che già stiamo vedendo, con non poca preoccupazione: la richiesta, se non la pretesa, di certificazioni on line, senza che il paziente senta il bisogno di farsi visitare.

Si tratta, ovviamente, di comportamenti illegali. Da parte dell’assistito, è istigazione a delinquere. Da parte del medico che si prestasse, è falso in atto pubblico.

Mi piacerebbe che, nel momento della “attivazione”, e magari anche ad ogni apertura del Fascicolo, là dove vengono presentate le opzioni e le opportunità del sistema, queste cose (in particolare la illegalità dei certificati in absentia) venissero esposte e spiegate con chiarezza.
 
Enrico Delfini
Referente clinico Medicina Generale
Distretto Bologna Pianura Est

Enrico Delfini

18 Febbraio 2018

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