Pronto Soccorso pediatrici. Sempre più accessi
“La crescita degli accessi ha varie cause”, ha spiegato Gianni Messi, presidente SIMEUP. “Alcuni sono correlati all'organizzazione sul territorio: il Pronto Soccorso è un presidio aperto 24 ore su 24 che eroga prestazioni tempestive, mentre la pediatria sul territorio non è strutturata per assicurare assistenza h24. Inoltre, rivolgendosi all’unità di emergenza, le famiglie possono ottenere visite specialistiche ed esami strumentali più tempestivamente rispetto ai tempi tradizionali di attesa. Infine una larga quota degli accessi, in particolare quelli nelle ore serali, sono rappresentati dai figli di genitori stranieri, nel nostro Paese per lavoro ma senza diritto all’assistenza del pediatra di famiglia”.
Ma le motivazioni non sono solo queste. “Soprattutto – ha continuato Messi – incidono fattori emotivi: i genitori investono molto sui figli, spesso unici, e chiedono prestazioni pressoché immediate e tranquillizzanti. Ciò fa sì che, nonostante la popolazione infantile diminuisca, le richieste di prestazioni urgenti aumentano ad un ritmo del 2-3% l'anno”.
Peccato che tutto questo afflusso rischi di rendere carente la possibilità di un’immediata assistenza ai bambini realmente critici – oggi prevalentemente rappresentati da pazienti affetti da malattie acute a rapida evoluzione o malattie croniche riacutizzate e con problematiche complesse, o vittime di incidenti con esiti importanti o severi.
Le ragioni sono infatti spesso disturbi lievi,solo l’1% degli accessi è un codice rosso, mentre il 23% è addirittura un codice bianco (non critico, pazienti non urgenti), il 67% verde (poco critico, assenza di rischi evolutivi, prestazioni differibili), il 9% giallo (mediamente critico). Dati da cui si evince un uso improprio dei Pronto Soccorso. “In pediatria per i codici critici non sempre è utilizzato il 118 per accedere all’unità di emergenza. Questo è chiaramente un errore“, ha commentato Pasquale Di Pietro, Coordinatore del DEA dell'Ospedale Gaslini di Genova. “I genitori spesso bypassano anche il consulto del pediatra che talvolta non viene interpellato nemmeno telefonicamente. Bisogna quindi domandarsi in che modo rafforzare la disponibilità dei pediatri sul territorio e allo stesso tempo avviare i progetti di educazione sanitaria previsti dal Ministero della Salute e dalle Regioni sull’uso appropriato del Pronto Soccorso e del 118”.
Certo non si tratta sempre e solo di casi di disturbo lieve. “Esistono delle nuove emergenze in pediatria che tendono ad acquisire rilevanza”, ha spiegato ancora Di Pietro. “Queste sono ad esempio un numero consistente di accessi dovuti ad incidenti gravi, che si verificano spesso anche nei bambini piccoli per negligenza e/o a scarsa vigilanza da parte dei famigliari, o ancora i ricoveri per patologie da alcool, assunzione di nuove droghe, o patologie psichiatriche.”
Per aiutare i genitori a capire quali siano le situazioni veramente pericolose(ferite, perdita di coscienza, forte letargia, problemi respiratori che portano alla cianosi, traumi alla testa ecc.) da quelle per le quali è possibile attendere e fronteggiare con una terapia domiciliare (mal d'orecchio, mal di gola, influenza, nausea, mal di stomaco, ma anche poca diarrea o vomito), la SIMEUP Lazio ho reso disponibile nel proprio sito un vademecum da seguire nei casi di emergenza. In più, nel caso di punture di insetti o morsi di animali, avvelenamenti da cibo, ingestione di piante o prodotti della casa è possibile chiamare un Centro Antiveleni che può suggerire il trattamento più adatto o consigliare l’accesso al Pronto Soccorso di riferimento. Chiaramente, se il bambino peggiora rapidamente, perde conoscenza, non può essere trasportato o ci potrebbe essere un ingorgo di traffico, gli esperti consigliano sempre di chiamare il 118.
09 Maggio 2012
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