Obesità. Due studi statunitensi ne svelano i segreti

Obesità. Due studi statunitensi ne svelano i segreti

Obesità. Due studi statunitensi ne svelano i segreti
Cosa succede nel cervello dei pazienti affetti da condizioni patologiche di eccesso di grasso? Come vengono attaccati i neuroni? Cosa cambia nell’ipotalamo, che regola fame e peso? La risposta a tutte queste domande arriva da due ricerche condotte negli Stati Uniti.

Nonostante sempre più persone nel mondo risultino obese, con le conseguenti complicazioni che questa condizione comporta come diabete o malattie cardiocircolatorie, ben poco sanno i ricercatori su cosa succede nel nostro organismo quando siamo in eccessivo sovrappeso. In particolare, fino ad oggi era sconosciuto l’effetto che l’obesità ha sul cervello, sui processi che regolano la fame, o il bilanciamento tra calorie assunte e quelle smaltite. Proprio a cavallo tra le feste di Natale e Capodanno – giorni in cui il cibo ci tenta e il peso corporeo ci preoccupa – ecco arrivare due studi dagli Stati Uniti, che parlano proprio di cosa succede ai neuroni delle persone quando queste diventano obese. Le ricerche sono state entrambe pubblicate su Journal of Clinical Investigation.
 
Il primo studio, condotto dagli scienziati dell’Università di Washington a Seattle, ha scoperto che la condizione patologica di eccesso di grasso corporeo comporta un danno ai neuroni dell’ipotalamo. Questa area del cervello, tra le altre funzioni, è quella predisposta proprio a regolare il peso.
I ricercatori della West Coast statunitense, hanno inizialmente studiato il modello murino. I topi, sottoposti ad una dieta ad alto contenuto di grassi (che li rendeva obesi), presentavano un’infiammazione nelle aree dell’ipotalamo predisposte al controllo dell’omeostasi energetica e nei tessuti circostanti. Sebbene in un primo momento risposte locali a questa condizione sembrassero limitare i danni, i ricercatori hanno osservato che il sollievo è solo temporaneo e che il deterioramento può portare a infiammazione cronica, perdita di neuroni e formazione di gliosi, ovvero una sorta di cicatrici del sistema nervoso centrale.
Le stesse gliosi sono successivamente state osservate anche negli uomini, grazie ad analisi di risonanza magnetica nucleare, dimostrando che i danni all’ipotalamo non si riscontrano solo su modello murino.

La seconda ricerca proviene invece dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, e dimostra che nell’ipotalamo anche il ricambio delle cellule nervose è inibito dall’obesità.
Studi recenti avevano dimostrato che nell’ipotalamo adulto sono ancora attuati processi di neurogenesi. Ma questo studio effettuato sulla East Coast statunitense, dimostrerebbe che i topi che vengono nutriti con una dieta ricca di grassi producono meno neuroni e fanno più fatica a sbarazzarsi delle cellule nervose troppo vecchie. Al contrario è più probabile che i pochi nuovi neuroni generati vadano incontro al processo di apoptosi, morte cellulare programmata, cosa in parte spiegata dalla perdita di cellule staminali ipotalamiche prodotta dalla condizione patologica.
 
Secondo entrambi i gruppi di ricerca, gli studi appena pubblicati, svelando informazioni prima sconosciute sui meccanismi che l’obesità fa scattare a livello cerebrale, potrebbe aiutare a sviluppare nuovi farmaci mirati. Quelli sintetizzati fino ad oggi, infatti, cercano di indurre la sensazione di sazietà o di evitare l’assorbimento dei grassi, ma non agiscono sui danni prodotti sull’organismo dall’eccesso di peso corporeo.
 
Laura Berardi

30 Dicembre 2011

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