Donne e lavoro. Oms Europa: “Nel settore sanitario guadagnano il 19% in meno all’ora e il 28% in meno al mese”
Le donne rappresentano quasi il 77% della forza lavoro sanitaria e assistenziale nella Regione europea dell’Oms, ma solo il 55% di chi si colloca ai livelli retributivi più alti. In Italia il divario salariale risulta inferiore alla media europea: circa il 10% sulla paga oraria e intorno al 15% sulle retribuzioni mensili. IL REPORT
Le donne rappresentano quasi il 77% della forza lavoro nel settore sanitario e assistenziale nella Regione europea dell’Oms, ma guadagnano il 19% in meno all’ora rispetto agli uomini e il 28% in meno al mese.
Il report fotografa anche la situazione italiana. Dai grafici comparativi emerge per l’Italia un divario retributivo medio di circa il 10% sulla paga oraria e nell’ordine del 15% sulle retribuzioni mensili nel settore sanitario e assistenziale, valori inferiori alle medie della Regione europea.
“Le donne costituiscono la maggioranza del personale che fa funzionare i sistemi sanitari europei, eppure vengono pagate meno dei loro colleghi uomini, un divario che si aggrava nel corso di una vita professionale”, ha affermato Natasha Azzopardi Muscat, Direttrice della Divisione per i Sistemi Sanitari dell’Oms Europa. “Ciò si traduce in pensioni più basse, minore sicurezza finanziaria in età avanzata e un rischio maggiore di povertà per le donne che hanno dedicato la propria vita lavorativa alla cura degli altri. Non è una coincidenza e non dipende dalle qualifiche. Le donne vengono pagate meno per lo stesso lavoro e vengono scavalcate nelle posizioni meglio retribuite”.
Divario retributivo di genere nel settore sanitario e assistenziale. Divario medio nella retribuzione oraria tra uomini e donne nei Paesi della Regione europea dell’Oms, a confronto con gli altri settori economici. Fonte: Oms Europa, elaborazioni su dati EU-SILC 2023 e ILOSTAT 2022.
Un divario che si allarga man mano che si sale Il divario retributivo si amplia notevolmente con l’aumentare dei guadagni. Nella fascia salariale più bassa, le donne guadagnano circa il 2% in meno all’ora rispetto agli uomini, ma nella fascia più alta il divario raggiunge quasi il 23%. Sulla carta, le qualifiche e l’esperienza delle donne dovrebbero consentire loro di guadagnare leggermente di più degli uomini nei ruoli meglio retribuiti, eppure in pratica guadagnano di meno.
Il rapporto evidenzia inoltre che, pur rappresentando quasi il 77% della forza lavoro sanitaria e assistenziale, le donne costituiscono solo il 55% dei lavoratori nella fascia retributiva più alta. L’Oms indica questo andamento come espressione di una segregazione verticale, con una presenza femminile che diminuisce man mano che si sale nella distribuzione delle retribuzioni.
I ruoli dirigenziali nel settore sanitario e assistenziale impiegano più donne rispetto ai ruoli dirigenziali in altri settori, ma sono retribuiti meno: 22 euro all’ora in media, contro i 24,70 euro per ruoli comparabili altrove. Secondo il rapporto, più un ruolo nel settore è dominato dalle donne, minore tende ad essere la retribuzione, indipendentemente dalle competenze o dalle responsabilità richieste.
Cosa spiega il divario e cosa no “Gran parte di questo divario non è dovuto al fatto che le donne lavorino meno ore, siano più giovani o lavorino in settori diversi”, ha spiegato Azzopardi Muscat. “Il problema risiede nel modo in cui il settore valuta il lavoro delle donne. Età, istruzione, orario di lavoro e impiego nel settore pubblico o privato contribuiscono solo a spiegarne una parte”.
Tenendo conto di questi quattro fattori, il divario retributivo orario si riduce dal 19% al 6% e quello mensile dal 28% al 10%. Il divario retributivo rimanente non può essere spiegato dai dati analizzati ed è più marcato ai livelli retributivi più alti, dove rappresenta quasi l’intera differenza tra quanto guadagnano donne e uomini.
Il report precisa tuttavia che la componente “non spiegata” del divario non può essere interpretata automaticamente come una misura della discriminazione salariale, perché può riflettere anche caratteristiche non osservate o non disponibili nei dati utilizzati nell’analisi.
L’analisi rileva inoltre un chiaro schema di sottovalutazione: più un ruolo nel settore sanitario e assistenziale è dominato dalle donne, minore tende ad essere la retribuzione, anche rispetto a lavori simili in altri settori. Secondo il rapporto, i risultati suggeriscono che la disparità non può essere spiegata solo dalle differenze di qualifiche, ma riflette anche il modo in cui il lavoro svolto prevalentemente da donne viene valorizzato e retribuito.
Un settore che occupa il 17% delle lavoratrici Il settore sanitario e assistenziale è il quarto datore di lavoro della Regione, rappresentando circa il 10% di tutti gli occupati, ed è la principale fonte di posti di lavoro retribuiti nel settore dell’assistenza, prima dell’istruzione e del lavoro domestico.
Si tratta di una fonte di lavoro particolarmente importante per le donne. Il settore rappresenta quasi il 17% di tutta l’occupazione femminile nella Regione, contro solo il 5% per gli uomini. In Belgio, Danimarca e Norvegia una donna occupata su quattro lavora nel settore sanitario e assistenziale. In Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi e Svizzera la quota è di una su cinque. Nella Federazione Russa è di circa una su sette e in Kirghizistan di circa una su dieci. In Estonia, Lituania e Polonia, le donne costituiscono quasi il 90% della forza lavoro del settore.
La disparità salariale in un settore di queste dimensioni incide sul reclutamento, sulla fidelizzazione e sul numero di donne che raggiungono ruoli dirigenziali e di leadership, con ripercussioni a catena sui sistemi sanitari che dipendono da loro.
L’invito all’azione dell’Oms Europa L’Oms Europa invita gli Stati membri ad agire su cinque fronti:
rendere obbligatoria la rendicontazione del divario retributivo di genere;
colmare le lacune nei dati raccogliendo e pubblicando informazioni retributive disaggregate;
rafforzare la legislazione sulla parità salariale e la sua effettiva applicazione;
eliminare le barriere strutturali che impediscono alle donne di accedere ai ruoli dirigenziali e meglio retribuiti;
rivalutare il lavoro nel settore sanitario e assistenziale affinché la retribuzione rifletta competenze e responsabilità.
“Non si tratta di un problema complicato da risolvere, è una questione di volontà”, ha concluso Azzopardi Muscat. “Sappiamo come colmare il divario retributivo: trasparenza, applicazione delle norme e rimozione degli ostacoli che impediscono alle donne di ricoprire ruoli dirigenziali. Ogni Stato membro di questa regione può iniziare oggi stesso.”
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