Regionalismo differenziato. Question time di Stefani: “Il vero confronto si farà in Parlamento”

Regionalismo differenziato. Question time di Stefani: “Il vero confronto si farà in Parlamento”

Regionalismo differenziato. Question time di Stefani: “Il vero confronto si farà in Parlamento”
"Vi è la totale disponibilità, mia e del Governo, a voler aprire un confronto con il Parlamento in merito al contenuto dello schema di intesa che vorrà il Consiglio dei ministri. Sulla richiesta in tema di emendabilità del disegno di legge di approvazione delle intese, anche questa è una decisione che spetta al Parlamento". Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie rispondendo alla Camera all'interrogazione di Epifani (LeU).

"Il ruolo che la Costituzione attribuisce al Governo, nell'iter delineato dalla previsione costituzionale, è quello di trovare un'intesa sulle richieste avanzate dalle regioni. In questa fase è stata completata, in realtà da tempo, un'intensa e complessa attività istruttoria e di negoziazione. Vi è la totale disponibilità, mia e del Governo, a voler aprire un confronto con il Parlamento in merito al contenuto dello schema di intesa che vorrà il Consiglio dei ministri. Sulla richiesta in tema di emendabilità del disegno di legge di approvazione delle intese, anche questa è una decisione che spetta al Parlamento. Il vero dibattito e il vero confronto sul regionalismo differenziato si farà dentro queste Aule, che saranno madri dell'attuazione di un'importante norma costituzionale".
 
Così il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Erika Stefani, rispondendo alla Camera all'interrogazione sul tema presentata da Guglielmo Epifani (LeU).
 
Di seguito la risposta integrale del ministro Stefani:
"Ringrazio gli onorevoli interroganti perché mi danno modo ancora di confrontarci sulle procedure previste dall'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e il ruolo del Parlamento all'interno di questa procedura. Il ruolo che la Costituzione attribuisce al Governo, nell'iter delineato dalla previsione costituzionale, è quello di trovare un'intesa sulle richieste avanzate dalle regioni nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119 della Costituzione, e compatibile con gli equilibri del bilancio dello Stato. In questa fase è stata completata, in realtà da tempo, un'intensa e complessa attività istruttoria e di negoziazione. Per la parte finanziaria abbiamo recepito tutte le indicazioni pervenute dal Ministero dell'Economia e delle finanze, al fine di garantire un'invarianza della spesa. Tale attività mi ha permesso di predisporre una bozza di intesa, evidenziando i nodi politici che mi appresto – e sottolineo, di nuovo – a portare in Consiglio dei ministri, affinché lo si discuta. Vi è la totale disponibilità, mia e del Governo, come ha già detto il Presidente del Consiglio in una precedente interrogazione, a voler aprire un confronto con il Parlamento in merito al contenuto dello schema di intesa che vorrà il Consiglio dei ministri; questo nei termini e nelle modalità che vorrà scegliere il Parlamento. Lo svolgimento dei lavori parlamentari rientra nelle prerogative delle Assemblee parlamentari, alle quali, quindi, mi rimetterò.
 
Sulla richiesta in tema di emendabilità del disegno di legge di approvazione delle intese, anche questa è una decisione che spetta al Parlamento. Non può, quindi, il Governo intervenire in lesione, così, delle prerogative dei Presidenti di Camera e Senato.
 
Per quanto concerne il dibattito sul tema del percorso governativo e parlamentare, per puro scrupolo, ma anche al fine di avere tutti gli elementi per poter valutare il tema, vorrei qui ricordare alcuni passaggi dell'indagine conoscitiva sull'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, con particolare riferimento alle richieste delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, svolta dalla Commissione parlamentare per le questioni regionali nella precedente legislatura. Si legge nelle conclusioni rassegnate: “Il Governo, una volta definito uno schema di accordo e prima di procedere alla firma, sottoponga gli esiti della trattativa, nella forma di un preaccordo, al Parlamento, il quale potrebbe, con un atto di indirizzo, esprimere il proprio avviso, eventualmente segnalando criticità del testo esaminato, di cui le parti potrebbero tener conto in sede di definizione del testo definitivo dell'intesa” e, io direi, che più che non potrebbe tener conto, deve tener conto.
 
Tale documento conclusivo della Commissione bicamerale del 6 febbraio 2018 è stato votato in Commissione all'unanimità dei presenti, con voto favorevole del PD, MoVimento 5 Stelle, MDP-LeU e Lega (è un'annotazione che riporto per puro scrupolo). Quali saranno le scelte di Camera e Senato, signori colleghi? Tengo a sottolineare che il vero dibattito e il vero confronto sul regionalismo differenziato si farà dentro queste Aule, che saranno madri dell'attuazione di un'importante norma costituzionale, e non fuori dalle stesse, sterilizzati magari in polemiche su media e microfoni che poco o nulla servono".
 
In sede di replica Epifani (LeU) ha dichiarato: "Il tema che abbiamo posto evidentemente poggia su un dualismo di questioni: da una parte, che cosa vuol dire regionalismo differenziato e, dall'altra parte, che cosa vuol dire diritti uguali per i cittadini italiani. Come si combinano questi due aspetti è il cuore del problema, perché io capisco che le regioni che hanno più capacità amministrativa, di gestione e di efficienza chiedano più autonomia ma capisco ancora di più il fatto che, vivendo tutti nello stesso Stato, i cittadini di questo Stato hanno diritto a prestazioni e livelli essenziali uguali. Non siamo in due o tre Repubbliche; siamo nella stessa Repubblica. Questo è il cuore del problema e vale per la sanità, vale per l'istruzione, vale per tutte quelle questioni che rendono un cittadino, cittadino di questa Repubblica. Quindi, non è in discussione più autonomia – e più autonomia per far che cosa? – mentre non può essere in discussione il diritto uguale dei cittadini.
 
Aggiungo che anche sul federalismo fiscale bisogna stare attenti. A me ha molto colpito – e lo voglio ripetere qui nell'Aula – la situazione di due comuni per quanto riguarda gli asili nido e le scuole dell'infanzia. I due comuni hanno lo stesso nome, Reggio: Reggio Calabria e Reggio Emilia. Reggio Calabria è più grande di Reggio Emilia. Nel bilancio del comune di Reggio Calabria per gli asili nido sono stanziati 80 mila euro (80 mila euro!). Nel comune di Reggio Emilia sono stanziati 8 milioni. Dunque, uno a cento. I diritti dei cittadini di Reggio Emilia e di Reggio Calabria dovrebbero essere uguali ma le disponibilità del federalismo fiscale non consentono che i due cittadini abbiano la stessa possibilità".

15 Maggio 2019

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