Ecm. Fnomceo: “Sempre più Regioni dirottano i fondi su altri obiettivi. Non si può sacrificare la formazione per motivi di bilancio”

Ecm. Fnomceo: “Sempre più Regioni dirottano i fondi su altri obiettivi. Non si può sacrificare la formazione per motivi di bilancio”

Ecm. Fnomceo: “Sempre più Regioni dirottano i fondi su altri obiettivi. Non si può sacrificare la formazione per motivi di bilancio”
Se ne è parlato nel corso della Tavola Rotonda che a Bari ha concluso le ‘Giornate della Formazione medica’, giunte alla quarta edizione e organizzate dall’Ordine dei Medici di Bari in partnership con la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri. Fnomceo inoltre, con Agenas, è al lavoro per mettere tutti i professionisti nelle condizioni di poter accedere a tutte le banche dati delle riviste scientifiche.

Come cambia l’Ecm – l’Educazione Continua in Medicina – in un contesto di carenza di specialisti e medici di Medicina Generale, di ‘autodimissioni’ degli operatori dagli ospedali pubblici per fuggire verso il privato, di tetti alle spese per il personale, di razionalizzazione dei bilanci? A queste domande ha provato a rispondere la Tavola Rotonda che a Bari conclude le ‘Giornate della Formazione medica’, giunte alla quarta edizione e organizzate dall’Ordine dei Medici di Bari in partnership con la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo).
 
“Le aziende sanitarie sono tenute, per legge, a utilizzare l’1% dei fondi regionali per erogare aggiornamento Ecm ai propri medici – ha spiegato Filippo Anelli, Presidente Fnomceo, aprendo il dibattito -. In realtà abbiamo notizia del fatto che sempre più Regioni, soprattutto quelle in piano di rientro, dirottino i fondi aziendali su altri obiettivi, per appianare i bilanci. La Fnomceo non ci sta: non possiamo sacrificare le necessità di formazione dei nostri professionisti – che vuol dire qualità e sicurezza a tutela della salute dei cittadini – sull’altare della quadratura di bilancio!”.
 
Fnomceo con l’Agenas sta lavorando ad un protocollo per favorire l’accesso di tutti i medici, anche quelli che non operano all’interno di strutture universitarie o di ricerca, alle banche dati. Attraverso un intervento pubblico e l’ottimizzazione dei fondi bisogna mettere tutti i professionisti nelle condizioni di poter accedere a tutte le banche dati delle riviste scientifiche.
 
Ma al di là dei fondi e dell’accesso alle fonti scientifiche, il nodo dell’aggiornamento professionale sta nella carenza di personale e quindi nel tempo – circa 170 ore all’anno – che per contratto i medici dovrebbero dedicare alla formazione all’interno dell’orario di lavoro e che invece viene dedicato all’assistenza.
 
“Mai come nel 2018 abbiamo ricevuto da parte di colleghi segnalazioni di difficoltà persino ad usufruire delle ferie estive a causa della carenza di personale. – puntualizza Giovanni Leoni, Vicepresidente Fnomceo – In alcuni casi sono state bloccate le ferie ai dipendenti perché si dovevano comunque garantire i servizi ai cittadini.”
 
In un contesto di questo tipo l’aggiornamento professionale diventa una chimera.
 
Una carenza di medici che non si può risolvere semplicemente con l’abolizione del numero chiuso all’università, ma con il superamento dell’imbuto formativo. A causa del disallineamento tra numero di accessi al percorso universitario e numero di borse di studio di specializzazione e di medicina generale, tra cinque anni potremmo avere 20mila neo laureati in medicina all’anno che rimangono sospesi in un limbo privo di sbocchi professionali. Si tratta di giovani laureati su cui il Paese ha investito e che già oggi cercano lavoro all’estero. E’ come se ogni anno regalassimo a paesi esteri 1500 Ferrari: un patrimonio di conoscenze, competenze e risorse economiche che l’Italia perde. 

16 Settembre 2018

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