Bergamo. Screening congiunto Covid-19 ed Epatite C in piazza Matteotti e nella casa circondariale

Bergamo. Screening congiunto Covid-19 ed Epatite C in piazza Matteotti e nella casa circondariale

Bergamo. Screening congiunto Covid-19 ed Epatite C in piazza Matteotti e nella casa circondariale
Presentata al Comune la prima tappa lombarda del roadshow. che ha già toccato Roma, Napoli e Salerno,.Appuntamento, per i test, alle 9,30 di sabato 17 in piazza Matteotti, a Bergamo. Poi, lunedì 19 si replica a Milano, in piazzale Cadorna, per l’ultima tappa del progetto pilota.

Screening gratuito congiunto Covid-19/Epatite C per i cittadini di Bergamo: si terrà domani, sabato 17 ottobre, a bordo del laboratorio mobile che sarà operativo in piazza Matteotti, dando un segnale forte dell’interesse verso la prevenzione.
L’iniziativa è stata presentata oggi in un incontro con la stampa a Bergamo, alla quale sono intervenuti il sindaco Giorgio Gori, l’On. Elena Carnevali della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, insieme con i responsabili istituzionali locali, i referenti di AISF, SIMIT e EpaC Onlus.
“Bergamo negli ultimi mesi è stata una città particolarmente colpita – ha esordito il sindaco Gori -, possiamo ben sottolineare che non c’è soltanto il Covid: tante patologie creano sofferenza, a causa dell’emergenza sono state oscurate, i cicli di prevenzione messi in secondo piano. Abbiamo condiviso con partecipazione e patrocinato questo doppio screening che rappresenta un’occasione propizia e un grande passo avanti nella lotta definitiva all’Epatite C”.
 
“Le risorse ci sono: 71 milioni di euro resi disponibili con il decreto milleproroghe, spendibili nel 2020 e 2021 – ha evidenziato l’Onorevole Elena Carnevali, firmataria dell’emendamento specifico – quanto iniziamo a fare qui, con lo screening congiunto, si mira a far emergere quello che la popolazione non sa e non conosce, perfettamente curabile con i farmaci che ci sono. Puntiamo a una platea di 17 milioni di cittadini italiani, di cui oltre 144mila trattati dai servizi tossicodipendenze, oltre 160mila nelle carceri. Questa operazione ci consente di recuperare un ritardo, far emergere un sommerso. Nulla come questa operazione può consentire di evidenziare la malattia, ora l’obiettivo da centrare è trasformare le risorse stanziate in operazioni effettive”.
 
Particolarità rispetto alle tappe già portate a termine con pieno successo dal roadshow a Roma, Napoli e Salerno, sarà lo screening nella Casa Circondariale, realizzabile grazie alla consegna, in programma nel pomeriggio di oggi, di un lotto di 150 kit diagnostici. L’importanza di questo passaggio è stata sottolineata dal messaggio inviato dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che ha la delega per l’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari.
“Questa iniziativa avvicina il carcere al territorio – ha sottolineato Teresa Mazzotta, Direttore della Casa circondariale di Bergamo – luogo dove la presenza di soggetti tossicodipendenti, quindi particolarmente a rischio di patologia HCV, ci rende particolarmente sensibili al problema. È un gesto che va in direzione dell’inclusione, della piena attuazione del diritto costituzionale alla salute, i nuovi test che saranno forniti nell’ambito di questa iniziativa consentono di accelerare e potenziare l’opera di prevenzione nei confronti di un target non facile”.
Il test sierologico congiunto e gratuito è eseguito con puntura sul dito e con risultati rilasciati entro circa 30 minuti. Come precisato nei vari interventi – di Alessio Aghemo, Professore associato di Gastroenterologia, della Humanitas University, degli esponenti dell’ASST Papa Giovanni XXIII Stefano Fagiuoli, Direttore dell’UOC Gastroenterologia, Epatologia e Trapiantologia e del Dipartimento di Medicina Specialistica e dei Trapianti, Giampietro Gregis, Dirigente Medico, e Fabrizio Limonta, Direttore Socio Sanitario, e del Presidente di EpaC Onlus Ivan Gardini -, si tratta del primo “progetto pilota” interregionale di screening Covid-19/HCV per mettere assieme i dati statistici relativi a due patologie importanti e di estrema attualità.
Accanto al Covid, l’Epatite C è al centro dell’attenzione per il premio Nobel da pochi giorni attribuito agli scienziati Alter, Houghton e Rice che ne hanno identificato e isolato il virus, principale causa di cirrosi e cancro del fegato, aprendo la strada alla realizzazione dei farmaci che oggi rendono possibile la cura. L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato – AISF e dalla Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT, con il patrocinio dell’Associazione dei Pazienti EpaC Onlus e del Comune di Bergamo.
L’idea del doppio test ha tratto origine dalle attività che AISF e SIMIT insieme con EpaC Onlus svolgono con la sigla ACE – Alleanza contro le Epatiti, e ha preso vigore negli ultimi mesi, dopo che diversi studi hanno rilevato una riduzione di oltre il 90% dei trattamenti durante il lockdown. Il test congiunto è esplicitamente indicato come opportuno anche nel documento conclusivo dell’“Indagine conoscitiva in materia di politiche di prevenzione ed eliminazione dell’epatite C”, approvato all’unanimità in XII Commissione “Affari Sociali” della Camera dei Deputati, lo scorso 11 giugno: può infatti costituire un primo step per ampliare gli screening e far emergere il “sommerso”, al fine di raggiungere l’obiettivo prefissato dall’OMS di eradicare la patologia entro il 2030. Questo risultato si potrà raggiungere al salto di qualità terapeutica permesso dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’Epatite C, grazie ai quali il virus viene eradicato in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali.
 

16 Ottobre 2020

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