Pma. Idv lancia raccolta firme deputati contro ricorso Governo a sentenza europea

Pma. Idv lancia raccolta firme deputati contro ricorso Governo a sentenza europea

Pma. Idv lancia raccolta firme deputati contro ricorso Governo a sentenza europea
Ad annunciarlo il responsabile sanità dell’Italia dei Valori, Antonio Palagiano. La sentenza europea boccia il divieto di diagnosi preimpianto contenuto nella legge 40/2004. “Faccio appello ai deputati per difendere la sentenza della Cedu e il diritto alla tutela della salute dei cittadini italiani".

"L'Italia dei Valori si impegna a promuovere una raccolta firme tra i deputati, analoga a quella lanciata al Senato, per chiedere alla Corte europea dei diritti dell'Uomo di rigettare la domanda di riesame, avanzata dal Governo italiano, contro la sentenza che boccia il divieto di diagnosi preimpianto contenuto nella legge 40/2004". Ad annunciarlo è l’on. Antonio Palagiano, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari e responsabile sanità dell'Italia dei Valori, in merito al ricorso del Governo nei confronti della sentenza della Corte di Strasburgo, che si era espressa contro il divieto per le coppie fertili, portatrici sane di malattie geneticamente trasmissibili, di accedere alle tecniche di fecondazione in vitro per poter effettuare la diagnosi preimpianto.

"Come primo firmatario di una mozione, presentata a settembre e mai calendarizzata in Aula, che chiedeva al Governo di non presentare domanda di riesame nei confronti della sentenza del 28 agosto 2012, faccio appello agli oltre cinquanta deputati che  avevano sottoscritto quel documento, di voler mettere ancora una volta la loro firma per difendere la sentenza Cedu e il diritto alla tutela della salute dei cittadini italiani", prosegue il deputato Idv.

"La raccolta firme – conclude Palagiano  – è già partita e speriamo che molti deputati facciano sentire la loro voce, contro una scelta che obbliga coppie con malattie geneticamente trasmissibili a far nascere figli malati o, in alternativa, a ricorrere ad un aborto terapeutico, che è invece paradossalmente permesso dalla legislazione italiana anche oltre il terzo mese di gravidanza".
 

30 Novembre 2012

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