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IVG. Ordine Psicologi: centrale il ruolo della professione psicologica come garante di cura, scientificità e imparzialità


La presenza nei Consultori di “soggetti del terzo settore con esperienza nel sostegno alla maternità”, prevista dall’emendamento al PNRR, poi diventato articolo di legge, richiede un’attenta riflessione, segnala il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi: esiste un’emergenza sempre più evidente dei servizi consultoriali

21 MAG - Il tema dell’Interruzione volontaria di gravidanza è delicatissimo e deve essere affrontato con particolare rispetto, competenza e professionalità, mettendo a fuoco la complessità della scelta da parte della donna. Per questi motivi è richiesto un supporto nei Consultori tale da garantire l’approccio psicologico, medico e sociale. La presenza nei Consultori di “soggetti del terzo settore con esperienza nel sostegno alla maternità”, prevista dall’emendamento al PNRR, poi diventato articolo di legge, richiede un’attenta riflessione. Lo scrive in una nota il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi.

In questo quadro è centrale il ruolo della professione psicologica come garante di cura, scientificità e imparzialità "in nome dello Stato" e quindi al di fuori da pressioni ideologiche di qualunque tipo. Questa l’impostazione della legge 194/78. Con evidenza, il tema ricade nella tutela della salute psicologica della donna che si trova nelle condizioni di dover scegliere e, in generale, nella prevenzione di un disagio psicologico più grave, che inevitabilmente coinvolge tutta la comunità. In questo contesto la nuova norma nel PNRR pone sul tappeto una domanda: l’articolo 2 della L. 194 già prevedeva la “collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita”: perché, quindi, specificare la possibilità di rendere presenti i “soggetti del Terzo Settore”, dato che si tratterebbe degli stessi soggetti già previsti?

Dal dibattito in corso appare evidente che la finalità di questa modifica normativa sia la presenza attiva dei soggetti in questione all’interno dei Consultori nel momento della scelta dell’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), cioè nel momento in cui il portato psicologico è maggiore e più significativo. Le associazioni volontarie e del privato sociale che possono realmente offrire supporto alla perinatalità, alla maternità e alla paternità, hanno avuto e hanno tuttora un ruolo molto importante, proprio perché, dato che intervengono nel momento in cui sul piano psicologico si è valutato che la scelta di interrompere la gravidanza è dovuta alla percezione di cause economico-organizzative, hanno avuto e hanno tuttora un ruolo molto importante nella fase successiva alla scelta. Siamo di fronte ad un lavoro in rete attivo da decenni, senza improprie sovrapposizioni di compiti. E questo modello ha funzionato: i dati in nostro possesso ci dicono che negli ultimi quaranta anni si è verificata una riduzione di circa il 70% delle IVG, probabilmente come conseguenza di una maggiore confidence con le pratiche sanitarie anticoncezionali: un risultato che situa l’Italia fra i Paesi con le percentuali di IVG più basse al mondo.

Non esiste, evidentemente, una “emergenza IVG”. Esiste invece un’emergenza sempre più evidente dei servizi consultoriali, da circa due decenni colpiti - come le altre strutture sanitarie pubbliche - da tagli lineari di risorse e caricati di compiti non istituzionali: è carente il personale specialistico, è fortemente calato il numero delle psicologhe e degli psicologi al loro interno e le ridotte unità in servizio sono troppo spesso chiamate ad occuparsi prevalentemente di psicologia giuridica e forense. In questa situazione di grave carenza il rischio concreto è quindi quello che il supporto alla donna nel momento della scelta dell’IVG diventi l’occasione in cui si supporta la scelta anziché la donna, a scapito della laicità e del rispetto profondo che la Legge, il nostro Codice Deontologico e, più in generale, i principi etici cui le professioni di aiuto devono ispirarsi, ci chiedono. È urgente, pertanto, invertire la tendenza di progressivo depotenziamento dei Consultori, che, sia pure a macchia di leopardo, è verificabile in tutto il Paese. Occorre ripristinare gli organici delle figure sanitarie e sociali, soprattutto con riguardo alla professione psicologica.

Una riflessione ulteriore si impone. Il sostegno alla natalità, importantissimo nell’attuale situazione di criticità demografica, non si attua intervenendo sulla libertà della scelta della donna nel momento dell’IVG, ma piuttosto mettendo in campo in modo diffuso e costante risorse strutturali per sostenere la genitorialità. L’impatto economico ed organizzativo è certamente presente alla nascita, ma si evolve in una condizione genitoriale e familiare che richiede sia servizi specifici (nidi, asili, servizi sociali ed educativi) che reale possibilità di inserimento dei genitori - e particolarmente delle donne - nel mondo del lavoro in dignità e sicurezza. A conclusione di queste considerazioni, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi si impegna ad attivare momenti di formazione specifica per la categoria professionale sui temi della prevenzione dell’IVG e dell’accompagnamento alla scelta, oltre alla predisposizione di apposite linee-guida. Infine, in un’ottica di prevenzione da affiancare a quella offerta dai Consultori, il CNOP ritiene che sia necessario ed urgente inserire la professione psicologica nella scuola e nell’assistenza primaria, in quanto situazioni che consentono di intercettare precocemente situazioni di rischio o di disagio psicologico.

21 maggio 2024
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