ASL Rieti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione sulla trasformazione universitaria

ASL Rieti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione sulla trasformazione universitaria

ASL Rieti, i sindacati proclamano lo stato di agitazione sulla trasformazione universitaria

Le organizzazioni sindacali della Dirigenza Area Sanità ANAAO ASSOMED, CIMO-FESMED-ANPO, FASSID, FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari e UIL FP Medici contestano le modalità con cui la ASL di Rieti sta attuando il nuovo assetto organizzativo legato alla trasformazione universitaria. 

Le organizzazioni sindacali della Dirigenza Area Sanità ANAAO ASSOMED, CIMO-FESMED-ANPO, FASSID, FP CGIL Medici e Dirigenti Sanitari e UIL FP Medici proclamano lo stato di agitazione alla ASL di Rieti.

Al centro della contestazione ci sono le modalità con cui i vertici aziendali stanno attuando il nuovo assetto organizzativo legato alla trasformazione universitaria dell’Azienda sanitaria. Le sigle parlano di una contestazione “formale e ferma”, sia nel metodo sia nel merito, denunciando il rischio di conseguenze rilevanti per strutture, incarichi, responsabilità e prospettive di carriera dei medici ospedalieri.

“Non una fisiologica riorganizzazione interna”

Secondo i sindacati, quanto sta avvenendo non può essere considerato una semplice riorganizzazione interna, ma rappresenta un cambiamento sostanziale dell’assetto aziendale. Le organizzazioni sindacali sottolineano che un passaggio di questa portata avrebbe richiesto un percorso preventivo, trasparente, documentato e rispettoso delle prerogative sindacali.

“Non si tratta di una fisiologica riorganizzazione interna, bensì di un mutamento sostanziale delle strutture, degli incarichi, delle responsabilità e delle prospettive di carriera dei medici ospedalieri”, affermano le sigle.

Gestione mista e autonomia della dirigenza ospedaliera

Uno dei punti più critici riguarda la cosiddetta “gestione mista”, che secondo i sindacati non deve trasformarsi in uno strumento capace di ridurre funzioni e autonomia della dirigenza medica ospedaliera.

“La cosiddetta ‘gestione mista’ non può diventare uno strumento per sottrarre funzioni e autonomia alla dirigenza medica ospedaliera, né per modificare l’assetto delle Unità Operative senza una preventiva istruttoria tecnica, economica e sindacale”, dichiarano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Per le sigle, il nuovo assetto deve essere affrontato attraverso un confronto reale e documentato, evitando decisioni unilaterali e atti già definiti senza adeguata interlocuzione.

Le contestazioni dei sindacati

Le organizzazioni sindacali contestano innanzitutto le nomine dei direttori di Dipartimento, che sarebbero state effettuate in assenza di un reale confronto. Le sigle richiamano anche il decreto del Tribunale di Rieti, Sezione Lavoro, del 24 marzo 2026, che avrebbe già accertato la condotta antisindacale dell’Azienda.

Un secondo punto riguarda quella che i sindacati definiscono la “centralizzazione” universitaria, ovvero il progressivo passaggio delle Unità Operative Complesse e delle strutture a gestione mista sotto la direzione universitaria, attraverso formule giudicate ambigue e documenti ritenuti non coerenti con quanto prospettato ai tavoli negoziali.

Infine, viene contestata la graduazione degli incarichi, che secondo le sigle sarebbe stata avviata senza la necessaria trasparenza sui criteri applicati, sulla certificazione dei fondi contrattuali e sugli effetti diretti e indiretti per il personale del Servizio sanitario nazionale.

Fondi contrattuali e carriere dei medici ospedalieri

Le organizzazioni sindacali chiedono garanzie precise sul fatto che l’attribuzione di ruoli apicali a professori o personale universitario non penalizzi i medici ospedalieri.

In particolare, le sigle chiedono la certezza matematica e contabile che le scelte aziendali non abbiano effetti negativi sui fondi contrattuali, sulle retribuzioni di posizione e di risultato e sulle legittime aspettative di carriera del personale medico ospedaliero.

Il nodo, secondo i sindacati, riguarda non solo l’organizzazione interna, ma anche la tutela del lavoro, delle professionalità e dell’equilibrio tra componente ospedaliera e componente universitaria.

Le otto richieste alla ASL e alla Regione

Per fermare quella che definiscono una “deriva organizzativa” della ASL di Rieti, i sindacati avanzano otto richieste formali.

Chiedono innanzitutto la sospensione immediata delle nomine dei direttori di Dipartimento e lo stop alla trasformazione delle Unità Operative Complesse da direzione ospedaliera a direzione universitaria.

Le sigle chiedono inoltre la trasmissione integrale del protocollo d’intesa Regione-Università e di tutti gli atti applicativi, l’accesso completo alle delibere e ai documenti preparatori sulla nuova organizzazione aziendale, nonché la consegna della relazione tecnico-finanziaria e della certificazione dei fondi contrattuali.

Tra le richieste figurano anche la certificazione formale dell’assenza di impatti economici negativi per i medici ospedalieri, l’apertura immediata di un tavolo di crisi regionale con la Regione Lazio e la ASL di Rieti e il blocco della graduazione degli incarichi contestati fino alla conclusione del confronto.

Attivata la procedura in Prefettura

Le sigle sindacali precisano che l’eventuale partecipazione a futuri incontri non potrà sanare la gravità degli atti già adottati. Per questo, insieme alla proclamazione dello stato di agitazione della Dirigenza Area Sanità della ASL di Rieti, viene avviata la procedura di raffreddamento e conciliazione presso la Prefettura di Rieti.

I sindacati chiedono la convocazione urgente delle parti, con l’obiettivo di aprire un confronto effettivo e ottenere risposte sulle criticità sollevate.

“La sanità reatina non si riorganizza con la forza dei fatti compiuti”

Le organizzazioni sindacali ribadiscono la richiesta di bloccare immediatamente gli atti contestati e di garantire piena trasparenza documentale.

“La sanità reatina non si riorganizza con la forza dei fatti compiuti, la compressione dei diritti e lo svuotamento delle strutture pubbliche”, concludono i sindacati. “Esigiamo il blocco immediato degli atti, trasparenza documentale e un confronto reale con i vertici della sanità regionale”.

07 Luglio 2026

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