Farmacie. Se siamo un “servizio pubblico” ci paghino come tale

Farmacie. Se siamo un “servizio pubblico” ci paghino come tale

Farmacie. Se siamo un “servizio pubblico” ci paghino come tale

Gentile direttore,
sono  farmacista da 42 anni e titolare da 35 anni. Dai giorni in cui esisteva il rimborso indiretto ai pazienti ad oggi, in cui in nome del Ssn tutto si fa e solo e soltanto sulle spalle delle farmacie, vorrei  fare delle considerazioni di ordine pratico che, ritengo, il collega (mi perdoni il senatore l’audacia) Lettieri avrà senz’altro fatto. E visto che lui sta nelle stanze dei bottoni, perché non rinverdirle?

Eccole comunque: si parla tanto, tantissimo di servizio farmaceutico e Ssn: ma se il nostro è un servizio dovrebbe avere un capitolo di spesa separato dal resto della spesa sanitaria.
Ora mi rendo conto che una richiesta in tal senso non è più congrua visto che stiamo approcciandoci agli organi competenti con una trasformazione radicale come la remunerazione professionale, ma se unissimo pure questa separazione potremmo (si spera) stare, come si dice, fra il popolo in un ventre di vacca.
 
Leggera lamentatio di un farmacista titolare non per scienza infusa ma per il sudore della fronte, farmacista che ha amato ed ama la propria professione ed ha cercato in tutte le maniere imprenditoriali di far sì che la qualità del servizio non scadesse mai, anche nei momenti più difficili, ma che ora avendo settanta anni  sente il terreno che comincia a vacillare anche per colpa di molti colleghi ottusi che non vedono altro che l’Istituzione della Farmacia come un commercio.
 
Valfredo Maria Bilucaglia
 

25 Maggio 2012

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