Competenze infermieristiche. Migep contro l’Ipasvi: “No agli infermieri ‘simil-medico’. Si rischia di lasciare un grave vuoto assistenziale”

Competenze infermieristiche. Migep contro l’Ipasvi: “No agli infermieri ‘simil-medico’. Si rischia di lasciare un grave vuoto assistenziale”

Competenze infermieristiche. Migep contro l’Ipasvi: “No agli infermieri ‘simil-medico’. Si rischia di lasciare un grave vuoto assistenziale”
Chi si occuperà di prestare l’assistenza infermieristica ai malati? L’associazione delle professioni infermieristiche e tecniche chiede un incontro urgente a ministero e Regioni per discutere la valorizzazione delle figure di supporto che si occupano dei bisogni globali dei pazienti, a partire dagli operatori socio sanitari.

Si sta perdendo di vista la missione dell’infermiere e, con il documento di implementazione delle competenze infermieristiche, sempre più indirizzate verso la professione medica, si rischia di creare una grave lacuna assistenziale. Per questo occorre valorizzare tutte le figure di supporto che si occupano di rispondere ai bisogni globali dei pazienti ma che oggi non vengono considerate da chi è troppo occupato “a guardare il proprio ombelico”.

È questa la posizione espressa dal Migep (l’associazione che riunisce gli operatori sociosanitari, gli infermieri generici, gli psichiatri, le puericultrici, gli infermieri extracomunitari e altre figure assistenziali ausiliari come Ota, Asss, Adest e Osa) nei confronti del documento condiviso da ministero, Regioni e sindacati infermieristici. Un documento che non piace al Migep, che in una richiesta di incontro inviata al Ministero, alle Regioni, al presidente del Comitato di settore del comparto sanitario e al diretore generale delle professioni sanitarie, sferra un duro attacco nei confronti dell’Ipasvi, accusata di dimenticare che la missione di un infermiere è innanzitutto quella di “soddisfare i bisogno di assistenza infermieristica delle persone e non quella di costruire una professione politica infermierisico-para o simil-medico”.

Perché, sottolinea il Migep, “il cittadino non ha bisogno di un ‘infermiere tuttologo’, di un ‘infermiere politico’, di un ‘infermiere onnisciente’, ma ha bisogno di altro, quello di non sentirsi un prodotto e un numero ma un essere umano che ha bisogno di avere vicino qualcuno che si prenda cura dei suoi problemi”. Ed è questa, ricorda l’associazione, l’assistenza intesa di Florence Nightingale, riconosciuta da tutti, Ipasvi compreso, come la fondatrice della figura infermieristica.

Se l’infermieri sarà quindi occupato a perseguire ambizioni di ambito medico, chi si occuperà di prestare assistenza infermieristica? Si domanda il Migep. Il problema, scrive l’Associazione nella lettera, “oggi abbiamo un sistema sanitario che pare guardi solo verso una sola figura, ma chiude gli occhi verso tante figure che ruotano intorno al malato (tacendo anche sulla prossima carenza di figure mediche)”. Ma “non si può guardare al futuro prestando attenzione alla sola figura dell'infermiere, poiché la sanità è costituita , infatti, anche da: 20 mila infermieri generici e 16 mila puericultrici (tuttora in servizio) per i quali e le quali vige un veto da parte del collegio Ipasvi in merito al loro futuro (essendo ritenute figure ad esaurimento dovrebbero rinunciare a qualsiasi possibilità di miglioramento della loro situazione lavorativa e di conseguenza un miglioramento del processo di cura ed assistenza) e oltre 200 mila operatori socio sanitari (oss)”.

Figure che il Migep chiede che vengano “valorizzate e non ridotte dal punto di vista legislativo e contrattuale a orpello nel momento in cui ormai grande parte della reale assistenza diretta alla persona viene da loro erogata sostituendo ‘de facto’ in molte attività ‘infermieristiche’ la stessa figura dell'infermiere”. È dunque evidente, secondo il Migep, che se gli oss dovranno acquisire sempre più funzioni di spessore infermieristico, “si dovrà forzatamente prevedere per questa figura una preparazione teorica pratica, con una formazione adeguata a livello sanitario tramite istituti tecnici sanitari con un programma di formazione OSS di due anni e non attraverso una liberalizzazione dei corsi e una formazione minimale come sta accadendo fino ad oggi da parte di enti formativi che gestiscono quasi sullo stesso piano corsi per parrucchieri, barman, informatica o di abbigliamento ecc”. Questo per continuare a garantire la qualità dell’assistenza e a ricordare “la necessità di considerare il cittadino nella sua globalità”.

28 Novembre 2013

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