Manovra. Le Regioni: “Fondo in aumento ma ancora insufficiente. Serve stabilità per il Ssn”

Manovra. Le Regioni: “Fondo in aumento ma ancora insufficiente. Serve stabilità per il Ssn”

Manovra. Le Regioni: “Fondo in aumento ma ancora insufficiente. Serve stabilità per il Ssn”
Le Regioni accolgono positivamente l’aumento del Fondo Sanitario Nazionale previsto nella manovra 2026, ma avvertono che le risorse restano insufficienti rispetto ai fabbisogni reali. Critiche anche ai fondi troppo vincolati e alla mancanza di nuovi investimenti. Chiesto al Governo un piano pluriennale per garantire stabilità e sostenibilità al Servizio sanitario nazionale.

Le Regioni accolgono con favore l’aumento del Fondo sanitario nazionale previsto nella manovra di bilancio 2026, ma lanciano un chiaro monito: “Permangono forti criticità legate all’insufficienza delle risorse rispetto ai fabbisogni reali e ai maggiori costi derivanti dai rinnovi contrattuali e dall’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi sanitari”.

È quanto emerge dal documento di prime valutazioni approvato dalla Conferenza delle Regioni sul disegno di legge di bilancio per il 2026.

Il testo riconosce “lo sforzo del Governo” per l’incremento del fondo, stimato al +4,6% rispetto al 2025, ma segnala che oltre 1,45 miliardi risultano vincolati a obiettivi specifici e ai rinnovi contrattuali del personale sanitario, limitando la libertà di utilizzo da parte delle Regioni. Resta inoltre alta la preoccupazione per il progressivo calo del rapporto tra spesa sanitaria e Pil, che secondo le proiezioni scenderà sotto il 6% entro il 2028, riportando la sanità pubblica ai livelli pre-pandemici.

Nel documento, le Regioni sottolineano come una parte consistente dell’aumento del FSN sia legata a voci obbligatorie — in primis il rinnovo dei contratti e la copertura dei costi legati alla gestione dei disavanzi — riducendo lo spazio di manovra per interventi strutturali. La Conferenza ribadisce inoltre la necessità di garantire flessibilità nella gestione delle anticipazioni di liquidità, oggi troppo limitata per poter essere realmente efficace come strumento di equilibrio di bilancio.

Sul fronte del personale sanitario, le Regioni chiedono di indirizzare le nuove indennità di specificità in via prioritaria ai medici dell’emergenza e urgenza, una categoria che continua a soffrire gravi carenze di organico e condizioni di lavoro critiche.

Forte la critica anche sulla gestione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep). Il Ddl bilancio, infatti, obbliga gli enti territoriali a garantire le risorse necessarie per mantenere i nuovi standard, senza prevedere un adeguato contributo statale. Secondo la Conferenza, “se lo Stato definisce il livello delle prestazioni, deve anche assicurare la copertura finanziaria necessaria”. La posizione è chiara: “Non si può pensare che i Lep ‘massimi’ siano finanziati con le risorse degli enti territoriali, che devono comunque rispettare i propri equilibri di bilancio”.

Il documento denuncia inoltre l’assenza di nuovi fondi per gli investimenti sanitari, compresi quelli previsti dall’articolo 20 della legge n. 67/1988, che finanzia opere di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico. “Le Regioni – si legge – si impegnano a utilizzare al meglio le risorse disponibili, ma è necessario che il Governo apra un nuovo ciclo di programmazione e spesa”.

07 Novembre 2025

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