Case di comunità. Segnali di disgelo. Schillaci: “Troveremo un accordo”. Scotti: “Disponibili a trattare, ma servono anche specialisti”

Case di comunità. Segnali di disgelo. Schillaci: “Troveremo un accordo”. Scotti: “Disponibili a trattare, ma servono anche specialisti”

Case di comunità. Segnali di disgelo. Schillaci: “Troveremo un accordo”. Scotti: “Disponibili a trattare, ma servono anche specialisti”

Schillaci e Fimmg riaprono il dialogo sulle Case di comunità: possibile accordo nell’Acn per garantire la presenza dei medici di famiglia, ma resta il nodo delle ore e dell’integrazione con gli altri professionisti.

Il confronto sulla presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità sembra riaprirsi dopo lo stop al decreto sulla riforma della medicina del territorio. Dal palco di “Spazio Salute”, evento organizzato a Cagliari da Fratelli d’Italia, il ministro della Salute Orazio Schillaci e il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti hanno lanciato segnali di apertura in vista di un possibile accordo per “popolare” le nuove strutture previste dal Pnrr.

“Raggiungeremo il target del Pnrr per le infrastrutture, per le Case di comunità e per gli Ospedali di comunità, nei tempi previsti”, ha assicurato Schillaci, sottolineando come l’obiettivo del Governo sia evitare che le nuove strutture restino “cattedrali nel deserto”. Per il ministro, il nodo centrale non è soltanto rispettare la scadenza europea del 30 giugno, ma garantire che dentro quelle strutture ci siano professionisti e servizi in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini. “Al centro dell’operazione ci saranno gli operatori sanitari”, ha aggiunto.

Schillaci si è detto convinto che sarà possibile trovare un’intesa con i medici di famiglia per l’attività nelle Case e negli Ospedali di comunità, che ha definito “il motore della modernizzazione del Ssn”. Ma il ministro ha rilanciato anche il tema della formazione: i medici di medicina generale, ha detto, “devono avere una formazione adeguata ai tempi e diventare specialisti come gli altri colleghi”.

Dalla Fimmg, collegata con Cagliari mentre a Roma era in corso l’assemblea con circa mille delegati del sindacato, Scotti ha confermato la disponibilità al confronto. “Siamo disponibili a trattare un accordo”, ha detto, precisando però che le Case di comunità non possono reggersi solo sulla medicina generale. “Servono anche altri professionisti: se arriva un paziente scompensato io devo poterlo mandare da uno specialista”.

Il segretario Fimmg ha ricordato che nell’ultimo anno e mezzo sono stati firmati due Accordi collettivi nazionali che già consentono l’apertura delle Case di comunità in diverse Regioni con la presenza dei medici di famiglia. Per questo, ha spiegato, ha chiesto ai dirigenti territoriali del sindacato un censimento delle strutture già attive con la medicina generale. “Il messaggio che sta passando è che tutte le mille Case di comunità non hanno la medicina generale. Non è così”, ha sottolineato Scotti, rivendicando l’impegno di molti medici nel seguire la linea indicata dal ministro.

Scotti ha poi respinto l’idea che la carenza di medici di famiglia possa essere imputata all’attuale Governo o al ministero della Salute. Ha ricordato, tra le misure adottate, gli interventi parlamentari riconducibili al senatore Francesco Zaffini e il decreto Calabria, che ha consentito ai giovani in formazione di aumentare il numero di assistiti, passando da 650 a 1.500.

Proprio Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato, ha invitato a ripartire dai tavoli e dalla concertazione con tutte le categorie. La bozza di riforma della medicina territoriale, ha riconosciuto, conteneva errori, ma può rappresentare una base da cui riprendere il confronto “con infermieri, medici e specialisti ambulatoriali”. “È la politica che deve fare la sintesi”, ha osservato.

Il clima, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, appare dunque più disteso. Dopo le tensioni dei giorni scorsi e le critiche arrivate da alcune Regioni, in particolare dalla Lombardia, la prossima settimana potrebbe essere decisiva per ricucire il confronto tra Ministero, Fimmg e Regioni. Sul tavolo resta l’ipotesi di un nuovo atto di indirizzo da inserire nell’ambito dell’Acn, la convenzione che regola la medicina generale, con un punto ancora cruciale da definire: quante ore i medici di famiglia dovranno garantire all’interno delle Case di comunità.

Per il Ministero, l’urgenza è chiudere l’ultimo miglio del Pnrr senza limitarsi alla realizzazione delle infrastrutture. Per la Fimmg, la condizione è che l’accordo passi attraverso gli strumenti contrattuali della medicina generale e tenga conto delle diverse realtà territoriali. Un’intesa resta possibile, ma dovrà sciogliere il nodo organizzativo e professionale che finora ha rallentato la piena operatività delle Case di comunità.

15 Giugno 2026

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