La manovra sanità sbarca in Aula al Senato. Tagli per 2,352 miliardi a decorrere dal 2015. Ma per 4 volte manca numero legale sulle pregiudiziali. Si riprende domani

La manovra sanità sbarca in Aula al Senato. Tagli per 2,352 miliardi a decorrere dal 2015. Ma per 4 volte manca numero legale sulle pregiudiziali. Si riprende domani

La manovra sanità sbarca in Aula al Senato. Tagli per 2,352 miliardi a decorrere dal 2015. Ma per 4 volte manca numero legale sulle pregiudiziali. Si riprende domani
Molte le misure studiate da Governo e Regioni per compensare il taglio. Ribasso dei contratti di beni e servizi e dispositivi medici e taglio dei primariati in eccesso. Ospedali sotto la scure dell’efficienza. E poi lotta alle prestazioni specialistiche e ai ricoveri di riabilitazione considerati inutili o inappropriati. Il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 18 agosto. LA MANOVRA SANITÀ, RIORDINO AIFA

Non è iniziato bene l'iter in Aula del Senato del decreto legge Enti Locali con all’interno il pacchetto di emendamenti sanità del Governo che recepiscono l’intesa Stato Regioni del 2 luglio. Nel testo anche il riordino dell’Aifa e il potenziamento dei pronto soccorso romani per il Giubileo.
Dopo quattro chiamate a vuoto per mancanza del numero legale sulle questioni pregiudiziali avanzate dalle opposizione la seduta è stata sciolta e l'esame del decreto rinviato a domani.
 
Il piatto grosso è senz’altro quella che abbiamo definito “manovra d’estate” e che, a un anno esatto di distanza dal Patto per la Salute del luglio 2014, riporta indietro le lancette della spesa sanitaria tagliando quello che il Patto aveva dato in più al Ssn. Un taglio lineare di oltre 2,3 miliardi l’anno a valere dal 2015 in poi.
 
Per “compensare” la sforbiciata, che sarà comunque operativa dalla conversione in legge del decreto, attesa entro il 18 agosto, Governo e Regioni hanno messo a punto una serie di misure, tutte già contenute nell’intesa del 2 luglio, che vanno dai tagli ai contratti (già in essere) di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, al taglio dei primariati in eccesso dopo l’applicazione dei nuovi standard ospedalieri, fino alla chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti e l’applicazione ferrea dei nuovi parametri di efficienza negli ospedali, che dovranno lavorare a pieno regime per rispettare i nuovi tassi di ospedalizzazione.
 
Ma non basta. Governo e Regioni hanno immaginato anche altri interventi per dare una bella sfoltita a prestazioni sanitarie considerate inutili o inappropriate nel campo della specialistica ambulatoriale e nella riabilitazione.
 
A pagare il prezzo dell’inappropriatezza, i cui criteri per individuarla saranno stabiliti da un decreto ad hoc, saranno medici, cittadini e Dg delle Asl. I primi saranno penalizzati economicamente se prescriveranno le prestazioni “bannate” dall’emanando decreto, i secondi si vedranno porre a loro carico la ricetta incriminata e i terzi, i manager Asl, saranno puniti a posteriori qualora si scoprisse che non hanno fatto nulla per fermare la prescrizione delle prestazioni inutili.
 
Da tutte queste misure si aspetta un risparmio di ben 1,744 miliardi già quest’anno, ai quali vanno aggiunti gli effetti automatici della riduzione del fondo sanitario sul finanziamento della farmaceutica che è vincolato a una percentuale fissa sul totale delle risorse a disposizione e che si vedrà ridotto il budget di 308 milioni e altri 300 milioni che, sempre secondo quanto previsto dall’intesa di luglio, saranno recuperati tagliando investimenti regionali già deliberati.
 
Si arriva così alla compensazione dei 2,352 miliardi in meno di risorse a disposizione delle regioni per finanziare Asl e ospedali. Una compensazione che, come sappiamo, lascia molto dubbi sulla sua reale applicazione e anche sulla correttezza di alcune misure (prima fra tutte quella che scarica sui cittadini i costi dell’inappropriatezza) ma che ormai, come tante altre misure similari adottate negli anni a compensazione di tagli lineari alla sanità, è scritta nero su bianco su un testo di legge pronto ad essere votato.
 

 
 

27 Luglio 2015

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