Corsini (Uni Milano): “Ecco come le 3 fasi migliorano l’aderenza alla terapia”
Insomma, dice l’esperto, non importa quanto efficace sia la terapia che un medico prescrive se ilpaziente non la segue. “Ma perché un paziente sia aderente, la terapia deve portare rapidamente gli obiettivi fissati e senza che il paziente stravolga la propria vita anche per colpa di eventuali problemi correlati. Un paziente complesso si trova a dover assumere in media 7 farmaci, fatalmente tende a sottovalutare l’importanza di alcuni”, ha spiegato il docente. I fattori in campo in questi casi sono molti e tutti da tenere sotto controllo con grande attenzione: dislipidemia, ipertensione arteriosa, diabete sono spesso concomitanti in un paziente. Tutti necessitano di un intervento che deve essere inquadrato in una visione di insieme, anche dal punto di vista del percorso terapeutico e non solo diagnostico. “Ecco perché in alcuni pazienti le terapie in combinazione sono da preferire. La compliance è molto importante. L’algoritmo dà al paziente la certezza che la strada intrapresa è la migliore possibile. Non lascia spazio a dubbi o ad interpretazioni”.
Ma non solo: “Fissando anche i tempi entro i quali ottenere gli obiettivi prefissati, in caso di esito negativo, permette poi di cambiare terapia per far sì che si raggiungano prima i risultati sperati. La terapia giusta il prima possibile: è questo quello che si ottiene con l’algoritmo. Se ad un paziente si offre la terapia più appropriata che in tempi rapidi porta al raggiungimento degli obiettivi, sarà più facile educarlo al concetto che quella terapia è cronica e dovrà assumerla per tutta la vita. Al contrario, un paziente che non vede il raggiungimento degli obiettivi o che ha il sospetto che il suo medico non gli stia proponendo la terapia più corretta è un paziente a rischio ‘fai da te’”.
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23 Marzo 2012
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