Rapporto Osmed. Cattani (Farmindustria): “Non ha senso parlare di tagli al settore, spesa farmaceutica è sotto controllo”

Rapporto Osmed. Cattani (Farmindustria): “Non ha senso parlare di tagli al settore, spesa farmaceutica è sotto controllo”

Rapporto Osmed. Cattani (Farmindustria): “Non ha senso parlare di tagli al settore, spesa farmaceutica è sotto controllo”
Per il neo presidente di Farmindustria i dati emersi dal rapporto presentato oggi da Aifa, soprattutto se proiettati su più anni, mostrano che la spesa farmaceutica pubblica sta crescendo molto meno degli altri comparti di spesa sanitaria e meno delle altre voci generali di spesa pubblica. Per questo ha sottolineato: “Davvero non si comprendono appelli a misure di taglio della spesa che in questo momento destrutturerebbero il mercato, mettendo a rischio la stessa disponibilità dei farmaci”.

Per il neo presidente di Farmindustria Marcello Cattani il nuovo rapporto Osmed di Aifa conferma, soprattutto portando il confronto su più anni, che “la spesa farmaceutica pubblica è cresciuta dell’1% circa (negli ultimi 5 anni) e quindi, non solo meno del totale di quella sanitaria (+2,9%), ma soprattutto meno di tutte le altre voci di spesa pubblica (+4%). E in percentuale al PIL è costante (mentre il totale della spesa pubblica è cresciuta da 49% a 56%). Considerando anche la privata la crescita è 1,4% medio annuo”.

Tutti dati, insieme a quelli sui prezzi che restano più bassi a livello medio rispetto a quelli degli altri nostri competitor internazionali, che fanno dire a Cattani come “davvero non si comprendono appelli a misure di taglio della spesa che in questo momento destrutturerebbero il mercato, mettendo a rischio la stessa disponibilità dei farmaci”.

E Cattani prende in qualche modo le distanze anche dalla tesi, molto comune e reiterata, delle grandi differenze regionali: “Non è solo una caratteristica della farmaceutica. Dal personale a tutte le voci di spesa si possono fare queste analisi con forti differenze”, taglia corto il neo presidente di Farmindustria che a questo punto rilancia con la richiesta di nuove regole “per impiegare integralmente tutte le risorse stanziate”.

In particolare, spiega Cattani, servirebbero “un riconoscimento della necessità di un aumento delle risorse, soprattutto sulla spesa per acquisti diretti e una diversa valutazione della partita degli ‘avanzi’ nella spesa convenzionata e nei fondi innovativi” che, di fatto, “non consentono di impiegare tutte le risorse stanziate” (nel 2021 gli avanzi sono stati di 800, nel 2022  di oltre 900 e nel 2023 supereranno 1 miliardo).

E inoltre c’è la vecchia partita del pay back: “le imprese farmaceutiche hanno restituito 2,8 miliardi nel biennio 2019-2020, 1 miliardo nel 2021, con proiezioni a oltre 1,2 miliardi per il 2022”, rimarca Cattani.

E poi la questione dei tempi di accesso ai nuovi farmaci: “Oggi, spiega Cattani, i tempi di accesso mostrano segnali di diminuzione rispetto a 3 anni fa ma sono ancora superiori ad altri paesi: in Italia occorrono 13-14 mesi a livello nazionale e a questi si aggiungono in media circa 10 mesi per l’accesso regionale, con forti differenze sia nei tempi sia nella disponibilità delle terapie”.

Negli altri Paesi nostri competitor, invece, “in 11 mesi il percorso si conclude per non parlare dei soli 4 mesi che occorrono alla Germania”. “Differenze elevate, fa notare Cattani, anche se bisogna considerare i diversi processi autorizzativi/organizzativi e i diversi organici delle agenzie regolatorie”.

E infine i consumi degli innovativi. Siamo molto indietro rispetto agli Big Ue, Regno Unito e Svizzera: “Se guardiamo al 2021 i consumi di nuovi farmaci autorizzati da EMA negli ultimi cinque anni sono del 28% più bassi in Italia rispetto alla media degli altri Big UE, UK e Svizzera”.

29 Luglio 2022

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