Camerae Sanitatis. Intervista a Orfeo Mazzella (M5S): “Il Ssn non si difende con il privato ma investendo su personale e tecnologie”

Camerae Sanitatis. Intervista a Orfeo Mazzella (M5S): “Il Ssn non si difende con il privato ma investendo su personale e tecnologie”

Camerae Sanitatis. Intervista a Orfeo Mazzella (M5S): “Il Ssn non si difende con il privato ma investendo su personale e tecnologie”

Per il Vicepresidente della 10ª Commissione permanente del Senato il ricorso al privato non può sostituire per ridurre le liste d’attesa gli investimenti in personale e tecnologie e avverte che l’aumento della spesa per la difesa rischia di sottrarre risorse alla sanità pubblica. Su intelligenza artificiale e malattie rare chiede un’applicazione uniforme delle norme

I possibili rischi di un ricorso strutturale al privato per abbattere le liste d’attesa, la crescita della spesa destinata alla difesa che mette a repentaglio i finanziamenti per la sanità pubblica, le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e la necessità della piena attuazione della legge sulle malattie rare.

Sono questi i temi al centro del nuovo confronto di Camerae Sanitatis con il senatore Orfeo Mazzella (Movimento 5 Stelle), Vicepresidente della Commissione Affari sociali del Senato.

Il filo conduttore del confronto è chiaro: il Servizio sanitario nazionale può affrontare le sfide dei prossimi anni soltanto tornando a investire sul sistema pubblico. Personale, tecnologie e programmazione rappresentano, secondo Mazzella, le leve indispensabili per evitare che il diritto alla salute venga progressivamente condizionato dalle disponibilità economiche e dalle differenze territoriali.

Liste d’attesa. “Il vero investimento andava fatto sul personale”

Il primo banco di prova è quello delle liste d’attesa. Per Mazzella il crescente ricorso al privato accreditato per abbatterle può essere giustificato soltanto come misura emergenziale. Trasformarlo in una risposta strutturale significherebbe invece cambiare il modello stesso del Servizio sanitario nazionale. “Significherebbe perdere di vista l’universalismo del servizio sanitario pubblico”, afferma il senatore, ricordando come, secondo gli ultimi dati Istat, siano ormai circa 6 milioni gli italiani che rinunciano a visite specialistiche o accertamenti diagnostici. Un fenomeno che, a suo giudizio, dimostra come il problema delle liste d’attesa sia tutt’altro che risolto: “Non sono state effettivamente superate”

Per il parlamentare pentastellato l’errore di fondo è stato quello di concentrare l’attenzione sull’aumento dell’offerta di prestazioni senza affrontare la vera emergenza: la carenza di professionisti. “Il vero investimento andava fatto sul personale e sulle tecnologie. Oggi mancano infermieri, mancano specialisti in numerose discipline e questa è la principale criticità dei territori. Sarebbe stata questa la svolta per ridurre realmente le liste d’attesa”.

Da qui anche il giudizio severo sul decreto varato dal Governo. “Il provvedimento sulle liste d’attesa in questa chiave è stato un flop. Lo avevano evidenziato anche le Regioni durante il confronto parlamentare. Ricordo l’intervento del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che alla presenza del ministro Schillaci chiese esplicitamente nuove risorse e un allentamento dei tetti di spesa per assumere personale. Si possono prevedere aperture anche il sabato e la domenica, ma bisogna chiedersi chi quelle prestazioni le eroga. Oggi il personale sanitario pubblico è già fortemente sotto pressione”.

Difesa e sanità. “Non si trovano 10 miliardi per il Ssn, ma 500 per gli armamenti”

Il secondo tema affrontato riguarda il progressivo aumento della spesa destinata alla difesa e le possibili ricadute sulla sanità pubblica. Per Mazzella non si tratta di una preoccupazione teorica, ma di una scelta destinata ad avere conseguenze dirette sul finanziamento del Ssn. “Oggi l’Italia – spiega – investe circa 45 miliardi di euro, pari a oltre il 2% del Pil, ma l’impegno assunto è quello di arrivare entro il 2035 al 5% del Pil. Tradotto significa circa 500 miliardi di euro nell’arco di dieci anni”.

Numeri che, secondo Mazzella, rendono ancora più evidente il divario tra le risorse destinate alla difesa e quelle riservate al Servizio sanitario nazionale: “Se non si riescono a reperire 10-15 miliardi di euro per rafforzare il personale sanitario, ma si trovano centinaia di miliardi per gli armamenti, è evidente che qualcosa non torna. Investire oggi negli armamenti significa inevitabilmente sottrarre risorse alla sanità pubblica. E il primo elemento di sicurezza per i cittadini è il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione”.

Intelligenza artificiale. “L’Italia ha una cornice normativa, ora serve un’applicazione uniforme”

Se sulle liste d’attesa il giudizio è critico, decisamente più positivo è quello sull’intelligenza artificiale. Per Mazzella il Paese ha già compiuto un primo passo importante dotandosi di una cornice normativa, ma la vera sfida sarà tradurre quelle regole in un’applicazione omogenea su tutto il territorio nazionale.

“L’Italia si è data una cornice che altri Paesi europei non hanno ancora. La legge 132 ci mette nelle condizioni di regolamentare l’intelligenza artificiale anche in sanità e in Commissione abbiamo lavorato proprio per rafforzarne l’impiego, soprattutto nel campo della prevenzione”, spiega il senatore.

Il rischio, tuttavia, è che le differenze organizzative tra le Regioni finiscano per rallentare questa trasformazione, accentuando le disuguaglianze già esistenti. “Oggi ci sono ancora Regioni che non hanno completato nemmeno il Fascicolo sanitario elettronico – sottolinea – per questo gli investimenti tecnologici devono essere una priorità, ma servono anche vincoli più stringenti affinché le norme approvate a livello nazionale vengano applicate in modo uniforme. Non possiamo permetterci venti velocità diverse nell’innovazione sanitaria”.

Per Mazzella uno dei campi nei quali l’intelligenza artificiale potrà offrire il maggiore valore aggiunto è quello della prevenzione primaria. Le capacità predittive dei nuovi strumenti, osserva, consentono di individuare precocemente i territori più esposti ai fattori di rischio e di orientare gli interventi prima ancora che la malattia si manifesti. “L’intelligenza artificiale può aiutarci a capire dove siamo maggiormente esposti a determinate patologie, comprese quelle tumorali, permettendo di intervenire sulle cause e non soltanto sulle conseguenze. È un cambio di paradigma che produce benefici sia in termini di salute sia di sostenibilità economica. Le stime indicano che per ogni euro investito in tecnologie e intelligenza artificiale il ritorno può arrivare fino a sette euro”.

Malattie rare. “La legge quadro va completata con i decreti attuativi”

Last but not least, il tema della Malattie rare che Mazzella segue da vicino anche come co-presidente dell’Intergruppo parlamentare. Pur riconoscendo che l’Italia dispone di una delle normative più avanzate a livello europeo, il senatore ritiene che il vero banco di prova sia oggi la sua piena attuazione. “La priorità è completare la messa a terra della legge 175 attraverso i decreti attuativi, che ancora mancano. Senza questi strumenti molte delle misure previste restano sulla carta”, sottolinea.

Accanto ai decreti, Mazzella individua altre due priorità: rendere strutturale il finanziamento del Piano nazionale malattie rare, così da consentire alle Regioni una programmazione di lungo periodo, e uniformare la distribuzione dei farmaci orfani. Su quest’ultimo punto ricorda di aver promosso un emendamento che apre alla possibilità per le Regioni di aggregarsi in stazioni uniche appaltanti, una soluzione che, spiega, ha già suscitato l’interesse del Ministero della Salute e di Aifa.

Per il senatore non si tratta di interventi destinati a una platea limitata di cittadini. “Parlare di malattie rare non significa più parlare di una nicchia. Oggi sono circa 2 milioni le persone che convivono con una patologia rara e almeno altri 2 milioni sono i familiari direttamente coinvolti. Garantire un’applicazione uniforme della legge significa migliorare concretamente la vita di milioni di cittadini”.

L’obiettivo, conclude Mazzella, è arrivare all’approvazione dei decreti attuativi entro la fine della legislatura. “Parlamento e Governo hanno già chiesto questo passaggio con mozioni condivise. Sarebbe un risultato importante non solo per i pazienti, ma anche per incentivare la ricerca sui farmaci orfani attraverso misure di sostegno alle imprese. Auspico che si riesca a raggiungere questo traguardo entro la fine della legislatura. Altrimenti – conclude – dovremo comunque provvedere successivamente, ma certamente sarà un obiettivo che qualsiasi Governo vorrà perseguire”.

Ester Maragò

Ester Maragò

28 Luglio 2026

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