Pensioni. Approvata alla Camera la risoluzione del Governo. “Con effetti Consulta rischio sforamento soglia 3% rapporto deficit/Pil”

Pensioni. Approvata alla Camera la risoluzione del Governo. “Con effetti Consulta rischio sforamento soglia 3% rapporto deficit/Pil”

Pensioni. Approvata alla Camera la risoluzione del Governo. “Con effetti Consulta rischio sforamento soglia 3% rapporto deficit/Pil”
La relazione del governo al Parlamento sugli effetti sui conti pubblici del decreto Pensioni, emanato in seguito alla sentenza della Consulta, è approvata con 273 voti favorevoli e 128 contrari. "Questi risultati non consentirebbero all’Italia di aspettare le regole di bilancio europee. Il Governo ha pertanto disposto un apposito decreto legge che consente di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica". IL TESTO

Via libera dall'Aula di Montecitorio alla relazione del governo al Parlamento sugli effetti sui conti pubblici del decreto Pensioni emanato in seguito alla sentenza della Consulta. La risoluzione relativa Marchi et al. è stata approvata con 273 voti favorevoli 128 contrari. Con la sentenza richiamata, come noto, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della misura disposta con il decreto legge n. 201 del 2011 che prevedeva la deindicizzazione nel biennio 2012-2013 per le pensioni di importo complessivamente superiore a tre volte il trattamento minimo.

In termini finanziari, la sentenza implica il pagamento di arretrati relativi al tnenmo 2012­2014 e un incremento della spesa per pensioni nel 2015 e negli anni seguenti in relazione al recupero del meccanismo di indicizzazione. "Considerati gli oneri connessi alla pronuncia della Corte Costituzionale, pari nel 2015 a circa 17,6 miliardi di euro netti, tenuto conto anche del venir meno degli effetti di cui all’articolo 18, comma 3 del decreto legge 98/2011, mantenendo immutato il quadro macro tendenziale previsto nel Def, l’indebitamento netto tendenziale delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL salirebbe nell’anno in corso dal 2,5%, previsto nel recente Documento di economia e finanza 2015, al 3,6% – si spiega nella relazione -. Questi risultati non consentirebbero all’Italia di aspettare le regole di bilancio europee. Ne conseguirebbe, con elevata probabilità, l’apertura di una procedura per deficit eccessivo nei confronti del nostro Paese per mancato rispetto del cnterio del deficit (il rapporto indebitamento netto/PIL sarebbe superiore alla soglia del 3%) e del criterio del debito (non sarebbe infatti possibile conseguire la riduzione richiesta dall’ordinamento comunitario)".

Al fine di dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale, il Governo ha pertanto disposto un apposito decreto legge che "consente di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica". "A seguito del decreto legge, il rapporto programmatico tra l’indebitamento netto e il Pil nel 2015 risulterà pertanto confermato al 2,6%. Per gli anni successivi restano sostanzialmente invariati i valori di indebitamento in rapporto al PIL previsti nel quadro tendenziale, pari all’ 1,4% nel 2016 e allo 0,2% nel 2017. Per il 2018 e il 2019 – conclude il documento – si conferma la previsione di un avanzo di bilancio pari rispettivamente allo 0,5% e allo 0,9%". 

18 Giugno 2015

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