Convenzioni. Il pressing della Fimmg: “Tempo per evitare lo sciopero sta scadendo. Ma da Regioni ulteriori rinvii”

Convenzioni. Il pressing della Fimmg: “Tempo per evitare lo sciopero sta scadendo. Ma da Regioni ulteriori rinvii”

Convenzioni. Il pressing della Fimmg: “Tempo per evitare lo sciopero sta scadendo. Ma da Regioni ulteriori rinvii”
I 15 giorni di tempo per evitare lo protesta stanno scadendo e gli ulteriori rinvii da parte della Conferenza delle Regioni non piacciono ai medici di famiglia: "Sembra essere l’ennesima dimostrazione che la loro attenzione è da sempre monopolizzata dagli aspetti economico/finanziari piuttosto che da quelli di tutela della assistenza dei cittadini”. 

“I quindici giorni di tempo per evitare uno sciopero nazionale dei medici di medicina generale stanno passando, ma assistiamo a nuovi rinvii da parte delle Regioni sulla ripresa delle trattative per il rinnovo della Convenzione”. 
È quanto dichiara il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo in merito all'ulteriore blocco del percorso per la riapertura del tavolo delle trattative per il rinnovo delle convenzioni. Dopo la firma dello scorso 4 marzo dell'intesa politica (Sindacati-Regioni-Ministero) per la riapertura dei tavoli, le Regioni, per ragioni economiche (anche dovute ai tagli della Stabilià) hanno stoppato tutto e hanno affermato l'eventualità di rivedere l'Atto d'indirizzo. I tempi quindi, sembrano allungarsi e i medici di famiglia sembrano aver esaurito la pazienza.

“La Fimmg ha dato responsabilmente un’ulteriore possibilità alle Regioni per evitare ai cittadini il disagio derivante dalla preannunciata legittima reazione della Medicina Generale a una insensibilità lunga anni – aggiunge Milillo – la notizia degli ulteriori rinvii della Conferenza delle Regioni sembra essere l’ennesima dimostrazione che la loro attenzione è da sempre monopolizzata dagli aspetti economico/finanziari piuttosto che da quelli di tutela della assistenza dei cittadini. Si continua a privilegiare un percorso burocratico e impositivo anziché impegnarsi nella riorganizzazione delle cure primarie, che è l'unica strada per dare una risposta equa alle esigenze di appropriatezza e alle necessità di compatibilità economica”.

03 Aprile 2015

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