La pubblicità regresso

La pubblicità regresso

La pubblicità regresso
Dopo le immediate proteste dei medici, che hanno raccolto oltre 20.000 firme ad una petizione on line promossa dal loro ordine professionale, la Rai ha cautelativamente sospeso la programmazione, La 7 no. La vicenda quindi non è ancora chiusa e merita alcune considerazioni

In questi giorni è tornato ad impazzare sulle reti televisive nazionali un vecchio spot che veicola il messaggio di novelli cavalieri pronti a difendere i cittadini contro la malasanità promettendo, se non giustizia, allettanti risarcimenti economici. Dopo le immediate proteste dei medici, che hanno raccolto oltre 20.000 firme ad una petizione on line promossa dal loro ordine professionale, la Rai ha cautelativamente sospeso la programmazione, La7 no. La vicenda quindi non è ancora chiusa e merita alcune considerazioni.
 
Se la pubblicità è l’anima del commercio, in questo caso il commercio  è evidentemente costituito dal contenzioso giudiziario  contro il Ssn indotto in pazienti non  soddisfatti, per qualsiasi ragione, delle prestazioni ricevute. Una spudorata operazione di marketing, nata  da una offerta professionale costretta  a creare  domanda, con il miraggio del costo zero, pur di sopravvivere, che non annulla la pericolosità di una subliminare induzione alla rivalsa, sempre e comunque, anche a distanza di molti anni dai fatti, e di un assalto alla diligenza del SSN,  minandone, anche per questa via, la sostenibilità economica e la funzione sociale.
 
Ogni cittadino ha certo, il diritto a rivolgersi alla magistratura se pensa di aver subito un danno per colpa  durante una procedura clinica, ma istigare la popolazione a sporgere denuncia tramite martellanti campagne mediatiche,con una categoricità e formulazione enfatica del messaggio che evoca  nei destinatari un senso di certezza ed immediatezza nell’ottenimento del risarcimento,  è altra cosa.
 
Si tratta con tutta evidenza di una pubblicità regresso, mirata certo a procacciare clienti ma portatrice anche di una azione che delegittima il ruolo sociale di una categoria professionale elevata al rango di imputato perenne per ogni conseguenza indesiderata di un intervento sanitario,  come se in medicina tutto fosse riducibile  alla categoria dell’errore umano e non esistessero complicanze imprevedibili, effetti secondari e collaterali,il contesto organizzativo in cui medici e pazienti sono costretti a muoversi.
 
In questo modo, si rischia  non solo di  compromettere  la serenità indispensabile per effettuare le scelte cliniche appropriate,  ma di gettare  un discredito immeritato su  chi  ogni giorno tiene aperti i cancelli della fabbrica SSN per assicurarne il funzionamento .
 
Un sistema sanitario che, giova ricordare, nonostante sia alle prese con un progressivo impoverimento di risorse professionali ed economiche, riesce ancora a garantire prestazioni adeguate,da un punto di vista quantitativo e qualitativo, grazie alla abnegazione di chi continua ad impegnarsi nella tutela del diritto alla salute dei cittadini in condizioni sempre più gravose e rischiose,tra gravissime carenze strutturali e di personale, con  milioni di ore di straordinario non pagato, anni di ferie non godute, retribuzioni congelate.
 
Il punto, però, è che questo processo di delegittimazione comincia dall’alto, da Governo e Regioni che pensano di ridurre una professione a mero fattore produttivo, da  lasciare  solo in prima linea a mettere la faccia tra domande di salute crescenti e risorse,anche numeriche,insufficienti, esposto al malcontento dei cittadini  fino alla aggressione, sia essa verbale, fisica o giudiziaria.
 
Ed è da qui che occorre ripartire, se vogliamo trarre una lezione anche da vicende dettate da  puro spirito commerciale. Chi ha il compito istituzionale è tenuto per primo a  valorizzare e tutelare il patrimonio professionale e sociale che ha ricevuto in affidamento, restituendo dignità a condizioni di lavoro spesso disumane ed  evitando  che messaggi distorti, veicolati su canali  visti come autorevoli dai cittadini, arrechino un pericoloso danno di immagine ad un bene comune come il Ssn che, nonostante  le innegabili difficoltà, assicura ancora,e senza carte di credito,  elevati livelli  di tutela della salute e di assistenza ai cittadini. Di questo  dovremmo essere orgogliosi, senza farci travolgere da facili pregiudizi.
 
Costantino Troise
Presidente Nazionale Anaao Assomed

Costantino Troise

29 Dicembre 2018

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