Ru486: ecco le linee guida del Ministero

Ru486: ecco le linee guida del Ministero

Ru486: ecco le linee guida del Ministero
Dimissioni anticipate sconsigliate, assunzione di responsabilità, accertamento della comprensione linguistica nelle donne straniere ed esclusione delle minori prive del consenso dei genitori. Ecco le linee d’indirizzo, che verranno inviate questa settimana alle Regioni, elaborate dalla commissione del Ministero della Salute per l’utilizzo della pillola abortiva Ru486.

Per il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella si “é concluso il percorso di indicazioni sull'uso della pillola RU486 che invieremo alle regioni. Ci siamo mossi all'interno di due punti fermi: i 3 pareri del Css, in sui si è ribadito che la pillola va presa in regime di ricovero ordinario, e il parere dato del ministro Maurizio Sacconi all'Unione europea sulla compatibilità del farmaco con la legge 194”. Il documento, infatti, ricalca il contenuto di tre pareri espressi dal Consiglio Superiore di sanità dove si sostiene che la pillola è ritenuta sicura quanto il metodo d’aborto tradizionale (quello chirurgico) solo se viene data in regime di ricovero ordinario. Tutto ciò per contrastare il frequente ricorso al day hospital. Di solito, infatti, la donna preferisce firmare il registro delle dimissioni e tornare a casa dopo aver preso il farmaco a base di mifepristone (la sostanza che provoca l’interruzione della gravidanza).

Nelle linee di indirizzo in particolare andranno accertate due condizioni. "Nel caso di donne straniere – sostiene il sottosegretario – che abbiano compreso a livello linguistico tutto ciò che riguarda la procedura con la pillola abortiva, inclusi i sintomi ad essa collegati”. Nel caso di minorenni, specifica la Roccella “andrebbero invece escluse quelle prive del consenso dei genitori, perché vorremmo evitare il caso di ragazzine che assumono la pillola con l'autorizzazione del giudice, all'insaputa della famiglia e che poi firmino per le dimissioni anticipate, andando incontro a possibili rischi”.

Sul consenso informato, il sottosegretario specifica che è importante che “chi lo firma si assuma l'impegno di seguire tutta la procedura, e quindi che accetti di rimanere in ospedale, perché si accettano le indicazioni del Css che prescrivono il regime di ricovero ordinario. Il che non vuol dire ricovero coatto. È un'indicazione di ragionevolezza che regioni, asl, medici e direzioni sanitarie devono tenere in considerazione”. Nel consenso informato, infatti, saranno sconsigliate le dimissioni volontarie anticipate. Inoltre andranno prospettate tutte le metodiche abortive, e non solo quelle farmacologiche, chiarire quali sono le complicanze più frequenti e spiegare i rischi connessi all'interruzione del trattamento.

Le linee d’indirizzo prevedono anche che le dimissioni debbano avvenire dopo la verifica ecografica dell'avvenuta espulsione dell'embrione e che deve essere sottolineata la necessità di tornare alla visita di controllo al 14/o giorno.
Se le regioni non dovessero o volessero seguire queste linee guida, “credo che andranno incontro a criticità amministrative, di monitoraggio e sicurezza sanitaria – conclude Roccella – Ci diamo un anno per verificare quale sarà la situazione effettiva dell'uso della Ru486. Poi vedremo”.

28 Giugno 2010

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