Consultori. Il Tar Lazio respinge ricorso dei medici obiettori

Consultori. Il Tar Lazio respinge ricorso dei medici obiettori

Consultori. Il Tar Lazio respinge ricorso dei medici obiettori
I medici sono tenuti ad certificare lo stato gravidanza, attestazione necessaria per l’interruzione volontaria di gravidanza, e a prescrivere contraccettivi d’emergenza. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, respingendo il ricorso conto il Decreto di Zingaretti che riorganizzava i servizi. Ma il Movimento per la Vita annuncia il ricorso al Consiglio di Stato. La sentenza

“Il Tar del Lazio ha ritenuto infondati nel merito i ricorsi presentati dalle associazioni e dai movimenti per la vita contro il Decreto del Commissario ad acta sulla riorganizzazione delle attività dei consultori nella Regione Lazio”. A darne notizia è una nota della Regione che ricorda come il Tar si fosse già espresso contro la richiesta di sospensiva dei ricorrenti e ora, con un giudizio nel merito, “accoglie in pieno la posizione assunta dalla Regione Lazio”.

La Regione spiega che “rispetto ai ricorsi presentati dalle associazioni, i giudici hanno stabilito che: 1) le cosiddette ‘pillole del giorno dopo’ non sono farmaci abortivi ma semplici contraccettivi, come stabilito anche, con dati scientifici, dall’Agenzia italiana del farmaco – Aifa e dalla sua omologa europea, Ema; 2) l’obiezione di coscienza da parte dei medici, per quanto previsto dalla legge 194, non si può applicare alla certificazione dello stato di gravidanza, attestazione necessaria per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Tale certificazione, infatti, non riguarda l’IVG ma è la semplice attestazione di uno stato di salute”.

“Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge. E’ la certificazione che La Regione Lazio ha avuto ragione e sta andando nella direzione giusta, quella della ricostruzione della rete dei consultori, dopo anni di tagli e ambiguità. Un cammino impegnativo sul quale vogliamo proseguire per restituire dignità ai consultori e per tutelare la salute delle donne”, è il commento del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che è anche commissario ad acta.

Ma Gian Luigi Gigli, Presidente del Movimento per la Vita, annuncia già il ricorso al Consiglio di Stato. "Il Movimento per la Vita Italiano – afferma in una nota – perplesso rispetto alle valutazioni scientifiche dei giudici amministrativi e alla loro considerazione del diritto all'obiezione di coscienza, continuerà la sua battaglia presso il Consiglio di Stato a difesa del diritto delle donne alla corretta informazione, della dignità della professione medica e, soprattutto, della vita dell’embrione umano, considerato dall'industria del farmaco un oggetto prima che esso possa annidarsi nell'utero materno”.

Secondo Gigli, “il TAR ha stabilito che le ‘pillole dei giorni dopo’ non sono farmaci abortivi, ma semplici contraccettivi richiamandosi alla posizione dell’AIFA che ha pedissequamente recepito quella dell’Agenzia europea per il farmaco. Ciò non tiene conto dei rilievi avanzati dal Consiglio Superiore di Sanità e delle contraddizioni con la stessa letteratura scientifica che ha portato alla commercializzazione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza. Ancora una volta gli interessi delle multinazionali del farmaco hanno prevalso sul diritto alla corretta informazione del medico prescrittore e delle pazienti che inconsapevolmente dovranno assumere il farmaco”.

“Per quanto riguarda l’obiezione di coscienza – ha concluso il Presidente Gigli – appare singolare che questo diritto del medico venga aggirato con il pretesto che la certificazione dello stato di gravidanza sarebbe semplice attestazione di uno stato di salute e non già, come è evidente in questi casi, il primo indispensabile passo per l’esecuzione dell’aborto legalizzato”.

03 Agosto 2016

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