Manovra. Cosentino (Pd): “La sanità nelle mani dei privati”

Manovra. Cosentino (Pd): “La sanità nelle mani dei privati”

Manovra. Cosentino (Pd): “La sanità nelle mani dei privati”
In questa intervista esclusiva il senatore del Pd, Lionello Consentino, commenta la manovra appena approvata dal Senato. “L’Opposizione ha compiuto un necessario atto di responsabilità, ma quella del Governo è una manovra ingiusta, che mette in ginocchio i cittadini meno abbienti e sfascia il servizio pubblico per mettere la sanità in mano ai privati”.

Intervista a Lionello Cosentino, senatore Pd e componente della commissione Igiene e Sanità del Senato.
 
Senatore Cosentino, partiamo da un giudizio sull’iter che ha caratterizzato questa manovra.
Credo sia stato giusto accogliere l’invito del presidente Napolitano e accelerare i tempi per l’approvazione, perché la speculazione finanziaria che si è abbattuta sull’Italia a partire già da venerdì scorso costa e costa caro a tutti. Da questo punto di vista ritengo, quindi, che abbia fatto bene l’Opposizione a dare un segnale di serietà e approvare la manovra, perché nonostante il Governo sia inadeguato, non possiamo lasciare il Paese allo sbando. È però impressionante l’assenza del presidente del Consiglio dei Ministri. Oggi al Senato c’era il ministro dell’Economia Tremonti, ma quella del presidente del Consiglio è ormai una sedia vuota.

Qual è la sua opinione sui contenuti della manovra?
Non è detto che sia sufficiente, l’unica cosa certa è che è molto ingiusta. E si è visto anche in queste ore. In queste convulse discussioni nella notte in commissione Bilancio. Da un lato ci sono gli avvocati del Pdl o gli interessi più forti che non vogliono essere toccati, che si sono opposti tenacemente all’emendamento sulle professioni con la minaccia di votare contro la manovra. Dall’altro lato c’è il fatto che tutto il peso della manovra fondamentalmente pesa sui Comuni e sulle Regioni, sulle spese per i servizi ai cittadini, sulla sanità e sul welfare.

Una delle modifiche alla manovra ha riguardato i ticket…
E anche in questo caso abbiamo assistito a una situazione paradossale. Ieri pomeriggio, in commissione Igiene e Sanità del Senato, avevamo un testo discusso con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che prevedeva l’introduzione del ticket dal 1° gennaio 2012 in mancanza di proposte delle Regioni diverse per ottenere lo stesso risultato di risparmio, e ci siamo trovati due ore dopo con una proposta di modifica del relatore che cambiava le carte in tavola. Diminuendo ulteriormente le risorse per le Regioni per un valore di circa 300 milioni di euro dicendo “le recuperate con il ticket”. A parte che non credo che il ticket sarà sufficiente a far quadrare i conti delle Regioni, ma resta in ogni caso un provvedimento ingiusto, perché ci sono modi più civili, come le reti finanziarie, la lotta agli sprechi o alla corruzione, per recuperare i soldi che servono.
Il ticket, invece, colpisce il diritto alla salute dei cittadini. E come una recente ricerca del Censis dimostra che, nelle Regioni con i Piani di rientro, con il ticket a carico del cittadino, il ricorso alle cure, ai farmaci e alle visite specialistiche è diminuito. Ora diminuirà ancora di più.

Le Regioni avevano già duramente criticato i tagli, affermando che finiranno per condurre tutte le Regioni al deficit.
Consideriamo che già oggi ci sono nove Regioni in piano di rientro. Al termine di questa manovra saranno senz’altro di più, perché il Governo, non volendo colpire gli interessi del proprio elettorato né quello degli Ordini professionali, ha scaricare tutto su Comuni e Regioni.

L’emendamento sulla liberalizzazione delle professioni ieri è stato al centro di forti polemiche.
L’Italia è il Paese della caste, dove i privilegi sono intoccabili e, come al solito, si continua a stringere sul lavoro dipendente, sui pensionati, sui portatori di handicap ecc.
Insomma, che fosse necessaria una manovra per mettere freno alle speculazioni e salvare i conti pubblici è vero, ma è inaccettabile che sia stato fatto salvaguardando gli interessi dei più potenti e dei più ricchi e mettendo in ginocchio i cittadini meno abbienti.

Quali benefici avrebbe portato la liberalizzazione delle professioni?
Basta fare un esempio semplicissimo. Quando con la lenzuolata di Bersani furono introdotte le parafarmacie e la vendita dei farmaci da banco nei supermercati, il prezzo di questi farmaci diminuì del 20%. Di conseguenza, nelle tasche dei cittadini c’erano un po’ di risorse in più. Se si mantiene un sistema di monopolio, i prezzi non diminuiranno mai.

Con il nuovo testo resta, invece, l’ambiguità dell’applicazione del blocco del turn over per il personale sanitario.
Certamente è prorogato per le Regioni con i piani di rientro, ma visto i tagli imposti dalla manovra, che condurranno molte Regioni al deficit, è evidente che alla fine il blocco del turn over sarà generalizzato. C’è di più. Il blocco del turn over significa che se in una struttura c’è una strumentazione ma non lo specialista per utilizzarla, il cittadino andrà a richiedere quella prestazione al privato che poi manderà la fattura al Ssn. In pratica, il Governo sta sfasciando il servizio sanitario pubblico per mettere la sanità in mano ai privati.

Lei è quindi dell’opinione che si stia verificando una deriva verso la privatizzazione della sanità.
Sì. La sanità ha un ministro della Salute debole e, di fatto, a decidere per la sanità è il ministro dell’Economia. Il risultato di questa politica è che si finanziano i privati. Siamo al principio di abbandono della sanità pubblica.

In questo quadro, quale sarà il futuro dei rapporti con il Governo?
Il Governo non pensi che la prova di responsabilità del centrosinistra sia il lasciapassare per continuare così. L’Esecutivo non sta dando garanzie all’Italia né all’estero sulla capacità di affrontare le sfide. Lo spirito di sacrificio degli italiani si scontra con la sfiducia dei mercati esteri, che non credono più nel Governo italiano. Sono certo che i problemi non siano affatto finiti.
 
L.C.

14 Luglio 2011

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