La ricerca dell’anno. Per Science è quella sul trattamento “lampo” anti-Aids con antiretrovirali

La ricerca dell’anno. Per Science è quella sul trattamento “lampo” anti-Aids con antiretrovirali

La ricerca dell’anno. Per Science è quella sul trattamento “lampo” anti-Aids con antiretrovirali
A maggio era arrivata la notizia: se usati subito i farmaci antiretrovirali riducono il contagio nel 96% dei casi. Un risultato sorprendente, che già allora era stato accolto con entusiasmo e che oggi viene incoronato migliore scoperta del 2011

Quando arriva la fine dell’anno, arriva il momento di tirare le somme dei 12 mesi passati. Questo succede anche in ambito scientifico, tanto che la rivista Science ha appena stilato la top 10 delle migliori scoperte dell’anno 2011. La vincitrice? Un lavoro (vedi Quotidiano Sanità) di un team di ricercatori della University of North Carolina di Chapel Hill e pubblicato a luglio sul New England Journal of Medicine, che ha subito fatto il giro del mondo: trattare con i farmaci antiretrovirali i pazienti sieropositivi prima che il virus Hiv attacchi il sistema immunitario (ovvero anticipatamente rispetto a quanto indicato nelle attuali linee guida), può ridurre il rischio di contagio del 96 per cento.
 
Un risultato tanto importante che gli scienziati hanno deciso di divulgare nonostante fosse frutto solo dei dati preliminari: la ricerca, conosciuta con la sigla HPTN 052, era iniziata nel 2007 e il suo follow-up doveva durare fino al 2015. Ma i primi dati ottenuti erano talmente sorprendenti da non essere neanche più necessario aspettare la fine programmata dello studio.
Le 1763 coppie arruolate per il trial – provenienti da Botswana, Brasile, India, Kenya, Malawi, South Africa, Stati Uniti, Tailandia e Zimbabwe – erano sierodiscordanti, ovvero all’interno di esse solo uno dei due partner era entrato in contatto con il virus Hiv. In soli due anni i ricercatori hanno notato una differenza enorme nella probabilità di contagio tra le coppie trattate con la procedura standard e quelle con il nuovo metodo “anticipato”. Dei 28 casi di trasmissione tra partner accertati contati nella ricerca, infatti, soltanto 1 si è verificato nel gruppo in trattamento con la terapia antiretrovirale. Una riduzione del contagio pari, appunto, al 96%. A quel punto continuare il trial era inutile e i ricercatori hanno incluso tutte le coppie nel secondo gruppo.
“I dati precedenti sulla potenziale efficacia dell’impiego degli antiretrovirali nel ridurre le probabilità che i pazienti sieropositivi infettino il partner venivano da studi epidemiologici o osservazionali”, aveva detto in occasione della pubblicazione dello studio Anthony Fauci, del National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense. “Questa nuova ricerca dimostra che trattare gli individui infetti – e farlo quanto prima possibile – può avere un impatto maggiore nel ridurre la trasmissione dell’Hiv”.
 
Nessuno stupore, dunque, che la ricerca sia stata eletta come scoperta dell’anno.
Gli altri studi nominati nella top 10 da Science certo non sono banali. Uno, ad esempio è proprio quella ricerca che ha aperto la strada al vaccino contro la malaria di cui ha parlato anche Quotidiano Sanità. Ma nessuno di questi, probabilmente, ha potuto veramente competere con la promessa di rallentare, o addirittura arrestare, la diffusione dell’Hiv.
 
Laura Berardi

Laura Berardi

23 Dicembre 2011

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