Patto per la Salute. Fimmg lancia l’allarme: “Rischio passaggio a dipendenza e libertà scelta del medico”. A settembre in piazza

Patto per la Salute. Fimmg lancia l’allarme: “Rischio passaggio a dipendenza e libertà scelta del medico”. A settembre in piazza

Patto per la Salute. Fimmg lancia l’allarme: “Rischio passaggio a dipendenza e libertà scelta del medico”. A settembre in piazza
Il segretario del sindacato dei medici di famiglia paventa il rischio che nel nuovo Patto vi sia un disegno verso “un passaggio al contratto di dipendenza quale soluzione alla integrazione con altri professionisti del territorio”. E ancora: “Che cosa si vuole fare se non eliminare il rapporto di scelta del paziente che libera il medico dal governo che gli si vorrebbe imporre?”.

“Le affermazioni venute fuori durante il rapporto OSMED sono sicuramente allarmanti ma lo diventano ancora di più soprattutto se le mettiamo insieme, in una sorta di disegno strategico, a quanto si discute in questi periodi soprattutto rispetto alla assistenza territoriale.” È quanto sottolinea in una nota Silvestro Scotti, Segretario Nazionale di FIMMG
 
“Se nel Patto per la salute – rimarca – e non solo si insinua come necessaria anzi indispensabile la rivalutazione del contratto dei medici di famiglia sottintendendo, ma nemmeno troppo, un passaggio al contratto di dipendenza quale soluzione alla integrazione con altri professionisti del territorio (che verrebbe da chiedersi ma quali? visto che medici di continuità assistenziale, specialisti e pediatri sono anch’essi convenzionati, forse gli infermieri ma allora non sarebbe più semplice rendere loro convenzionati?) che cosa si vuole fare se non eliminare il rapporto di scelta del paziente che libera il medico dal governo che gli si vorrebbe imporre?”
 
“Quando si continua a valutare nella centralizzazione distrettuale – prosegue -, con distretti che diventano sempre più grandi territorialmente e conseguentemente sempre più lontani dal cittadino, la soluzione a tutto, aumento di intensità assistenziale, carenza di medici, integrazione, controllo di spesa etc, dimenticando prossimità e domiciliarità che invece sono le richieste maggiori di un paese che diventa sempre più senior, che cosa si vuole fare se non ridurre una offerta vicino casa e costringere i pazienti a percorrere kilometri per ritrovare il proprio medico che nel frattempo non sarà più il loro medico perché dipenderà dall’orario di presenza dei singoli professionisti e non dalla negoziazione individuale tipica del rapporto medico di famiglia e assistito”.
 
“Quando, infine,” conclude Scotti “si parla di un DM 71 per il territorio senza individuare come per l’ospedale un investimento strutturale tipo l’articolo 20 della legge 67/1988, che cosa si vuole fare se non le nozze con i fichi secchi e i fichi li dovremmo portare noi medici di famiglia o peggio i cittadini attraverso un aumento di spesa privata per essere assistiti. Importante però a questo punto chiarire che il nostro stato di agitazione è la chiamata alle armi di chi invece crede ancora in questo paese ad un SSN, a misura del cittadino, caratterizzato per la medicina di famiglia da fiduciarietà, prossimità e domiciliarità, SSN in cui l’equità è garantita da un medico di fiducia che possa tradurre e interpretare l’offerta di cure secondo le caratteristiche di ogni singolo assistito. Noi ci crediamo e a settembre, quando gireremo gli ambulatori periferici dei nostri iscritti e le piccole piazze d’Italia per spiegare le nostre ragioni, speriamo che con noi ci siano i nostri pazienti”.

23 Luglio 2019

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