La polemica sugli spot sulla malasanità. Manca ancora cultura del rischio clinico

La polemica sugli spot sulla malasanità. Manca ancora cultura del rischio clinico

La polemica sugli spot sulla malasanità. Manca ancora cultura del rischio clinico

Gentile direttore,
in questi giorni ho visto in TV la pubblicità di Obiettivo Risarcimento e ho letto il vostro articolo. Se non ricordo male, già 5 anni fa la stessa società aveva lanciato una campagna sui risarcimenti per danno da malasanità. Ricordo di averlo visto su vari canali televisivi italiani, forse anche sentito in radio.
 
A quello spot “fai sentire la tua voce” era seguito un contro-spot dei medici con avvoltoi che rappresentavano la caccia al risarcimento.
 
A me questa vicenda fa pensare che in Italia manca una cultura intermedia. Sbagliare in medicina-chirurgia fa male al paziente e fa male al chirurgo.
 
Un giorno un mio conoscente chirurgo ortopedico anziano mi disse: “Quasi nessuno in Italia vuol più specializzarsi per fare l’ortopedico. Se ti curi un paziente che prima non camminava e lo rimetti in piedi, magari zoppicando un po’, quello ti denuncia perché ora  zoppica. Si è passati da 0 a 9 ma lui ti denuncia perché non sei arrivato a 10/10!”
 
In un Paese dove prevale il servizio sanitario pubblico, il paziente deve essere messo al corrente dei propri diritti e dei canali istituzionali offerti a sua tutela, con informazioni chiare ed una educazione adeguata. I sanitari devono avere tempo e risorse per lavorare in sicurezza, e per valutare a fondo con i pazienti rischi e benefici.
 
I danni vanno prevenuti o contenuti, come vanno prevenuti e contenuti i contenziosi legali. Altrimenti si avranno sempre due piani: quello del sanitario (magari molto preparato ma non in grado di operare con serenità, quindi arroccato sempre più su posizioni di medicina difensiva) e quello del paziente (disinformato, danneggiato, frustrato, e preda dei cacciatori di risarcimento su commissione).
 
Non è mai facile mediare, ma i sanitari il dolore lo affrontano tutti i giorni. Bisogna trovare spazi e risorse per intervenire in sicurezza, e infondere nella popolazione un ritrovato senso di fiducia nella sanità. La sicurezza di chi sa di avere le giuste informazioni e le giuste tutele (senza arroganza e senza paura) e di chi sa di poter intervenire con tutta la propria competenza in sicurezza (di nuovo, senza arroganza e senza paura).
 
Vanda Carli-Rössl
Fisioterapista in pensione
 

28 Dicembre 2018

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