Strutture socio-sanitarie minacciano la disdetta della convenzione

Strutture socio-sanitarie minacciano la disdetta della convenzione

Strutture socio-sanitarie minacciano la disdetta della convenzione
Dieci associazioni regionali che riuniscono i gestori delle strutture contestano una mancata risposta da parte della Regione, alle “più volte segnalate” criticità e fanno presente che i valori tariffari definiti nel 2013 “non risultano compatibili con i costi di funzionamento delle RSA derivanti in particolare dal costo del personale impiegato e dalle ulteriori voci di spesa”. Chiesto un intervento urgente “dovremo prendere tutte le misure cautelative del caso”. LA LETTERA

Dieci associazioni regionali che riuniscono i gestori delle strutture socio sanitarie e Rsa del Piemonte (AGCI Piemonte, AGeSPI Piemonte, AGIDAE, ANASTE Piemonte, API Sanità, ARIA Piemonte, Confindustria Piemonte Sanità, Federsolidarietà Confcooperative, Legacoopsociali Piemonte, Uneba Piemonte) scrivono alla Regione chiedendo risposte immediate o le conseguenze sul servizio, spiegano, saranno inevitabili.

Una lettera che arriva dopo due precedenti note – del 16 aprile e del 20 agosto scorso –  che “non sono state prese in alcuna considerazione e neppure sono state considerate meritorie di riscontro”.

Per le associazioni “ciò sorprende soprattutto perché la Regione aveva condiviso al Tavolo di confronto (da essa stessa convocato) argomentazioni e modalità per l’adeguamento del piano tariffario che si deve necessariamente basare sui rinnovi dei CCNL (che incidono per il 70% del costo complessivo) e del restante 30% per gli altri costi. Sorprende se possibile ancor più, che codesta Regione neppure ha riscontrato alle proposte delle Associazioni scriventi che a costo zero avrebbero impattato positivamente sul sistema, ottimizzandone alcuni meccanismi organizzativi, tra cui un più oggettivo e attendibile sistema di classificazione degli ospiti e la condivisa riduzione delle fasce di intensità assistenziale. Soluzioni semplici e di sicuro vantaggio per ospiti e Strutture che ne avrebbero tratto alcuni risparmi senza inficiare sulla qualità dei serviz”i

Le Associazioni scriventi firmatarie dei CCNL di comparto evidenziano, quindi, che “i 280 milioni di euro fissati dalla Regione per il comparto non sono stati mai spesi per gli anziani non autosufficienti” e che “i valori tariffari definiti nell'allegato A della DGR 85-6287 del 2 agosto 2013, non risultano compatibili con i costi di funzionamento delle RSA derivanti in particolare dal costo del personale impiegato e dalle ulteriori voci di spesa”:

Chiedono quindi, con urgenza:

• “con decorrenza 1° gennaio 2019: un incremento del vigente sistema tariffario definito nell'allegato A della DGR 85/2013 proporzionato agli attuali costi di funzionamento delle RSA, e dunque agli aumenti registrati nei rinnovi dei CCNL di settore (che le RSA sono obbligate ad applicare), e degli ulteriori aumenti con riferimento ai dati ISTAT”;

• “contestualmente all’aggiornamento tariffario, si chiede l’incremento, in egual misura percentuale, del budget di comparto, che la Regione Piemonte ha fissato sin dal 2013 in 280 milioni di euro annui, e che da anni resta inspiegabilmente disatteso dalle ASL nonostante le numerose segnalazioni”;

• “la riattivazione del Tavolo di confronto convocato da codesta Regione Piemonte e interrotto senza alcuna spiegazione, in modo da risolvere le criticità sulle quali la discussione avviata aveva trovato ampia condivisione, e che sono puntualmente richiamate nella nota del 16 aprile 2018”.

“Le Associazioni scriventi – conclude la missiva – si trovano nella necessità di far presente che l’inopinato mantenimento dell’attuale e inadeguato piano tariffario comporterà per le Strutture la progressiva incapacità di garantire la doverosa tutela e il benessere degli incolpevoli ospiti, con la conseguenza di dover prendere tutte le misure cautelative del caso”.

13 Novembre 2018

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