Spesa farmaceutica. Ministero Salute: “Nessun aumento fuori controllo, il governo ha aggiunto 1,4 miliardi”

Spesa farmaceutica. Ministero Salute: “Nessun aumento fuori controllo, il governo ha aggiunto 1,4 miliardi”

Spesa farmaceutica. Ministero Salute: “Nessun aumento fuori controllo, il governo ha aggiunto 1,4 miliardi”

Il Sottosegretario alla Salute risponde in Commissione all'interrogazione di Ricciardi (M5S). "I dati mostrano che la crescita della spesa sta flettendo. La riforma delle farmacie valorizza il servizio e rafforza i presidi rurali". E sull'incompatibilità: "Anac ha già esaminato e riconosciuto l'insussistenza di cause".

Non si può costruire una valutazione seria della spesa farmaceutica “sommando fenomeni diversi, canali diversi e periodi diversi, per poi attribuire tutto a una sola misura”. Così il Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha risposto oggi pomeriggio in Commissione Affari Sociali alla Camera all’interrogazione presentata da Marianna Ricciardi (M5S), respingendo le critiche sulla gestione della spesa farmaceutica e sulla riforma della remunerazione delle farmacie.

La risposta di Gemmato si snoda attraverso diverse precisazioni, con l’obiettivo di ricondurre il dibattito “alla reale portata” dei fatti.

Il Sottosegretario ha anzitutto fornito una lettura dei dati che contraddice la narrazione di una spesa fuori controllo. “La spesa convenzionata, dopo circa vent’anni di riduzione, ha ripreso a crescere dal 2022, quindi dopo l’emergenza Covid-19 e prima delle misure oggi richiamate”. Durante la pandemia, ha ricordato, si sono ridotti accessi, diagnosi e trattamenti. La crescita successiva va quindi letta “anche come recupero di cure e di domanda di salute”.

A sostegno di questa tesi, Gemmato ha citato alcuni dati: “Nel 2025 la crescita della spesa per acquisti diretti, al netto dei ripiani, è passata dal 10,4 per cento del 2024 al 4,1 per cento”. Un dato che, secondo il Sottosegretario, dimostra che il sistema “torna su un percorso fisiologico”.

Ancora più significativo il confronto tra quinquenni: la media della spesa farmaceutica nel periodo 2014-2019 era al 7% di aumento, quella del quinquennio 2019-2024 al 7,2%, mentre al 2025 la percentuale è scesa al 5,7%. “Quasi il 20% in meno”, ha sottolineato Gemmato, “che evidenzia come oggi la curva di crescita della spesa farmaceutica stia flettendo”.

Il Sottosegretario ha inoltre ricordato che il Governo ha destinato, tra il 2024 e il 2025, “circa 1,4 miliardi di euro aggiuntivi agli acquisti diretti regionali di farmaci”. Un dato che, a suo dire, rende “difficile conciliare” la rappresentazione di un Governo che “scarica il costo delle cure sui cittadini”.

Gemmato ha poi difeso la riforma della remunerazione delle farmacie, sottolineando che “non nasce nel 2024 e non nasce con questo Governo”. Si tratta, ha spiegato, “del punto di arrivo di un percorso avviato già nel 2021, quando venne introdotta la remunerazione aggiuntiva per sostenere le farmacie più fragili, rurali e a basso fatturato”.

“È singolare”, ha osservato, “che oggi venga descritta come un favore a una categoria una riforma che affonda le radici in scelte maturate in fasi politiche diverse”. L’obiettivo, ha chiarito, è “non remunerare semplicemente il prezzo del farmaco, ma valorizzare il servizio professionale reso al cittadino, la prossimità delle cure e la presa in carico”.

Per oltre trent’anni, ha ricordato, il rapporto convenzionale tra SSN e farmacie “è rimasto sostanzialmente fermo, in regime di proroga”. La riforma, ha precisato, “non ha distribuito vantaggi indistinti: ha introdotto un modello più equilibrato e redistributivo, rafforzando soprattutto le farmacie piccole, rurali e disagiate, cioè quei presidi che in molti piccoli comuni e aree interne rappresentano spesso l’unico punto sanitario stabilmente accessibile”.

Quanto alle “considerazioni personali rivolte al sottoscritto”, il Sottosegretario ha ricordato che l’Autorità nazionale anticorruzione “ha già esaminato la posizione e ha riconosciuto l’insussistenza di cause di incompatibilità”. “Francamente”, ha aggiunto, “ritengo difficile sostenere che chi possiede competenze specifiche in un settore debba per questo astenersi dal contribuire a riformarlo”.

Venendo alla riclassificazione di alcuni medicinali dalla distribuzione diretta alla convenzionata, Gemmato ha invitato a evitare “rappresentazioni semplicistiche”. Non si è trattato, ha spiegato, “di un trasferimento generalizzato, ma di interventi mirati, valutati dall’AIFA, su terapie croniche ad alta prevalenza, coerenti con una gestione territoriale del paziente”.

Quando un farmaco cambia canale distributivo, “è naturale che cresca la spesa in un contenitore e diminuisca nell’altro”. La valutazione corretta, ha insistito, “deve guardare al saldo complessivo: costi DPC evitati, logistica, gare, oneri amministrativi, distribuzione e tempo sottratto alle strutture sanitarie”. Inoltre, Aifa ha accompagnato questi passaggi con la “retrocessione degli sconti confidenziali e rinegoziazioni economiche con le aziende”, riducendo il costo netto effettivamente sostenuto dal Ssn.

Gemmato ha rivendicato la scelta di semplificare i percorsi prescrittivi e distributivi, respingendo le critiche secondo cui ciò ridurrebbe le garanzie per i cittadini. “Significa liberare medici di medicina generale, specialisti, farmacie e strutture pubbliche da passaggi burocratici non sempre giustificati, per restituire tempo alla cura e alla presa in carico”.

“Una revisione dell’assistenza farmaceutica”, ha aggiunto, “non significa automaticamente ridurre le tutele per i cittadini. Significa aggiornare le regole, migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni e usare meglio le risorse pubbliche, così da garantire i farmaci a chi ne ha davvero bisogno e mantenere sostenibile il Servizio sanitario nazionale, soprattutto per anziani, pazienti cronici e persone fragili”.

Il Sottosegretario ha concluso rivendicando l’obiettivo complessivo della riforma: “Stiamo riequilibrando il sistema, riportando il paziente cronico al centro della medicina territoriale”. Uno sforzo collettivo in cui “istituzioni, professionisti sanitari, farmacie, aziende e regioni devono contribuire a ridurre gli squilibri prodotti da anni di stratificazioni e mancate correzioni”. “Il punto di arrivo – ha concluso – non è il vantaggio di una categoria, ma la presa in carico della salute del cittadino”.

23 Giugno 2026

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