Nuovo piano pandemico. FdI vuole modificarlo, le opposizioni plaudono e le Regioni chiedono le risorse necessarie per attuarlo

Nuovo piano pandemico. FdI vuole modificarlo, le opposizioni plaudono e le Regioni chiedono le risorse necessarie per attuarlo

Nuovo piano pandemico. FdI vuole modificarlo, le opposizioni plaudono e le Regioni chiedono le risorse necessarie per attuarlo
Per FdI si tratta di un "documento tecnico", che contiene solo alcuni principi generali e che dovrà necessariamente essere rivisto in diversi punti nel corso del confronto in sede di Conferenza Stato Regioni. Il partito di maggioranza punta in particolare il dito contro il richiamo ai vaccini, ai lockdown e al ricorso ai Dpcm. A difendere il nuovo piano, paradossalmente, sono l'ex premier Conte e l'ex ministro della Salute Speranza dal momento che si tratta di un documento elaborato da scienziati, "e quindi non è di destra né di sinistra". Intanto le Regioni chiedono certezze sugli stanziamenti

Continua a far discutere la nuova bozza di piano pandemico elaborata dal ministero della Salute e inviata alla conferenza Stato Regioni per l’intesa. Le prime a farsi sentire sono state le Regioni che hanno chiesto, in particolare, “le risorse necessarie per la realizzazione dei piani pandemici regionali da finanziare con fondi specifici vincolati all’attuazione del Piano nazionale e aggiuntivi rispetto al finanziamento del Fondo sanitario nazionale”.

Altro nodo riguarda poi il personale e, in tal senso, le Regioni propongono che “il rafforzamento delle dotazioni organiche dei dipartimenti di prevenzione e delle strutture di livello regionale per le finalità previste dal piano non sia vincolato al rispetto dei tetti di spesa per il personale”.

Per quanto paradossale, le maggiori critiche al documento sono arrivate dalla maggioranza. Soprattutto da Fratelli d’Italia, il partito che ha indicato con Orazio Schillaci il nuovo corso al ministero della Salute. Il primo a farsi sentire è stato il sottosegretario alle Infrastrutture Galeazzo Bignami (FdI) che, sulle pagine de La Verità, ha anticipato la necessità di apportare alcune modifiche al testo: “Bisogna sottolineare che, con il nostro approccio, il lockdown sarebbe soltanto l’extrema ratio, qualora falliscano tutti gli altri provvedimenti attuati per fermare la diffusione di un ipotetico virus. È una differenza sostanziale rispetto al metodo caotico di Conte e Speranza. Ora la filosofia cambia: prima si adottano altri rimedi e solo in caso di loro fallimento si attiva questa specie di ‘opzione nucleare'”.

Bignami ha poi così commentato il ricorso ai Dpcm richiamato nel documento: “Conte li imponeva alla stregua di editti; per noi quello strumento è giuridicamente valido, purché subordinato a un passaggio parlamentare”.

Ma il passaggio più controverso del Sottosegretario riguarda i vaccini: “Il richiamo ai vaccini come misura preventiva più efficace vale, ovviamente, nel caso di vaccini debitamente testati, approvati dalle autorità competenti e di comprovata sicurezza: non per dei farmaci sperimentali”. Quasi a sottolineare che le autorità regolatore – ricordiamo nel nostro caso dell’interno continente europeo – potrebbero aver approvato i vaccini contro il Covid pur non avendoli adeguatamente testati. Un’affermazione se non grave quantomeno controversa.

Sempre su La Verità, è stata poi Ylenia Lucaselli (FdI) a ribadire come il nuovo piano pandemico sia stato scritto da tecnici e “contiene dei principi generali; la differenza la farà la maniera di metterli a terra. Dopodiché, il documento deve passare per la Conferenza Stato Regioni e lì, inevitabilmente, si aprirà una riflessione sui punti da sottoporre a revisione”.

Ma non finisce qui. Per Lucaselli sarà necessario aprire anche un altro capitolo interno al ministero della Salute a causa dei troppi ‘tecnici’ già presenti nel corso della precedente gestione Speranza. “È un capitolo da aprire – spiega -: il compito dei tecnici dovrebbe essere quello di tradurre in atti concreti la linea politica. Evidentemente, tanti anni di latitanza della politica hanno permesso loro di accrescere oltremisura la facoltà di compiere scelte autonome”.

Verrebbe a questo punto da chiedersi se, sorvolando sul ricorso o meno ai Dpcm, un piano pandemico debba essere considerato un documento ‘tecnico’, elaborato quindi in tal senso da esperti del settore seguendo le indicazioni dell’Oms; oppure se questo possa inquadrarsi come un documento ‘politico’. Nella speranza che, in quest’ultimo caso, un ipotetico virus possa decidere di sottostare alla “linea politica” dettata dal colore del governo di turno.

Su questo punto sembra avere le idee molto chiare Gianni Rezza, ex Direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute all’epoca dell’emergenza Covid che su X scrive: “La bozza del nuovo piano pandemico ribadisce l’opportunità di considerare misure di contenimento importanti in caso di eventi pandemici (influenzali o da malattia X). Qualcuno si meraviglia? la difesa della salute non è di destra né di sinistra ed è giusto essere pragmatici! Le misure proposte nella bozza del nuovo Piano Pandemico, tecnicamente adeguate, seguono le indicazioni Oms. Una revisione critica potrebbe riguardare l’uso dei Dpcm, che sposta le decisioni dal fronte sanitario a quello politico. Giusto o non giusto? Questo è il quesito”.

Come dicevamo, ad applaudire il nuovo piano pandemico è stato l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza: “Il piano pandemico è uno strumento con cui un Paese si prepara a una potenziale pandemia. Dire che c’è un piano pandemico di sinistra o di destra a me fa paura. Il piano lo fanno gli scienziati che devono capire quali sono gli strumenti migliori per combattere una pandemia. Ed è giusto che al cambiare di un governo non ne vengano cambiati i punti fondamentali. Per questo penso che le parole espresse in merito da Fratelli d’Italia siano completamente fuori bersaglio”, ha spiegato intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa.

Infine, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa è poi stato l’ex premier Giuseppe Conte che su Facebook ha così tuonato contro il premier Meloni: “È proprio vero. Il tempo è galantuomo. Ieri Meloni gettava benzina sul fuoco di un dramma sociale, incurante delle numerose difficoltà che ogni giorno eravamo costretti ad affrontare. Oggi, invece, quella strategia che tanto la faceva indignare e diventare paonazza nei suoi interventi in Parlamento è diventata il “suo” modello. Così, alla chetichella. Senza neppure chiedere scusa. Senza neppure un ringraziamento. Attenzione, non al sottoscritto. Ai cittadini che ha illuso e a quelli che in quei giorni hanno fatto enormi sacrifici. Questa è la politica che oggi va di moda. Una politica arrogante, muscolare, con un Presidente del Consiglio che dice tutto e il contrario di tutto. Senza nessuna vergogna. Che si dice sempre pronta a metterci la faccia. Anche quando è una faccia di bronzo”.

Giovanni Rodriquez

Giovanni Rodriquez

23 Gennaio 2024

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