Rivedere il progetto di sperimentazione della Regione Lombardia che, per far fronte alle liste d’attesa in oculistica, prevede una riorganizzazione dei percorsi attraverso la valutazione ortottica di primo livello e l’accesso al medico specialista in Oftalmologia su indicazione dell’ortottista in caso le condizioni clinico lo richiedano. È quando chiede l’Aimo Ets, associazione italiana medici oculisti, esprimendo dubbi sul progetto in termini di appropriatezza, responsabilità e sicurezza clinica.
L’associazione precisa di non mettere in discussione il ruolo dell’ortottista, sottolineando anzi il valore della collaborazione tra le diverse professionalità. La questione, secondo Aimo, riguarda il modello organizzativo e il rischio che la valutazione ortottica diventi un passaggio preliminare necessario prima della visita specialistica, sottovalutandone, però, i rischi.
“La collaborazione tra medico oculista e ortottista rappresenta una risorsa preziosa e può contribuire concretamente all’efficienza dei servizi e alla riduzione delle liste d’attesa”, si legge nell’istanza. La criticità, viene però evidenziato, emerge quando la valutazione dell’ortottista passa da attività complementare a “filtro preliminare obbligatorio” per una parte significativa dell’utenza. Il rischio, per gli oculisti, è che il calo della vista possa venire considerato automaticamente come espressione di un semplice difetto refrattivo, soprattutto in assenza di sintomi considerati di allarme, mentre potrebbe nascondere un quadro più allarmante. “Il calo della funzione visiva è un sintomo, non una diagnosi”, scrive l’Aimo nella lettera alla Regione. “Può essere espressione di un semplice difetto refrattivo, ma può altresì rappresentare la manifestazione iniziale o l’unico sintomo riferito dal paziente in presenza di numerose patologie oculari e sistemiche”.
È proprio in questo ambito che l’associazione rivendica la centralità della visita oftalmologica, considerata non come un semplice passaggio di “secondo livello”, ma come una valutazione nella quale anamnesi, esame obiettivo, eventuali esami strumentali e quadro generale vengono integrati per arrivare a un orientamento diagnostico e definire il successivo percorso.
“La stessa autonomia decisionale del medico nell’individuazione dell’iter diagnostico e terapeutico costituisce un elemento essenziale della responsabilità professionale medica”, scrive l’Aimo. “Pertanto, un modello organizzativo che preveda che il paziente venga preventivamente selezionato da un’altra figura professionale prima di poter accedere alla valutazione dello specialista dovrebbe essere accompagnato da garanzie particolarmente rigorose circa appropriatezza, sicurezza, responsabilità professionale ed efficacia diagnostica”.
Quanto al problema delle liste d’attesa, “il principio dovrebbe essere quello di aumentare la capacità del sistema di risposta, non quello di sostituire la valutazione specialistica con un filtro preliminare quando il quesito riguarda una possibile alterazione della funzione visiva”.
Tra le alternative indicate, l’Aimo indica l’incremento degli organici degli specialisti oftalmologi, la razionalizzazione delle agende, una migliore distribuzione territoriale delle prestazioni e delle apparecchiature, percorsi dedicati alle patologie croniche, il potenziamento della diagnostica strumentale e una maggiore integrazione tra oculista, ortottista, medico di medicina generale e pediatra.