Cure all’estero. Appena 200 mila i cittadini europei che hanno deciso di curarsi in altri Stati

Cure all’estero. Appena 200 mila i cittadini europei che hanno deciso di curarsi in altri Stati

Cure all’estero. Appena 200 mila i cittadini europei che hanno deciso di curarsi in altri Stati
È quanto emerge da una relazione della Corte dei conti europea che rileva come “deve essere meglio gestita per essere all’altezza delle proprie ambizioni”. Tra i problemi segnalati: scarsa conoscenza del diritto a ricevere assistenza sanitaria all’estero e ritardi nel campo dello scambio elettronico dei dati sanitari dei pazienti tra Stati membri. LA RELAZIONE

Circa 200.000 pazienti traggono vantaggio ogni anno dai sistemi istituiti in virtù della direttiva per ricevere cure sanitarie all’estero: meno dello 0,05% dei cittadini dell’UE. Negli ultimi anni, la Francia ha registrato il più alto numero di pazienti in uscita e la Spagna il più alto numero di pazienti in entrata. La maggior parte della mobilità dei pazienti avviene tra Stati membri confinanti. A rilevarlo è una nuova relazione della Corte dei conti europea che sottolinea come “i pazienti dell’UE hanno ancora difficoltà a beneficiare delle azioni previste dalla direttiva UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. Solo una minoranza dei potenziali pazienti sa di aver diritto a ricevere assistenza sanitaria all’estero”.
 
Al tempo stesso, la Corte ha rilevato anche “problemi e ritardi nel campo dello scambio elettronico dei dati sanitari dei pazienti tra Stati membri. Occorre inoltre migliorare le azioni volte a facilitare l’accesso all’assistenza sanitaria dei pazienti affetti da malattie rare”.
 
La direttiva UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera del 2011 mira a garantire un’assistenza sanitaria sicura e di alta qualità oltre i confini nazionali, all’interno dell’UE, nonché il rimborso delle spese sostenute all’estero alle stesse condizioni previste nello Stato di affiliazione. I pazienti UE che si recano in un altro Stato membro per ricevere cure sanitarie, ad esempio cure ospedaliere programmate, o per acquistare medicine, hanno quindi diritto ad essere informati sugli standard di cura, sulle regole di rimborso e sui migliori canali previsti dalla normativa per accedervi.
 
La Corte ha esaminato se la Commissione europea abbia monitorato l’attuazione della direttiva UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera e abbia aiutato gli Stati membri ad informare i pazienti sui loro diritti. Ha valutato i risultati raggiunti nello scambio transfrontaliero di dati sanitari e ha verificato le principali azioni nel campo delle malattie rare.
 
“I cittadini dell’UE non beneficiano ancora a sufficienza delle azioni ambiziose previste dalla direttiva sull’assistenza sanitaria transfrontaliera” ha dichiarato Janusz Wojciechowski, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Queste azioni dell’UE riguardano il diritto ad essere curati in un altro Stato membro, scambi più agevoli di dati sanitari tra Stati membri e iniziative nel campo delle malattie rare. Per essere altezza di queste ambizioni, occorre però una migliore gestione.”
 
Per questo la Corte ha proposto alcune raccomandazioni alla commissione:
 
Fornire maggiore sostegno ai punti di contatto nazionali
 
Preparare meglio gli scambi transfrontalieri di dati sanitari
 
Migliorare il sostegno per facilitare l’accesso all’assistenza sanitaria per i pazienti affetti da malattie rare

05 Giugno 2019

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