Tamponi rapidi dai medici di famiglia. Fp Cgil: “L’essenziale è che siano effettuati in sicurezza”

Tamponi rapidi dai medici di famiglia. Fp Cgil: “L’essenziale è che siano effettuati in sicurezza”

Tamponi rapidi dai medici di famiglia. Fp Cgil: “L’essenziale è che siano effettuati in sicurezza”
Non devono esserci diatribe su chi debba o meno fare i tamponi, per il sindacato il tema sono le condizioni in cui vengono effettuati: “Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale”.
Necessari una profonda rivisitazione del servizio di medicina generale e di quella territoriale

“Bisogna superare la diatriba su chi debba fare i tamponi, al momento veramente inopportuna. La domanda, infatti, non può essere se i medici di medicina generale debbano o meno fare i tamponi, ma piuttosto su come garantire la sicurezza di cittadini ed operatori”.
Così la Fp Cgil Medici di Medicina Generale (Mmg) in merito all’ipotesi di affidamento da parte del Ministero della Salute ai Mmg di poter eseguire tamponi e test rapidi.
 
Il tema, spiega il coordinatore della Fp Cgil Medici di medicina generale, Giorgio Barbieri, “non è chi farà questi test ma in quali condizioni. Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale. Questo deve essere ben chiaro, che la questione investa i Mmg o altri. È sotto gli occhi di tutti che oggi i medici di medicina generale non possono garantire queste condizioni nei loro studi privati. Siamo in emergenza e i Mmg non risponderanno con un rifiuto alla chiamata di soccorso, ma non è più tollerabile chiedere a dei professionisti di mettere a rischio la propria vita e quelle dei loro assistiti”.
 
“Questa riflessione – prosegue – ci impone di rilanciare una discussione assolutamente necessaria. Governo e Ministero della Salute devono affrontare il tema all’interno del progetto di riforma del Ssn, è necessaria una profonda rivisitazione del servizio di medicina generale nello specifico e di quella territoriale più in genere, a partire dai rapporti di lavoro e dall’organizzazione. I medici non possono più lavorare da soli, in studi privati, ma dovranno operare in contesti condivisi e multiprofessionali come distretti e case della salute, in cui siano protetti loro e i cittadini”, conclude Barbieri.

15 Ottobre 2020

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