Responsabilità professionale e sicurezza delle cure. Il Bmj sulla legge italiana: “La sicurezza del paziente diventa un diritto. Ma il suo coinvolgimento è scarso”

Responsabilità professionale e sicurezza delle cure. Il Bmj sulla legge italiana: “La sicurezza del paziente diventa un diritto. Ma il suo coinvolgimento è scarso”

Responsabilità professionale e sicurezza delle cure. Il Bmj sulla legge italiana: “La sicurezza del paziente diventa un diritto. Ma il suo coinvolgimento è scarso”
Il giornale dei medici britannici dedica l'editoriale dell'ultimo numero alla nuova legge italiana. Plauso alla scelta di inserire la sicurezza del paziente tra i diritti fondamentali (in Europa solo la Danimarca ha una legge simile). Secondo la rivista la legge è stata però anche "un'occasione mancata" sul fronte della comunicazione medico paziente e del maggior coinvolgimento del cittadino nelle linee guida e nelle pratiche di sicurezza: "L'Italia è ancora lontana dall'approccio che vede il paziente al centro".

“L'Italia riconosce la sicurezza del paziente come un diritto fondamentale”, così l'editoriale di apertura del British Medical Journal, una delle più influenti riviste al mondo di medicina generale peer-reviewed, ha aperto la sua ultima pubblicazione. “L'8 marzo 2017 l'Italia ha emanato una nuova legge sulla sicurezza dei pazienti e la responsabilità dei professionisti della salute – scrivono gli autori (gli italiani Tommaso Bellandi e Riccardo Tartaglia e i britannici Aziz Sheikh e Liam Donaldson  – Questo è un passo coraggioso, da parte di un Paese del G8, verso l'obiettivo di ridurre i danni evitabili nella sanità”.
 
La Legge vanta tre principi fondamentali. Oltre a riconoscere la sicurezza come diritto, stabilisce che, se vengono seguite le linee guida riconosciute dall'Istituto Superiore di Sanità, un medico è tutelato contro eventuali cause, che possono verificarsi solo in caso di dolo o negligenza. In particolare, la tutela del medico è fondamentale in un periodo in cui le cause contro gli operatori sanitari sono sempre più frequenti e potrebbero nuocere al paziente che viene trattato con pratiche di medicina difensiva. Proprio per questo, secondo il Bmj, “la nuova legge aiuta a creare uno spazio sicuro per i clinici dove "i verbali e i documenti relativi alla gestione del rischio clinico non possano essere acquisiti o utilizzati come parte di azioni legali contro i professionisti della salute”.
 
Ma non è tutto luce. Il Bmj parla infatti anche di “un'occasione mancata”, riferendosi al fatto di non aver trovato spazio, all'interno della nuova Legge, per “un più ampio coinvolgimento dei pazienti e delle loro famiglie – ad esempio, il ruolo che questi avrebbero potuto giocare nello sviluppo delle linee guida e delle pratiche di sicurezza. Non si accenna ad un miglioramento della comunicazione tra i pazienti e i professionisti della salute, nonostante il fallimento nella comunicazione sia una delle prime cause di eventi avversi e contenziosi”.
 
Da questo punto di vista “L'Italia è ancora lontana dall'approccio che vede il paziente al centro”. Inoltre, secondo gli esperti, restano nella legge il riferimento ambiguo alla “grave negligenza”, che potrebbe continuare a portare i medici davanti ai giudici, oltre che un accento non critico verso il rispetto delle linee guida, che potrebbe essere visto come un modo indiretto per limitare la libertà di decisione del medico quando, ad esempio, cerca di personalizzare la cura.

Tuttavia, rimane il fatto che, dopo la Danimarca, “l'Italia è l'unico e secondo Paese ad avere una legge sulla sicurezza del paziente che riunisce diversi aspetti”, dalla sicurezza alla trasparenza al giusto indennizzo in caso di danno, ma anche alla difesa del medico che opera secondo le linee guida e le buone pratiche della sicurezza. 

24 Maggio 2017

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