Modena (Uni Modena-Reggio Emilia): “Il metodo sembra semplice, ma non lo è”
Ed è proprio in questo senso, dunque, che nasce l’idea di unire gli sforzi.“Noi cardiologi abbiamo fino ad ora praticato una medicina riparativa, ottenendo traguardi impensabili, ma con questo abbiamo creato una generazione di anziani con insufficienza cardiaca, che è una via di non ritorno, con enormi conseguenze in termini di costi sanitari e sociali”, ha continuato Modena. “Cardiopatie, vasculopatie, diabete e insufficienza renale rappresentano il quartetto fatale di questa tappa di condizione end-stage. E’ tempo di unire le forze in team multidisciplinari per operare una medicina preventiva che ha un impatto su tutte queste condizioni. Da non dimenticare, infatti, che tutte condividono un background comune in termini di fattori di rischio che intervengono moltiplicandosi agendo su un pabulum comune, ossia l’aterosclerosi, fenomeno spontaneo di invecchiamento”.
Ecco perché l’algoritmo è uno strumento importantissimo, da non confondere con la carta del rischio cardiovascolare che è sempre di grande valenza ma è più statica. “L’algoritmo – ha aggiunto il medico – non è una carta del rischio ma una carta di intervento e ha una visione dinamica anche in prospettiva. E’ uno strumento che si rivolge al Medico di Medicina Generale come allo Specialista. Così come riguarda la totalità della popolazione, da quella con fattori di rischio conclamati a quella sana. Perché età e genere sono fattori di rischio non modificabili che dobbiamo tenere in considerazione sempre”. Concludendo poi: “Questo algoritmo sintetizza e ottimizza le Linee Guida Internazionali. Linee Guida che spesso sono di difficile lettura, poco chiare ma soprattutto apparentemente diverse e complicate da applicare nella pratica e, per questo, disattese. Forti di questa consapevolezza si è decisi di correre ai ripari”.
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23 Marzo 2012
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