A Modena l’Ausl taglia gli stipendi del comparto. Cgil, Cisl, Uil intervengono: “servono risposte concrete per evitare il peggio”

A Modena l’Ausl taglia gli stipendi del comparto. Cgil, Cisl, Uil intervengono: “servono risposte concrete per evitare il peggio”

A Modena l’Ausl taglia gli stipendi del comparto. Cgil, Cisl, Uil intervengono: “servono risposte concrete per evitare il peggio”
“Purtroppo migliaia di lavoratori padri e madri di famiglia sono in ginocchio – commenta il Segretario Responsabile della UIL FPL Nicola Maria Russo -. La Direzione aziendale è in piena confusione perché fino ad ora non ha saputo offrire uno sbocco alla crisi, si è dimostrata inadeguata, si è trincerata dietro alla responsabilità personale in capo alla direzione aziendale per non pagare quanto dovuto ai lavoratori”.

Modena: caso unico in Italia, almeno seocndo i sindacati. L’azienda USL avrebbe infatti tagliato lo stipendio degli infermieri e di tutto il personale del profilo tecnico sanitario e amministrativi.
Le  sigle  sindacali  Fp  Cgil,  Cisl  Fp  e  Uil  Fpl  nel  corso  del  mese  di  agosto hanno comunicato  ai  lavoratori  del  AUSL  Modena  che  il  contratto  aziendale  sottoscritto  il 19  luglio  non  aveva  avuto  il  parere  favorevole  dei  revisori  dei  conti  sia  per  il comparto  dei  dipendenti  che  per  quello  della  dirigenza  medica  e  sanitaria, i i indispensabile  per  procedere  al  pagamento  dei  contratti  aziendali.

Il  29  ottobre sono  state  convocate le parti presso la  prefettura di  Modena e considerato  il problema  sociale  ed economico  per  migliaia  di  lavoratori è stato organizzato un presidio dei lavoratori sotto la prefettura.

“Purtroppo migliaia di lavoratori padri e madri di famiglia sono in ginocchio – commenta il Segretario Responsabile della UIL FPL Nicola Maria Russo -. La Direzione aziendale è in piena confusione perché fino ad ora non ha saputo offrire uno sbocco alla crisi, si è dimostrata inadeguata, si è trincerata dietro alla responsabilità personale in capo alla direzione aziendale per non pagare quanto dovuto ai lavoratori”.

“La direzione è preoccupata solo della propria immagine- prosegue il sindacalista – e per tutelarla non esita a lasciar passare l'idea che la situazione che si è venuta a creare sia anche frutto della colpa dei sindacati. Per giustificare il proprio fallimento perché non tirare in ballo anche i sindacati? Dopo tutto i luoghi comuni funzionano sempre!”.

Un accordo sulla valutazione esisteva già ed era quello concordato il 5 ottobre alla presenza dell'assessore regionale Venturi. E in seguito la stessa azienda non l'ha voluto firmare, spiega ancora Russo, ma la stessa Azienda non dice perché non vuole erogare il saldo del 2017 mentre lo ha fatto con la categoria dirigenziale e non dice perché non vuole pagare i 900.000 euro ricavati dai sacrifici dei lavoratori che hanno collaborato alle riorganizzazioni e agli obiettivi del 2017.

Mancano risposte anche per il pagamento  delle  progressioni  economiche orizzontali del  2018. “Ci troviamo di fronte – afferma Russo – a un danno economico sostanziale per la tenuta e la stabilità di migliaia di personale dei profili delle professioni tecnico sanitarie ed amministrativi. I lavoratori che riceviamo tutti i giorni come sindacato lanciano l'allarme: ‘Siamo stremati’”.
Russo ha spiegato il motivo: “Bisogna rendere atto che i lavoratori dell'ASL di Modena non ce la fanno più a sostenere ritmi di lavoro così intensi, dediti alle riorganizzazioni e sperimentazioni continue, alla copertura delle assenze con ore di straordinario che non potranno mai essere pagate perché l'azienda non vuole mettere le mani nelle tasche del bilancio”.

“Lo svolgimento di prestazioni straordinarie è un chiaro sintomo della carenza d’organico in cui versa la sanità modenese – continua il sindacalista – che tenderà a peggiorare visto che l'azienda non assumerà' fino al 2019. Nel frattempo i lavoratori  si prestano con senso del dovere alle esigenze straordinarie perché sono consapevoli che svolgono un’attività di primaria importanza rivolta a persone in stato di bisogno, ma è doveroso che l’azienda rispetti i dipendenti pagando loro quanto previsto dal contratto e nei tempi dovuti” .

Il sindacato ha dichiarato da parte sua di voler verificare se dopo il 29 ottobre ci sarà un cambiamento nella linea dell'Azienda e se alle parole del Direttore corrisponderanno i fatti.

"Non è nostra intenzione – sottolinea ancora il sindacato – fare del conflitto sociale la nostra regola, ma è chiaro che l'azienda si illude se pensa che possiamo sopportare una recessione del Comparto. La combinazione – afferma – di stipendi già bassi, con redditi reali decrescenti e minore occupazione non è un buon viatico per la pace sociale". Per questo, spiega sempre il sindacato, nel confronto che si aprirà con l'Azienda "andremo a chiedere uno sblocco della situazione. E' ora di dare risposte concrete per evitare il peggio”.

29 Ottobre 2018

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