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Covid. “Contagi sottostimati del 40-50%”, lo scrive Repubblica che cita dossier Intelligence


Un dossier dell'intelligence sarebbe stato recapitato al presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte. Secondo questo dossier, i nuovi positivi giornalieri sarebbero in realtà il 40-50 per cento in più di quelli rilevati ufficialmente. "Il totale dei contagiati è sottostimato a causa del calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020 e dall'introduzione dei test rapidi che ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate", si legge nel documento.

29 GEN - In Italia i contagi da coronavirus sarebbero sottostimati del 40-50%. E' l'allarme lanciato al governo dall'Intelligence, un'ipotesi che non viene affatto esclusa dall'Istituto Superiore di Sanità. "Questo è possibile. Nei sistemi di sorveglianza spesso c'è una quota che può essere sottostimata dei casi che vengono normalmente diagnosticati e notificati", ha spiegato a Radio Anch'io Paola Stefanelli, direttrice del Reparto Malattie Prevenibili da vaccino - Iss - Istituto Superiore di Sanità.
 
Secondo quanto scrive il quotidiano Repubblica, di cui riferisce l’Agenza Agi, un dossier dell'intelligence sarebbe stato recapitato al presidente del Consiglio dimissionario, Giuseppe Conte. Secondo questo dossier, i nuovi positivi giornalieri sarebbero in realtà il 40-50 per cento in più di quelli rilevati ufficialmente. "Il totale dei contagiati è sottostimato a causa del calo del numero dei tamponi avvenuto a metà novembre 2020", si legge nel documento.
 
Due gli allarmi degli analisti di cui dà notizia Repubblica: la curva epidemiologica non sta piegando verso il basso tanto quanto attestano i bollettini diramati dal ministero della Salute; i dati al momento sono inattendibili e quindi difficili da analizzare e da usare per prendere misure adeguate di contenimento del virus.
 
"Osservando le terapie intensive nella parte finale dell'anno, si può dedurre che vi è stata una fase di ripresa dell'epidemia verso la metà dicembre" continua il dossier. "Una ripresa che non è stata rilevata né tracciata dai numeri nazionali a causa dei pochi test effettuati in quel periodo".
 
Secondo il dossier svelato da Repubblica, quindi, poco prima di Natale la curva è tornata a salire e la riprova sta nel fatto che i pazienti a rischio vita negli ospedali non sono diminuiti come ci si aspettava: la cifra è rimasta stabile, oscillando intorno alle 2.580 unità.
 
Il problema statistico sarebbe legato al numero di tamponi, secondo quanto scrive Repubblica: nella settimana tra l'11 e il 17 novembre ne sono stati processati un milione e mezzo, il numero più elevato registrato fino ad allora. Da quel momento, però, i test hanno preso a diminuire arrivando agli 868 mila della settimana tra il 23 e il 29 dicembre, salvo poi schizzare a 1,4 milioni dal 13 gennaio in poi per effetto dell'inclusione, nel conteggio, dei tamponi antigenici rapidi.
 
Prima ai fini del computo valevano solo quelli molecolari, poi il ministero della Salute ha ammesso anche gli altri. Proprio questo passaggio, secondo il dossier dell'intelligence, ha favorito il caos.
"L'introduzione dei test rapidi ha reso impossibile un confronto con le serie storiche passate. Alcune Regioni, inoltre, non fanno distinzione tra il molecolare e il rapido, è ciò ha evidenti ripercussioni sul calcolo di tutti i valori, tra cui il rapporto positivi/tamponi".
 
Il rapporto, sostengono, va rivisto, scorporando i rapidi e, soprattutto, togliendo quelli fatti per confermare l'avvenuta guarigione. "Sono solo i tamponi di prima diagnosi a fotografare la reale situazione epidemiologica, e a partire da metà novembre abbiamo visto un brusco calo di questa tipologia".
 
Ad oggi i test di conferma sarebbero il 65 per cento del totale: troppi per non alterare sensibilmente la rappresentazione della curva del contagio.

29 gennaio 2021
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