Formazione sanitaria, OMS e SESAM: “La simulazione va integrata nei sistemi sanitari”

Formazione sanitaria, OMS e SESAM: “La simulazione va integrata nei sistemi sanitari”

Formazione sanitaria, OMS e SESAM: “La simulazione va integrata nei sistemi sanitari”

Oltre 80 esperti si sono riuniti alla WHO Academy di Lione per discutere il ruolo della formazione basata sulla simulazione nel rafforzamento della forza lavoro sanitaria globale. Il consenso emerso è chiaro: la simulazione non è più uno strumento educativo di nicchia, ma una leva strategica per migliorare qualità delle cure, sicurezza dei pazienti, preparazione degli operatori, performance dei team e resilienza organizzativa.

Oltre 80 rappresentanti di società scientifiche dedicate alla simulazione, ministeri della Salute, ospedali, università, organizzazioni internazionali, associazioni professionali e partner industriali si sono riuniti il 15 giugno 2026 alla WHO Academy di Lione per un evento congiunto promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dalla Society for Simulation in Europe (SESAM).

Al centro del confronto una domanda considerata ormai urgente: come far passare la simulazione da iniziative isolate a una integrazione sistematica all’interno dei sistemi sanitari?

La simulazione non è più uno strumento di nicchia

Il consenso tra i partecipanti è stato netto: la simulazione non può più essere considerata un semplice strumento formativo di nicchia. Oltre alla formazione degli operatori, la simulazione contribuisce a rafforzare i sistemi sanitari, migliorando la qualità dell’assistenza, la sicurezza dei pazienti, la preparazione della forza lavoro, la performance dei team e la resilienza delle organizzazioni.

Secondo gli esperti, il valore della simulazione è ormai sufficientemente riconosciuto. Il problema principale non è più dimostrarne l’utilità, ma superare una fase di attuazione ancora frammentata e spesso dipendente dall’iniziativa di singoli professionisti o realtà locali.

Dalle esperienze locali alle politiche nazionali

Per ottenere un impatto duraturo e su larga scala, la simulazione deve essere integrata nelle politiche nazionali, nei piani di sviluppo della forza lavoro, nei sistemi educativi e nei meccanismi di finanziamento.

I partecipanti hanno sottolineato che nessuna istituzione può raggiungere questo obiettivo da sola. Sarà necessaria una collaborazione più forte tra governi, istituzioni sanitarie, mondo accademico, società professionali, organizzazioni internazionali e partner industriali. La sfida, quindi, è trasformare esperienze spesso locali e discontinue in un approccio strutturale, capace di sostenere la preparazione degli operatori e l’adattamento dei sistemi sanitari a bisogni sempre più complessi.

Janssens: “Uno strumento strategico per sistemi sanitari più forti”

“Alla WHO Academy vediamo la simulazione non semplicemente come una metodologia di formazione, ma come uno strumento strategico per lo sviluppo delle capacità, la preparazione della forza lavoro e sistemi sanitari più forti”, ha dichiarato Bart Janssens, Unit Head Health Learning and Capacity Building della WHO Academy.

“Questo evento non riguarda solo la discussione; riguarda il passaggio dalle idee all’azione”, ha aggiunto.

Carenza di personale e nuove competenze: perché serve scalare la simulazione

Il confronto si inserisce in un contesto globale segnato da carenze di personale sanitario, crescente complessità delle cure e rapida evoluzione delle competenze richieste agli operatori. La simulazione può infatti aiutare operatori e team a prepararsi a scenari complessi, migliorare la collaborazione, ridurre i rischi e rafforzare la capacità delle organizzazioni sanitarie di rispondere a situazioni critiche.

22 Luglio 2026

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