Il tema trattato dal Dr. Luigi Conte su Qs lo scorso 9 giugno rappresenta uno degli elementi, importante, estremamente complesso che tocca sensibilità e professioni diverse, ma che deve ampliarsi e trovare un punto comune di enorme importanza: Non si tratta soltanto di decisori politici, ma anche del ruolo pervasivo delle burocrazie.
Intendo dire che non si possono più accettare supinamente invadenze che nulla di buono portano al sistema di cura della persona, mentre incidono pesantemente nella gestione amministrativa delle “imprese“ che in controtendenza alla sbandierata liberalizzazione delle attività imprenditoriali subiscono ulteriori norme che niente altro rappresentano di lacci e lacciuoli.
Non è da dire che la sicurezza risulti migliorata – basta fare un giro negli ospedali, ASL, strutture pubbliche in generale , mentre si limita l’efficienza degli studi e strutture private.
A scanso di equivoci dico con nettezza che ogni strumento normativo volto a garantire sicurezza e qualità nelle prestazioni sanitarie e nella cura alla persona è auspicata, attesa e ben accolta.
Nel contempo, però, come non ricordare che a fronte di una doverosa attenzione delle autorità preposte sul possesso di un “titolo autorizzativo strutturale previsto per requisiti minimi” non professionalizzante si deve evidenziare e denunciare la inefficienza, inettitudine della macchina burocratica amministrativa di Ministero e Regioni?
Chiudere studi professionali in possesso di alta qualità organizzativa e tecnologica per una diversa interpretazione esercitata in forza di mancate regolamentazioni ( inefficienza) da controllori più o meno preparati, attuando in termini disomogenei tra province e province, regioni e regioni, usl e usl, regolamenti assenti o inadeguati è un abuso!
Soprattutto in quelle realtà dove l’assenza della politica e dell’amministrazione territoriale è palese.
Ancora una volta a soffrirne è la parte produttiva del paese. I professionisti!
Adesso la “ bufala” della legionellosi. Parlo di bufala in quanto, ancora una volta si addebitano genericamente alla professione responsabilità individuali, se e quando provate, mentre si chiudono gli occhi sulle inaccettabili condizioni delle strutture pubbliche eroganti milioni di prestazioni sanitarie l’anno.
Ben vengano L.G. e regole certe scritte con la collaborazione della professione e non da esegeti e non si lasci il sospetto che si tratti di un interesse mercantile finalizzato a favorire questo o quel sistema, questa o quella ditta o questo o quel “studioso”.
Non si butti la croce su una professione seria allo scopo di nascondere ben chiare responsabilità.
Giuseppe Renzo
Presidente CAO Fnomceo